Omosessualità: il vizio greco

 




In quel caffè pieno di imbecilli, noi due,
Soli, rappresentiamo il cosiddetto schifoso
Vizio d’essere ‘per soli uomini’ e, senza dubbi
Da parte loro, smerdavamo quei coglioni dall’aria bonaria,
I loro amori normali e la loro falsa morale.

Questo è un estratto preso da una poesia di Verlaine intitolata “Hombres” del 1891. Prendo questo spunto come punto di partenza per scrivere sull’omosessualità. 

Questo articolo non parlerà di “amori normali” e “falsa morale”.

La psicologia, in passato e purtroppo anche oggi, ci ha bombardato con le più svariate e creative teorie sull’omosessualità. Sicuramente ognuna ha da dire qualcosa al mondo omosessuale, ma semplicemente a livello patologico. Penso che bisogna cominciare a parlare di omosessualità lasciando l’ottica psicopatologica, abbracciando l’ottica umana, relazionale e immaginale.

In questo articolo racconterò una storia di un “amore artistico” tra Charles Demuth e William Carlos Williams, che ci permetterà di addentrarci all’interno di alcuni dei molteplici aspetti dell’amore omosessuale.

Quando si scrive del “vizio greco” si tende a parlarne ricercando un aspetto patologico individuale, o di un trauma infantile maturato attraverso la famiglia di origine, o cercando influenze patologiche sociali. Ovviamente, tutto ciò è ben inserito all’interno della società causalistica in cui viviamo e nel nostro modo di vedere gli aspetti quotidiani della vita attraverso un’ottica patologico-farmaceutica. In questo modo le case farmaceutiche si imbottiscono di soldi, e i medici si imbottiscono di pazienti in cerca di cura per qualcosa di sbagliato che non hanno.

La psicoterapia non cura, ma permette di vivere, quindi cerchiamo di vivere insieme l’omosessualità.

Essendo psicoterapeuta non amo le patologizzazioni ai fini commerciali o al fine di preservare una presunta integrità morale. A mio parere, l’aspetto più interessante che una ricerca sull’omosessualità può dare, è uno sguardo diverso sull’amore, un racconto d’amore divergente.

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Masud R. Khan nel volume Trasgressioni, nella storia Un omosessuale sconcertante, afferma: Penso che voglia uccidersi per un motivo solo: lei non genera, non procrea nel senso fisico e letterale.

L’amore viene visto spesso attraverso l’ottica dell’unione tra i sessi e della creatività generativa classica, ovvero attraverso la procreazione. Ma in questo caso si rovesciano alcuni punti di vista classici, e vediamo come l’amore inteso come forza primordiale generatrice, può veramente valicare e attraversare qualsiasi soglia precostituita. L’amore stesso è un atto creativo che genera e ri-genera.

La copertina di questo numero [CLICCA QUI per scaricare il PDF] raffigura il dipinto di Charles Demuth “The figure 5 in gold”, dipinto realizzato in onore della poesia dell’amico William Carlos Williams “The Great Figure”. “Deem”, come veniva chiamato dagli amici, fu un artista statunitense della Pennsylvania, e conobbe nella sua locanda William Carlos Williams, poeta e scrittore, con cui instaurò una relazione che durò tutta la vita. Demuth morì a soli 51 anni a causa del diabete. La società intorno a lui ovviamente non digerì mai la sua omosessualità.

William Carlos Williams fu un poeta e medico del New Jersey, sposò Florence Herman -“Floss”- nel 1912, e instaurò un’importante amicizia con Deem.

Tre anni dopo la realizzazione della figura 5, Demuth morì, lasciando un profondo vuoto all’interno della vita di Williams che gli dedicò uno scritto intitolatò “The Crimson Cyclamen”. Nell’autobiografia di Williams appare la relazione artistica e platonica tra i due. Mentre Demuth era dichiaratamente omosessuale, Williams era sposato con due figli, ma fu comunque fedifrago nei confronti della moglie, anche se non fece mai alcun “outing” omosessuale.

Probabilmente non sapremo mai se la loro relazione fu anche sessuale o solo platonica, sta di fatto che questa unione rimarrà per sempre nel ricordo di tutti attraverso il dipinto ad olio “The figure 5 in gold”, nel quale l’anima dei due artisti si incontra in un bellissimo moto di colori e poesia.

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Il numero 5 e l’omosessualità 

The Great Figure

Among the rain
and lights
I saw the figure 5
in gold
on a red
firetruck
moving
tense
unheeded
to gong clangs
siren howls
and wheels rumbling
through the dark city.

Leggendo questa poesia possiamo notare che sicuramente l’elemento simbolico che accomuna Deem e Carlos è “the great figure”, la grande figura, il numero cinque.

L’etimologia di cinque sta ad indicare un’unità formata da tutte le dita di una mano.

Schiller in I Piccolomini scrive: Il cinque è l’anima dell’uomo. Come nell’uomo si mescolano bontà e malvagità, così il cinque è il primo numero che nasce da pari e dispari. Quindi parliamo di una mescolanza, di un’unione di diversità, di un pari e di un dispari. Il cinque è anche legato al matrimonio, all’unione e all’amore. Il cinque è il numero indivisibile, unione del due e del tre, il femminile e il maschile virile.

Legato alla dea Ishtar, era considerato il numero di Venere (ricordo il pentagramma simbolo di Ishtar, o la stella simbolo di Venere).

In Cina il cinque è di fondamentale importanza e centro dell’esistenza rappresentato dal pentagramma degli elementi Terra che assorbe Acqua, Acqua che spegne Fuoco, Fuoco che fonde Metallo, Metallo che taglia Legno, Legno che ara Terra. Il cinque è legato sia all’uomo naturale, sia alla femminilità e al suo potere.

Attraverso queste descrizioni della Great Figure intuiamo la volontà d’unione tra i due artisti. Uniti sotto il favore della Grande Figura [The Great Figure] del cinque. Un’unione ribelle, come quella omosessuale. Il cinque è infatti un numero insolito e ribelle: il disordine che stravolge l’ordine cosmogonico [il quattro].

Il fatto che il numero cinque rappresenti un moto di rivoluzione e cambiamento, lo possiamo intuire anche nella scena politica di oggi, dove vi è un moto di protesta e rivolta simboleggiato proprio dal Movimento, non a caso, Cinque Stelle [la stella stessa è simbolo del cinque]. L’amore omosessuale si dice che vada “contro natura”, così come anche la psicoterapia è un lavoro “contro natura” secondo Jung. In realtà può essere considerato un’unione ribelle.

A questo punto potremmo arricchire il simbolismo del numero 5, aggiungendo una simbologia di unione omosessuale.

Tre anni dopo aver dipinto The Great Figure, Charles Demuth morì, lasciando un incolmabile vuoto dentro William Carlos Williams, che sentì la presenza del dolore e l’attualizzò attraverso uno scritto commemorativo in onore dell’amico Deem. Lo scritto si intitola “The Crimson Cyclamen” (To the memory of Charles Demuth):

White suffused with red

more rose than crimson

-all a color

the petals flare black

from the stopping craters

of those flower

as from a wind rising-

(…)

Tema portante nella poesia è il ciclamino cremisi la cui etimologia proviene dal greco kyclos che significa cerchio.

Teofrasto asseriva il potere sensuale del ciclamino e descriveva come questo fiore avesse la proprietà di facilitare il concepimento, infatti la forma del fiore ricorda molto l’utero della donna. Come ho accennato all’inizio di questo articolo, problema centrale dell’amore omosessuale è la procreazione, che risulta biologicamente impossibilitata. Attraverso questo simbolo vediamo come ci sia comunque una spinta procreativa all’interno di questo tipo di relazione. Sappiamo bene come ogni relazione possa produrre un frutto, concreto o astratto che sia. In questo caso sicuramente le creazioni artistiche di Demuth hanno svolto la funzione procreativa della relazione, che ha lasciato comunque i suoi “figli”.

Inoltre oggi viviamo in un mondo dove nascono in media duecentomila bambini al giorno, molti dei quali non avranno mai una famiglia; essere integrati in un nucleo famigliare che non può permettersi di avere figli, come la coppia omosessuale, o le coppie sterili, è una grande opportunità, sia per il bambino, sia per la coppia.

Il senso tradizionale della famiglia può, e deve essere rivoluzionato, e l’omosessualità è un’occasione per capire e conoscere.

Tornando al ciclamino, sappiamo anche che viene chiamato panporcino, fiore di cui sono ghiotti i maiali. Hillman ci ricorda di come i maiali siano simbolo di terra e di sessualità, in una relazione probabilmente platonica come quella tra Charles e Carlos, possiamo intravedere simbolicamente una componente più materiale.

Nel linguaggio dei fiori, tra i tanti messaggi che sono descritti per il ciclamino, ce n’è uno in particolare che è riferito all’amato: “amabilità senza pretese”. Quali sono le pretese che non sono presenti in un amore omosessuale? In un tipo d’amore omosessuale vengono meno quelle che sono le classiche pretese dettate dalla tradizione e dai rituali culturali. L’amore omosessuale ci può portare a capire la libertà di espressione sessuale fino in fondo. Se fino ad oggi abbiamo combattuto diverse battaglie di emancipazione sessuale, qui in Italia è il momento di apprendere ciò che ci può dare un amore omosessuale.

Infine il cilcamino può rimandarci direttamente alla Great Figure attraverso la simbologia del cinque, infatti la maggior parte dei fiori ha cinque petali, compreso il cilcamino, e si rivolge con essi verso l’alto, lasciando il centro rivolto verso il basso.

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Conclusioni

Concludendo, possiamo osservare che in una relazione omosessuale c’è un unione di un maschile e di un femminile: qualità psichiche, energetiche, imprescindibili per ogni unione. Un maschile ed un femminile che possono svolgere qualsiasi funzione.

A volte ci si chiede come può crescere un bambino all’interno di una famiglia omosessuale. È giunto il momento di conoscere questa risposta. La cultura italiana ha bisogno di aprirsi a queste domande e a questi nuovi vissuti. La cultura italiana ha bisogno del cinque come simbolo di rivoluzione. Le religioni politeiste tendono ad accettare l’omosessualità ma, al contrario, le religioni monoteistiche tendono a rifiutare questo tipo di comportamento sessuale. Nelle religioni protestanti, invece, gli omosessuali sono accettati e possono avere anche cariche di rilievo all’interno della gerarchia clericale. Il futuro della nostra cultura è un politeismo ideologico, religioso e sessuale, e non possiamo negarlo. Forse possiamo solo resistere per poco tempo. Incontri di sessualità, incontri di politiche, incontri di religioni e di umani sono il futuro del nostro mondo, negarlo porterà ad un deterioramento culturale e ad una morte dell’anima.

Bisogna cominciare a guardare con meraviglia e rispetto l’amore omosessuale, ricco di simboli ed emozioni. Foucault affermava il bisogno della presenza di un’arte del vivere che riguardasse l’omosessualità e non una mera scienza del problema.

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Questo articolo è presente nel n.5 della Rivista di Psicologia L’Anima Fa Arte. CLICCA QUI per leggere gli altri numeri.