Cannibalismo




Se stai leggendo questo articolo saprai sicuramente che recentemente in Russia, nella regione di Krasnodar, è stata arrestata una coppia di cannibali.

Sembra che i due abbiano divorato almeno 30 persone nel corso di questi anni.

Come hanno fatto a scoprirli?

L’uomo ha perso il cellulare che in seguito è stato ritrovato da alcuni operai che hanno visto all’interno fotografie raccapriccianti e selfie cannibali.

Gli operai si sono rivolti alla polizia locale che ha iniziato le indagini. 

Parto da questa notizia di cronaca per analizzare il cannibalismo da un punto di vista psicologico.

Perché adottiamo comportamenti cannibalici? 

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Etimologia
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La parola Cannibale etimologicamente deriva dallo spagnolo Canibal, Caribal ovvero riferito agli abitanti dei Caraibi con il significato di ardito. Questa popolazione divenne famosa nel mondo perché si nutrivano di carne umana…

…e ironia della sorte la parola Caraibi viene dallo spagnolo Caripo che significa uomo.

Già dall’etimologia possiamo intravedere una dinamica auto-fagocitante.

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Etologia del Cannibalismo
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Amplifico ora l’argomento dal punto di vista etologico, ovvero del comportamento animale in condizioni naturali. 

Irenäus Eibl-Eibesfeldt, etologo austriaco, ha scoperto che una delle funzioni del cannibalismo umano è la purificazione

Infatti in alcune tribù il cannibalismo è usato come rito di purificazione, liberazione della colpa sul piano morale: si mangia il corpo del nemico o della persona uccisa per essere assolti.
Lo stesso può avvenire sul piano collettivo: nella tribù degli Eipo (Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Volker Heeschen, Dingerkon, 1979) la colpa viene divisa da tutti i componenti della tribù, che devono mangiare la carne umana insieme al “colpevole”.

Inoltre il cannibalismo è un rito relativo alla guerra. “Maning (1876) ha riferito che i Maori cercavano di uccidere quante più persone potevano (nda in guerra). I nemici uccisi venivano mangiati.” (Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Etologia Umana. Le basi biologiche e culturali del comportamento)

In altre tribù nel mondo la carne umana è mangiata per superstizione, tradizione, acquisizione di potere, per infondere paura, per alimentazione e meditazione.

L’etologia ci ha permesso di capire che il Cannibalismo non si può ridurre ad un semplice giudizio morale. Bensì è un atto complesso che porta con sé diversi significati comportamentali. 




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Mitologia del cannibalismo
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In mitologia l’esempio più lampante di cannibalismo è Cronos/Saturno che divora i suoi figli per paura di essere spodestato e ucciso da uno di loro.

Ecco altri miti che raccontano episodi cannibalici: 

  • Tantalo per reagire ad una derisione da parte degli dei, uccide dei ragazzi per servirli agli dei stessi.
  • Nella tragedia di Seneca Atreo invita a casa sua il fratello Tieste offrendogli come cena i suoi stessi figli.
  • Il conte Ugolino narratoci da Dante sembra avesse divorato i propri figli.
  • Molto attuale nel mondo del cinema è il clown Pennywise detto anche It che divora ragazzi e bambini, e lo stesso Hannibal Lecter il cui piatto preferito è il fegato umano con un buon bicchiere di vino.

Avrai sicuramente notato che in quasi tutte le mitologie il cannibale si nutre di figli, o di ragazzi. Il cannibalismo in mitologia ha una dinamica verticale.

Grazie alla mitologia aggiungiamo un altro significato a questa raccapricciante dinamica. 

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L’atto cannibalico è ricco di complessità, e come ogni atto complesso è analizzabile solamente nel singolo caso. Tuttavia ci manca un ultimo elemento da analizzare: l’essere umano.

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Cannibali Psicologici e Conclusioni
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Uomo mangia uomo, ovvero la creatura generata dalla terra (etimo Humus)

Essere cannibali significa, in un certo modo, mangiare sé stessi. Più precisamente mangiare la propria proiezione sull’altro. Il fine di questo comportamento, come abbiamo visto, può essere di protezione, purificazione, difesa, paura, amore, potere, superstizione…

Divorarsi significa distruggersi, per questo il cannibalismo è un comportamento perverso e nevrotico. Sul piano psicologico mangiare sé stessi significa volersi annullare, voler scomparire dal mondo. E facendo questo paradossalmente ci si nutre.

I comportamenti cannibali promuovono la disintegrazione della personalità. La mitologia greca di Cronos è chiara in questo. Mangiare i propri figli significa eliminare sé stessi dal mondo. 

Psicologicamente il cannibale è colui che mangia pezzi di sé attraverso la distruzione dell’altro. Proietta la distruzione di sé sull’altro.

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Siamo tutti cannibali, afferma Lévi-Strauss.

In effetti è così. Ognuno di noi ha una parte cannibale. La società stessa è cannibale in alcuni aspetti dell’economia e delle istituzioni. Le religioni sono cannibali quando introiettano i fedeli e la loro possibilità di pensiero. (Se ti interessa l’argomento CLICCA QUI e leggi l’articolo sul medioevo psichico prossimo venturo)

Per quanto ci riguarda siamo psicologicamente cannibali quando fagocitiamo i nostri figli (reali o putativi che siano), quando divoriamo il partner distruggendolo e non concedendogli spazio, quando a lavoro mangiamo l’altro per avere dei vantaggi.

Internet stesso è cannibale, creato dall’uomo si nutre di persone. Le mangia assimilandone i dati e facendone la propria forza.

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Infine, arrivato alla conclusione di questo articolo, mi chiedo: esiste un cannibalismo sano? 

Non lo so. Ma qualora esistesse me lo immagino così, con le parole di Henry Miller. ovvero come voglia di vivere:

Il mondo deve diventare carne; l’anima ha sete. Su qualunque crosta mi si fermi l’occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro; non posso ritrarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se c’è qualcosa rimasto alle mie spalle, dovrà balzare all’indietro. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi son staccato è un serraglio. Erompe l’alba su di un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi. Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi. (Tropico del Cancro, p.103)




Psicologo, Psicoterapeuta, Direttore della rivista scientifica L'Anima Fa Arte e Presidente dell'associazione omonima. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

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