Un muro è un limite e ci ripara dalle intemperie, come il muro di una casa che protegge i nostri confini. Un muro, tuttavia, ci ostacola la vista, ci rende ciechi e ovattati dal resto del mondo.
Un muro è un limite, e sappiamo che nei limiti risiedono la paura, il terrore e la follia: il terrore dell’estraneo, il pericolo dello sconosciuto e delle calamità naturali, la paura di essere invasi, la follia di Pink in The Wall dei Pink Floyd.

“Un muro è una grande arma. È una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno.”

Questa frase è dello street artist più famoso al mondo Banksy (Le immagini presenti in questo articolo sono opera di Banksy, a parte la copertina dell’album The Wall dei Pink Floyd).

Etimologicamente e storicamente il Muro è una costruzione nata per difendere, per separare gli amici dai nemici. Oggi viviamo in un’epoca di esacerbazione del muro, ovvero un’inflazione dolorosa dei confini: muri per gli immigrati, muri per le intemperie, muri per i vicini di casa, muri per dividere me da mia moglie. Il nemico è sempre più vicino a noi. Siamo in un’epoca di costante allarme. La nostra società è basata sui muri, basti pensare che l’unica opera umana visibile dalla Luna è la Grande Muraglia cinese.

Il muro divide.

Siamo diventati produttori globalizzati di muri. Non parlo solo di muri esterni, ma anche di quelli interni, perché, in termini psichici, l’interno è esterno e vice-versa. Le città e i paesaggi sono pezzi della nostra anima, quindi i paesaggi murati, ricalcano una psiche murata viva, nascosta dietro le proprie barriere invisibili.
Siamo abituati a costruire muri con noncuranza. “In fondo è solo un altro mattone del muro” : All in all it’s just another brick in The Wall.

 


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Prima, ad esempio, ho citato Pink, il protagonista immaginario dell’undicesimo lavoro in studio dei Pink Floyd: The Wall. Pink è un rocker maledetto chiuso nelle proprie mura interiori. L’album ci racconta la sua vicenda mentre scivola lentamente nella follia a causa della costrizione dei muri interiori.

Queste mura ci stanno letteralmente cadendo addosso.
Le mura interiori ci cadono addosso a causa dei continui terremoti psichici, o attacchi di Panico (Clicca qui per leggere l’approfondimento: Al cospetto del dio Pan. 3 strategie per affrontare l’attacco di panico). Anche le mura esteriori ci cadono addosso: basta un terremoto, una nevicata, un vento forte e tetti e muri crollano su di noi trascinandoci nell’oscurità.
I nostri nonni vivevano con le porte aperte, ora quelle porte sono blindate. Ci si chiude sempre più dentro se stessi e la propria casa, dentro le proprie convinzioni ed ideologie. Internet è la nostra unica via d’uscita da cui siamo ormai dipendenti. Internet è la finestra della solitudine sul mondo. La rete è diventata una delle poche boccate d’aria; la luce che trapela tra le sbarre delle celle che ci siamo costruiti sapientemente e autonomamente.

Tuttavia anche internet può essere un muro.

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Sentiamo, tuttavia, l’esigenza di fuggire da questi muri, soprattutto dopo un terremoto. In psicologia sentiamo il bisogno di abbattere i muri che chiamiamo difese. Difese che ossessivamente cerchiamo di oltrepassare senza coscienza d’azione. Il fatto che la psicologia cerchi di andare a tutti i costi oltre le difese, e di abbattere i muri dell’anima, è sintomo di una società inflazionata nelle costruzioni delle mura. Anche la moda dell’empatia ci indica il movimento “riparatorio” alla “murificazione” emotiva che stiamo vivendo. 

Cosa possiamo fare di fronte ad un muro?

Keith Haring affermava che i muri sono fatti per essere disegnati. Questo è un atto creativo per trasformare il dolore di un muro in qualcosa di costruttivo per la nostra coscienza. Genericamente tutto il movimento della street art usa il muro per disegnare, ovvero trasforma il muro attraverso un atto creativo.
Di fronte ad un muro dobbiamo disegnare, ovvero dobbiamo tracciare dei segni, in latino secare: tagliare, dividere.
Anche in The Wall, Pink, riesce ad uscire dalla condizione di follia muraria grazie alla sentenza di un processo che lo condanna ad abbattere il muro: una sentenza che taglia un nodo gordiano.

Il muro che divide per essere abbattuto o oltrepassato, deve essere a sua volta diviso.

Vincent Van Gogh diceva: Cos’è disegnare? Come ci si arriva? È l’atto di aprirsi un passaggio attraverso un muro di ferro invisibile che sembra trovarsi tra ciò che si sente e che si può.

Il disegno divide il passato dal presente. Tutto ciò che è disegnato appartiene al passato, ecco perché occorre disegnare per oltrepassare un muro. Disegnando consegniamo il muro al passato, dando un significato nuovo al presente.

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Concludo citando il testo dell’ultima canzone di The Wall Outside the wall, quando Pink esce dal suo muro interiore: 

Da soli o a coppie
Quelli che veramente ti amano
Camminano sù e giù fuori del muro
Alcuni mano nella mano
Alcuni riuniti in gruppi
I cuori teneri e gli artisti
Resistono
E quando ti hanno dato tutto di se stessi
Qualcuno barcolla e cade
Dopo tutto non è facile
Sbattere il proprio cuore contro
il muro di un pazzo bastardo

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Direttore della rivista scientifica L’Anima Fa Arte e Presidente dell’associazione omonima. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

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