Metafore dell’autunno e dell’anima




In quel giardino io ero nella psiche. Mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me. Tutto parlava psicologicamente. (J. Hillman)

James Hillman, in un’intervista a Silvia Ronchey,  propone il giardino come metafora del mondo e, dunque, dell’anima. Tutto ciò che si trova nel mondo (sentieri, ponti, alberi…) e tutto ciò che accade nel mondo (intuizioni, insegnamenti, metafore…) lo ritroviamo in un giardino che diviene espressione dell’Anima mundi. 

Il giardino diviene un contenitore, dal quale ogni anima può attingere e far proprio ciò di cui necessita.
Il Piacere di Pensare di Hillman, si apre con una riflessione che risuona  come un invito a considerare l’anima non solo all’interno di noi stessi, ma anche fuori. 

Tutto ciò che accade nel giardino, è psiche.

Nel giardino, le piante e i fiori vanno coltivati, modellati o lasciati crescere in maniera selvatica. L’anima va trattata allo stesso modo: ci sono rami che crescono liberamente, altri che hanno bisogno di un aiuto, altri che vanno potati; ci sono erbacce che vanno tolte e altre pronte a nascere. Quello di Hillman è un invito a riflettere sulle nostre stagioni psichiche e sul loro susseguirsi.

La caduta delle foglie, la paralisi della vita durante l’inverno, lo schiudersi dei germogli, il movimento dell’acqua tra le rocce. Sono tutte esperienze che anche l’individuo fa, solo che le esprime con i concetti complessi della psicologia, mentre il giardino le esprime con il linguaggio della natura. (J. Hillman)

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A partire da questa potente metafora, questo sarà il primo degli articoli che riguarderanno i simboli e gli archetipi delle stagioni.

Vediamo insieme l’Autunno con gli occhi della psiche…




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Autunno e l’archetipo della maschera
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C’è una specie di autunno nelle emozioni e nel pensiero, o meglio, qualcosa per cui, anche se non cadono le foglie, somigliano, nell’aria e nel cielo, all’autunno (F. Pessoa)

Crediamo che l’autunno sia un periodo di declino: stiamo sbagliando!

L’autunno, come la Primavera, è una stagione di mezzo. E’ un periodo che ci invita alla trasformazione e al riequilibrio delle nostre energie.

Etimologicamente deriva dal verbo latino augere con il significato di arricchire, aumentare. Ci si presenta con l’archetipo del Senex. Un vecchio saggio, riservato e silenzioso ma che contiene una grande forza trasformatrice.

L’autunno ci invita a rimuovere l’archetipo della maschera e a rivestirci di noi stessi.

In latino con il termine persona ci si riferisce alla maschera indossata dagli attori. Questa, oltre a coprire il volto dell’attore, serviva ad amplificare la sua voce.  La maschera corrisponde alla nostra parte esteriore e il più delle volte non corrisponde a ciò che veramente siamo.

L’uomo ha creato la maschera per apparire, non per nascondersi.

Diviene uno strumento di difesa e di fuga quando l’essere non corrisponde all’apparire. Dietro la maschera si nasconde la nostra anima. E’ quel mezzo attraverso il quale l’altro ha modo di ricondurci ad un tipo ben definito. L’autunno è un invito a superare la soglia di confine tra l’essere e l’apparire, tra maschera e personaggio e a scoprirci persone.

Siamo uno, nessuno e centomila ma allo stesso tempo, però, Pirandello ci insegna che la maschera è ciò che ci permette di conoscere una persona.

(…) Uso, comune a tutte le lingue europee, della parola persona per indicare l’individuo umano è, senza saperlo, pertinente: persona significa, infatti, la maschera di un attore, e in verità nessuno si fa vedere com’è; ognuno, invece, porta una maschera e recita una parte. (Arthur Schopenhauer)

L’autunno porta con sé emozioni di profonda nostalgia e tristezza. È la stagione degli sbalzi d’umore.

Ci si sente spenti, scarichi. Il Sole e il calore calano. Ci si scopre, misteriosamente, riflessivi nell’osservare la magia dei colori che affiorano.  È la stagione che invita a fermarsi e ad ascoltare.

L’autunno ci mette difronte alla nostra caducità.

Per cadere, però, le foglie e i frutti devono essere maturi. La psiche si incammina verso la maturità ogni qualvolta si decide di scoprire i mille significati del nostro essere. Ogni qualvolta decidiamo di intraprendere un percorso introspettivo. Quando ci chiediamo i perché dei nostri eventi, cercando la causa in noi stessi e non all’esterno. Quando ci interroghiamo sul nostro essere. Quando decidiamo di metterci in gioco, di ascoltare i nostri bisogni e le nostre emozioni e di riscoprirci ogni giorno.




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Autunno e Psicoanalisi
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L’autunno sembra rappresentare un’ottima metafora di un percorso analitico.

In autunno cadono le foglie per dare spazio a nuovi inizi. In analisi cadono i nostri muri, le nostre difese per svelare parti di noi, ancora, sconosciute.

L’autunno ci invita a non domare le emozioni ma a lasciarci travolgere così come le foglie si lasciano travolgere dal vento.

Come questa stagione, l’analisi è ricca di colori. Cela miriadi di toni: le nostre sfumature. Ci sono i colori dei sogni, delle immagini, dei ricordi, dei nostri successi e delle nostre sconfitte, delle emozioni, del nostro tempo, dell’analista e del paziente.

L’autunno ci prospetta una nuova visione, quella che cerchiamo nel momento in cui decidiamo di conoscerci, di illuminare le nostre ombre.  Ci mostra un nuovo scenario con al centro noi stessi, la nostra essenza. È quello che succede in un percorso d’analisi: si inizia un viaggio, verso una nuova prospettiva con  la nostra Anima al centro.

L’autunno e l’analisi sono metamorfosi, trasformazioni. Prima di poterne ammirare la bellezza, però, bisogna guardarsi dentro.

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Autunno e processo di individuazione
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Dobbiamo servirci di ciò che Jung chiama processo di individuazione.

Dobbiamo unificarci con noi stessi prima di poterlo fare con l’altro. Dobbiamo scoprirci singoli, prima di sentirci parte dell’umanità.

L’autunno, con la sua aria introspettiva ci invita a questo. Ad immergerci nell’abisso dell’inconscio. Ad essere coscienti della nostra unica realtà psicologica tenendo conto dei nostri limiti e delle nostre potenzialità. A viaggiare e a  dialogare con noi stessi e a superare il dualismo Persona/Ombra.

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Autunno e arte
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A lasciar inebriare la propria psiche dalla magia autunnale è stato Pollock con la sua tecnica del dripping. Un’artista che definisce la pittura azione di auto-scoperta.                              

Autumn Rhythm, la sua opera, è un’ottima riproduzione dell’autunno psichico.

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Jackson Pollock – Autumn Rhythm, Number 30 (1950)

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A dipingere non è una mano, ma un intero corpo.  Il colore non viene riportato in quantità minuziose sulla tela ma lasciato gocciolare. E’ un’azione di autoscoperta totale, un’energia in divenire che si estende per tutto il quadro in un’unica direzionalità.

Apparentemente caos e disordine. Immagine di un inestricabile intreccio. Lo stesso intreccio delle emozioni autunnali:  la nostalgia che si interseca con la malinconia, con la tristezza.

Nel caos, però, c’è l’equilibrio.

Non a caso nel titolo dell’opera troviamo la parola ritmo, frequenza. Una parola che entra in collisione con la nostra psiche. Essa non ha un ritmo oggettivo ma ha un suo ritmo, una sua frequenza o forse ne ha molteplici come questo quadro.

Sono i suoi crescenti, le sue oscillazioni a dar voce al nostro autunno. In fondo il ritmo dell’autunno è lento, fatto di leggere vibrazioni, di pioggia, velato eppure l’opera mostra un ritmo incalzante: sarà il ritmo di Pollock, quello che ha ascoltato tra i colori.

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Conclusioni
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Quello che ascolterai tu, sarà diverso: sarà il tuo ritmo, quello della tua anima.

L’opera di Pollock esiste per il suo disordine. Il suo caos è esso stesso l’equilibrio che la mantiene in vita. È la metafora della nostra psiche: miriadi di caotici elementi che si alimentano della stessa Anima pur seguendo un ritmo diverso. Una continua energia in divenire che solo se incanalata produce un’opera d’arte.

Pollock è artista e osservatore della sua stessa opera, è egli stesso l’opera. Noi siamo gli osservatori del nostro autunno interiore, siamo gli artisti che delimitano il colore di inizio e di fine di ogni stagione, siamo noi il nostro autunno.

Dobbiamo conoscere il nostro autunno interiore per poter far si che le altre stagioni si susseguano.

Dobbiamo essere in grado di farci nutrire cosi come le piante si lasciano rinvigorire dalla pioggia che cade. Dobbiamo essere animati dallo stesso vigore del vento autunnale, nonostante le nubi che oscurano, momentaneamente, il sole. L’autunno non è altro che una seconda Primavera.

Da ogni stagione psichica dobbiamo essere capaci di irradiare una nuova energia creativa.

In fondo, un giardino di sole rose, risulta monotono …

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P.S. Se ti interessa l’arte analizzata con gli occhi di Psiche leggi questi due articoli:

1. Il segreto nascosto dietro il bacio di Klimt

2. Campo di grano con volo di corvi. Lettura archetipica dell’ultimo quadro di Van Gogh 

In attesa della altre stagioni puoi approfondire l’argomento con l’articolo del nostro amico Emanuele Casale sulle foglie e la dimensione dell’autunno CLICCANDO QUI 

Inoltre puoi leggere il numero della rivista di psicologia L’Anima Fa Arte – FOGLIE  scaricabile gratuitmanete nel nostro ARCHIVIO. All’interno troverai anche un’inedita intervista a Noam Chomsky! 

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Laureata in Psicologia Clinica e della salute presso l'università G.D'Annunzio di Chieti. Appassionata di Psicologia analitica e archetipica.

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