Free Hugs: abbraccio me stesso o l’altro?




Quando persone comuni donano abbracci a passanti di un qualsiasi luogo pubblico, ci troviamo davanti a un’iniziativa ormai molto diffusa: il Free Hugs (letteralmente ,“abbracci gratis”).

Lo scopo degli “abbracci gratis” è semplicemente quello di offrire un atto casuale di gentilezza disinteressata.

Ma è veramente così?

Scopriamolo attraverso la psicologia archetipica …

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L’abbraccio
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Non possiamo fare a meno di essere coccolati, di trasmettere e trasmetterci forza ed energia attraverso il contatto fisico.

Ci si abbraccia per ritrovarsi e per dirsi addio, ci si abbraccia tra fidanzati e tra amici … ci si abbraccia per entrare nell’altro e per lasciarsi pervadere. Non esistono donatori e riceventi in questo gesto. L’abbraccio è uno scambio e in questo scambio troviamo due archetipi.

Vediamo insieme quali.

I confini dell’anima sono incerti e il locus del lavoro psicologico non può mai essere soltanto te o me: ma entrambi. James Hillman, Il mito dell’analisi 




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La Grande Madre e Il Puer
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Tutti vogliono un abbraccio e tutti ne hanno bisogno.

Nessuno può dire, onestamente, di essere troppo grande per averlo.

L’abbraccio è quella madre che raccoglie tutto a sé. È calore. È sicurezza. È protezione. È nutrimento. Gli abbracci sono un luogo e ognuno di noi vorrebbe abitarne uno.

La Grande Madre è ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l’istinto o l’impulso soccorrevole. C.G. Jung, Opere vol. 9




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Ognuno di noi ha in mente come immagine di protezione una madre che abbraccia il proprio bambino. È il primo gesto che sperimentiamo una volta venuti al mondo.

E se fosse il bambino a proteggere la madre?

E se fosse quel passante a regalare a noi un abbraccio gratis?

Abbiamo bisogno di abbracci per sorridere, per piangere, per sentirci essenza del qui e ora… Abbiamo bisogni di abbracci per nascere o per restarci dentro come se fosse l’ultimo.

L’abbraccio è l’archetipo maggiore ma è anche un eterno fanciullo in una continua ricerca.

Lo psicologo americano James Hillman direbbe che l’abbraccio è quel giardino della psiche dove Grande Madre e Puer si incontrano per fare anima.

L’abbraccio è il linguaggio più alto dell’anima e del corpo Jacques de Bourbon Busset

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Conclusioni
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Abbracciamo con l’intento di un gesto altruistico, ma una volta imparato a conoscere l’abbraccio, una volta percepito lo spazio che l’altro ha costruito per noi, ci faremmo abbracciare egoisticamente infinite volte.

Etimologicamente abbracciare vuol dire “cingere con le braccia”.

Coprendo il collo e il petto dell’altra persona non facciamo altro che chiedere protezione. E’ il mezzo non verbale attraverso il quale esprimiamo le nostre emozioni.

Nell’abbraccio chiediamo all’altro di ascoltare e di leggere il nostro messaggio.

È stato dimostrato che un abbraccio ha benefici fisiologici sorprendenti: abbassa la pressione sanguigna e stimola la produzione dell’ossitocina, detto anche ormone della felicità…e della maternità.

Il Free Hugs chiede tutto ciò a degli sconosciuti: spesso è molto più facile lasciarsi leggere da un passante attraverso un gesto apparentemente altruistico.

Iniziative come questa mettono in risalto come nella frenesia del quotidiano siano sempre più stretti gli spazi riservati allo scambio umano con l’altro, agli incontri tra anime.

L’abbraccio rappresenta un passaggio di energie e di emozioni da un luogo all’altro dell’anima.

È un incontro sincronico di onesti egoismi, a cui tutti dovremmo lasciarci andare più spesso…

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Così l’analfabeta degli abbracci,
quando finalmente si decide,
non ha gesti spontanei, studia come
muovere il braccio, la spalla, come stringere
di più o di meno, è stupito e impaurito
– benché felice – del contatto del corpo
sul corpo. È felice, è più felice di altri
che hanno sempre abbracciato, fin da piccoli:
è felice, è una conquista: ma recita
l’abbraccio, è in ansia che gli venga bene,
in pratica lo mette in scena, e gli altri
se ne accorgono, a volte se ne accorgono
e credono che sia un abbraccio finto:
invece è il più felice degli abbracci:
lui ci è arrivato per strade difficili
e quasi piange mentre riesce a fare
ciò che per altri è una cosa normale.
Se incontri uno così, devi capire
che non è finto, è il più vero dei veri:
lui finge ciò che veramente fa
perché non lo sa fare senza fingere:
è un po’ come il poeta di Pessoa,
ma è così vero che dopo l’abbraccio
riuscirebbe a volare per la gioia:
però nessuno se ne accorge mai
perché, come l’abbraccio, anche lo sguardo
e gli altri gesti sono troppo incerti,
sgrammaticati, come di straniero,
e si resta perplessi, diffidenti.
Sono persone che fanno fatica
nelle cose più semplici, che mai
ti aspetteresti. Poi da soli in casa
cantano, ridono, scrivono versi.

Carlo Molinaro

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P.S. Ogni abbraccio può concludersi con un bacio, se sei interessato all’argomento CLICCA QUI e leggi Il segreto nascosto dietro il Bacio di Klimt




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Laureata in Psicologia Clinica e della salute presso l’università G.D’Annunzio di Chieti. Appassionata di Psicologia analitica e archetipica.

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