AMICIZIA, AMICIZIE, TESORI E PSICOLOGIA 




L’altro è una fonte di linfa vitale, che trasfonde vitalità nella tua anima, se, prestandogli orecchio, riesci a provocarlo a uscire [James Hillman]

“Chi trova un amico, trova un tesoro”. Quante volte abbiamo sentito questa frase?! Sarà vera?

Tutta la nostra storia è costellata d’amici: quelli dell’infanzia, quelli della scuola, quelli per la pelle, quelli dei giochi, quelli del cuore e quelli per la vita.

Senza dubbio ognuno di noi ha letto miriadi di frasi e citazioni che elogiano l’amicizia e l’essere amico. Fin dai tempi di Aristotele abbiamo trattazioni in merito. Oggi, nell’era dei social più che mai, non facciamo altro che leggere aforismi che enfatizzano o sminuiscono il senso dell’amicizia. Senza dubbio le ricerche psicologiche e sociologiche confermano i benefici che derivano dall’esperire l’amicizia in tutto l’arco della vita. Come è facile essere sedotti dalla magnificenza dell’amicizia, dalla sua capacità di illuminare un mondo spesso oscuro. Con quanta naturalezza ci definiamo e definiamo amici.

L’Onu, nel 2011, ha perfino istituito una Giornata mondiale dell’Amicizia. Certo, l’amicizia offre numerosi vantaggi in termini sia fisici, sociali, che psicologici, soprattutto a sostegno del benessere emotivo. Non a caso, Hillman ha offerto un invito costante a ricercare l’anima nel sociale, nella comunità, nel mondo e, ovviamente, nell’altro.

Vediamo insieme qual è la psicologia di questo rapporto capace di farci provare miriadi di stati d’animo.

Perché l’amico è considerato un tesoro?

Scopriamolo insieme…

L’ARCHETIPO DELL’AMICIZIA

Un amico può dirti cose che tu non vuoi dire a te stesso [Frances Ward Weller]

Più che l’archetipo, forse dovremmo dire gli archetipi, gli archetipi dell’anima. Penso al potenziale racchiuso in ognuno di noi, di cui l’amicizia è assetata. Penso all’amicizia come continua ricerca di un dono supremo che l’altro possiede, come una continua intuizione.

L’amicizia è la saggezza e la consapevolezza del Saggio; il coraggio, la resilienza e la forza del Guerriero; la gratitudine, l’unione, l’identificazione e l’amore dell’Amante; la comprensione, la nutrizione e la fecondità della Grande Madre; l’immaginare e il dare forma del Creatore nonché l’eterno bambino del Puer.

Da questa mescolanza nasce l’amicizia capace di svelare all’altro la trama della nostra vita interiore e psichica, rivelando la sua unicità assoluta. Abbiamo bisogno dell’amicizia per conoscerci, per entrare in contatto con i nostri lati oscuri, per condividerli e lasciarci condividere. Nietzsche diceva che un amico deve essere un maestro nell’arte di indovinare e nell’arte di tacere. Gli archetipi sono dei grandi aiutanti in questo. Ci aiutano a percorrere la strada giusta verso il riconoscimento dell’altro, rischiando ed indovinando, ma anche essendo capaci di vivere il proprio silenzio e il silenzio dell’altro. Le conversazioni più belle tra due amici, forse, sono mute. Sono quelle dove a parlare è l’essenza dell’amicizia e non la voce del consiglio o della critica, sono quelle della vicinanza emotiva ed empatica, sono quelle dove pur tacendo insieme si è più vicini che mai.

Mi ritornano in mente le parole di Jung: L’incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: se c’è una reazione, entrambi si trasformano.

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IL VERO SENSO DELL’AMICIZIA

Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto, che prima o poi, lo sarebbe diventato. [F. Uhlman]

Non credo esista un unico ed universale senso dell’amicizia. Credo, piuttosto, che esista un luogo interiore, un punto dove una, o più anime viandanti, si incontrino divenendo l’una timoniere dell’altra alla ricerca della stessa essenza.

Immagino l’amicizia come le radici di un grande albero secolare. Un ulivo o forse un cipresso.

Un’immagine, forse, troppo poetica?! Eppure credo che l’amicizia sia poesia e vada collocata in una dimensione bucolica e idilliaca.

Provate ad immaginare le radici di un grande albero … Fatto?! Ogni albero ha delle radici e, proprio come la nostra amicizia, ha bisogno di una base su cui poggiare, ha bisogno di una terra, di un humus dal quale trarre nutrimento. L’albero, così come noi stessi, ha bisogno di essere alimentato e nutrito partendo dalla sua parte più nascosta, sotterranea, a tratti invisibile che segna il primo e forte legame con quello che sarà il suo frutto. Immagino le radici come l’ombra, la parte oscura dell’amicizia, quella parte che pesa più dell’intera pianta, la parte vitale. L’amicizia è un grande flusso energetico, un’arteria che trasporta energia, giungendo ad ogni periferia e irrorando noi stessi e l’altro con un liquido comune.

Per vivere la vera essenza dell’amicizia è necessario essere pronti e predisposti ad accogliere questo fluido, ad accogliere l’altro solo dopo aver accolto noi stessi. Non possiamo essere aperti a nuovi legami senza aver chiaro il nostro legame interiore, senza partire dalle radici per dare origine alla pianta nella sua interezza, senza aver chiaro quale sia la nostra “parte ombra” che forse un giorno qualcuno sarà in grado di illuminare. Si, forse l’amicizia è anche questo: una o più lucciole in un bosco oscuro.

Enrico Varrani, psicoanalista italiano, parlando del proprio ruolo affermava che: ascoltare, vedere e fare, devono andare di pari passo con il dimenticare, ricordare e capire. Credo che queste voci verbali vestono molto bene l’amicizia, l’essenza viva e vera del mettersi in contatto con la realtà psichica dell’altro. Ogni buon amico deve sapere ascoltare e non sentire, deve saper vedere e non guardare ma soprattutto deve essere mosso dalla voglia di fare e, dunque, di costruire. Cicerone nel De Amicitia afferma che tutti sanno che la vita non è vita senza l’amicizia e credo abbia ragione, semplicemente perché l’amico ci mostra in modo palesemente vivido la nostra parte oscura e, dunque, non è vita senza conoscersi ma sopravvivenza.

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AMICIZIA O AMORE?




Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o donne, è sempre un rapporto d’amore. [Dacia Maraini]

Ad ognuno di noi è capitato almeno una volta di porsi questa domanda o di aver sentito qualcun altro chiederselo.

Sicuramente è capitato di aver visto amici allontanarsi o addirittura scomparire dopo l’inizio di una relazione sentimentale. Beh, a me è capitato. Ho sentito amici parlare di scelta. Mi sono chiesta: perché scegliere?

Amore e Amicizia credo siano due facce della stessa medaglia. L’amicizia è una forma di amore. Pensiamo per un attimo all’etimologia della parola amico (dal lat. amicus), questa ha la stessa radice del verbo amare e letteralmente significa “colui che ama”.

L’amicizia è un riflesso. Un riflesso di noi nell’altro, come l’amore. Perché privarcene?! È una visione piuttosto pessimista pensare di essere in grado di gestire un solo rapporto sentimentale e non essere in grado di far si che questi si intersechino in un’unica rete. Forse ci spaventa così tanto vederci in due anime che preferiamo annullarne una. Per essere capaci di vivere a pieno i nostri rapporti ci vuole una disponibilità attenta e rispettosa, una curiosità non invadente, una capacità di essere attivamente neutrali e una coscienza del proprio Sé.

È indispensabile aver chiaro che l’amicizia necessita la messa in ballo di se stessi. In fondo noi ci siamo sempre stati, semplicemente smettiamo di essere per essere altro e, dunque, per non essere.

Il filosofo tedesco, Max Scheler, riteneva, infatti, che la capacità di amare fosse il nucleo fondamentale dell’uomo in quanto livello più elevato della vita morale stessa. Parafrasando il suo pensiero, l’amicizia come forma d’amore, diviene una fonte originaria che alimenta e si alimenta di tutto ciò che dall’altro proviene. L’amicizia, infatti, non è solo una relazione, ma un’eredità. Sta a noi essere in grado di accoglierla e tramandarla.

All’inizio di ogni rapporto ci auto-carichiamo di responsabilità: “Devo essere rispettoso”, “Devo dare fiducia”, “Devo essere responsabile”. Quanti devo?! Eppure basta semplicemente lasciarsi andare. L’amicizia non è dovere, è libertà. La libertà di mostrarci nella nostra cruda e nuda interiorità e lasciarsi vestire da questo flusso energetico.

L’amicizia non è uno stretto sentiero, ma una pianura aperta dove confluiscono tante vie. L’amicizia assomiglia ad una rondine che non lascia traccia del suo volo nell’infinità del cielo.

AMICIZIA È DONO

Se fate amicizia con voi stessi non sarete mai soli. [Maxwell Maltz]

Spesso mi capita di leggere o sentire che Amore è donarsi. Anche l’amicizia lo è.

Sappiamo molto bene che una relazione sia essa di amicizia o di amore è molto pericolosa. Sappiamo benissimo che la rete della delusione e della sofferenza è dietro l’angolo. Conosciamo molto bene le conseguenze della fine di un rapporto eppure siamo sempre pronti a ricominciare, ignari che ogni volta ripartiamo da noi stessi.

Si, è proprio questo che doniamo: il nostro io che diventa noi. È molto più facile illudersi di star donando qualcosa che essere consapevoli di donare se stessi. Ci vuole caparbietà per seminare un seme che forse un giorno darà un frutto, ma anche per accettare che a volte il raccolto può andare male. È tremendamente egoistico pensare l’amicizia come gioia del dare e del ricevere.

In un rapporto non diamo nulla di più di ciò che già possediamo: la nostra interiorità.

La magia e la complessità della psiche è proprio in questo: abbiamo bisogno di un oggetto d’amore per riconoscerci, non ci bastiamo. È fondamentale specchiarci nell’anima dell’altro pur di non fare in modo di potersi e doversi specchiare nella propria oscurità. È vero che in amicizia si cerca il nostro simile, la persona con cui condividere il maggior numero di interessi, di pensieri, di ideali ma è pur vero che l’amicizia si fonda sul rispetto della diversità. Non riusciremmo mai a convivere con due noi, possiamo vivere bene, invece, con l’immagine che l’altro ci riflette della nostra diversità.

L’amicizia, è un vero e proprio processo di individualizzazione.

Condivide con l’altro un obiettivo comune cioè la realizzazione più completa del sé attraverso le immagini che sfuggono al controllo della sfera cosciente per mostrarsi vivide nel rapporto che si viene a creare. A prescindere dalla durata della relazione, sono immagini eterne che nel pervaderci saranno nostre compagne per tutto l’arco del ciclo di vita. Forse, tra due persone legate da una relazione di amicizia si innesca una sorta d’immaginazione attiva junghiana che ci permette di conoscere tutte quelle emozioni inesprimibili con le parole ma presenti in noi stessi.

Capire qualcosa di noi comporta un atteggiamento mentale come quando si cerca di capire una poesia o di interpretare il quadro di un’artista. Per comprendere la nostra identità dobbiamo sognare ad occhi aperti e chiusi, dobbiamo favorire l’emergere delle emozioni, dei sentimenti, delle passioni, delle immaginazioni delle fantasticherie, dell’abbandono ai ricordi.

Dobbiamo comprendere che l’amicizia non è un contenitore ma un contenuto, un nostro prodotto. Noi non siamo l’identità che ci siamo costruiti, siamo la verità che ci fa liberi e che di solito non vorremmo udire ma che il volto dell’amicizia ci mostra chiara. Mi viene in mente la citazione di Sant’Agostino Nessuno può essere veramente amico dell’uomo se non è innanzi tutto amico della verità.

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CONCLUSIONI

Ogni amicizia inizia con una scelta, una decisione, alcune volte ponderata, pensata e ripensata, analizzata in ogni sua più recondita piega, altre volte agita sull’onda del desiderio e del piacere di vederla crescere nella speranza che sia il più vicino possibile alle aspettative che la fantasia e l’immaginazione ci regalano. All’inizio di un’amicizia l’energia dell’affetto va contenuta, come la corsa di un cavallo che rischia di sperperare la sua libertà, tramutandola in follia.

Abbiamo a volte bisogno di tracciare confini, di erigere muri, pur di costruirci spazi di relazioni vere. L’affetto profondo ha l’ampiezza dell’oceano; prima di navigarlo, però, abbiamo bisogno di riassumerlo in una mappa. Basti pensare a quante amicizie possono nascere, crescere ed evolversi tra i banchi di scuola, nelle aule di università o in una convivenza.

Una piccola o grande amicizia è fatta, però, di sorpresa. Sorprendersi ogni giorno di quello che siamo, del potenziale che abbiamo, della capacità di donarci senza se e senza ma. È la sorpresa di riscoprirci nell’altro, di catturare le sue immagini e svilupparle in noi come se fosse un rullino senza fine. È la sorpresa di guardare e riguardare foto, racconti di momenti vissuti e di futuro ancora da raccontare, al di là dei confini, degli spazi e delle distanze non più necessari quando l’amicizia diventa sicura come percorsi conosciuti ma che aprono ad approdi ancora inesplorati.

Ciascuno di noi un po’ come Odisseo prima di muoversi verso le colonne d’Ercole, deve, però, essere pronto a tutto questo o, almeno, preparasi ad accogliersi per far si che ciò accada.

A questo punto siamo sicuri, veramente, che chi trova un amico, trova un tesoro o sarebbe meglio dire chi trova un amico, trova se stesso?

Radici e Ali di un affetto indissolubile

Camminando per strade, vie e sentieri

Incroci il passo e le orme si duplicano.

Abbraccio e mano tesa all’infinito

In un eterno ricreare insieme.

Scrigno e fortezza di morte e di anima.

Mille sguardi che lasciano mute le parole

Saranno distanze di chilometri o di centimetri

ma non viene dato il nome di limite

quando il confine dell’essenza è stato superato.

La chiamano Amicizia ma il suo nome è Dono.

Quando si dona non si conosce la parola ritorno.

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