Introduzione al Doppio genitore attraverso il complesso genitoriale

“Non importa quanto genitori e nonni abbiano peccato nei confronti del bambino, l’uomo veramente adulto accetterà questi peccati come la propria condizione con cui bisogna fare i conti. Solo un folle è interessato alla colpa di altre persone, dal momento che non può modificarla. Da dove parto dottore?” dice il paziente. Sono solito rispondere che da ovunque si parta si giunga ai complessi.

Alcune sedute sono piene di parole che cercano di evitare di toccare qualcosa di importante. Ciò appare all’analista come una grossa insegna luminosa che nel buio della notte indica prepotentemente il complesso. Aleggia quindi un’oscura presenza dalla quale il paziente si tiene ben lontano ed è lì che prima o poi bisogna approdare.

In epoca moderna affrontare i complessi genitoriali appare poco rischioso sicché il paziente sovente gioca la carta genitore nella speranza di autoassolversi dalle responsabilità personali. I complessi genitoriali e i racconti sui genitori sono divenuti un clichè psicologico per cui ci si sente a proprio agio nell’addossare la responsabilità delle sventure personali sui genitori in carne ed ossa.

Viene nutrita sottilmente la speranza che l’analista possa allearsi con le recriminazioni e quindi ci si possa defilare con un colpo svelto dall’autentico confronto con sé stessi.

“Chi mai sparerebbe su chi ha avuto dei cattivi genitori? Non certo l’analista che sto profumatamente pagando!”.

Proprio perché è pagato l’analista ha la responsabilità di indicare al paziente il complesso, nella convinzione che il dolore mai spento lo fissi alla sua trama personale. Quel complesso è il doppio del genitore biologico e va indicato che è dal pulpito complessuale che si sta guardando al genitore personale.

Il doppio genitore: differenza tra madre e Grande Madre, tra padre e Grande Padre

Diciamolo a chiare lettere: i racconti che i più diversi pazienti in analisi tessono attorno ai genitori sono estremamente simili. Come fanno genitori diversi a generare racconti simili nei figli?

I contenuti delle fantasie anormali sono da riferirsi alla madre personale soltanto in parte: essi racchiudono infatti attestazioni chiare e inequivocabili che oltrepassano di gran lunga ciò che si potrebbe imputare a una madre reale (C.G. Jung, Opere Vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino, 1980, p. 84).

I genitori biologici hanno sicuramente generato la nostra biologia, ma non i nostri racconti. I racconti sui genitori biologici sono generati dai genitori archetipici. Ogni genitore ha il suo doppio che rivive nel figlio dandogli forma. L’ottica di impotenza vittimistica da cui guardiamo ai genitori biologici è generata dalla potenza divina che vi abbiamo riposto.

Ovviamente sappiamo che i genitori non sono dei, ma psicologicamente ci genuflettiamo come se fossero divinità. Il potere che vi proiettiamo sopra non viene da loro, ma loro ne sono la superficie riflettente. Proiettiamo sui genitori poteri che poco hanno a che fare con le loro personalità individuali.

A svolgere sulla psiche infantile tutti gli effetti descritti dalla letteratura non è tanto la madre personale, quanto piuttosto l’archetipo su di lei proiettato, che le conferisce uno sfondo mitologico e la investe di autorità e numinosità (C.G. Jung, Opere Vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino, 1980, p. 84).

L’archetipo genitoriale, che è la radice spirituale del complesso genitoriale, genera fantasmi psicologici che solo poi vengono proiettati sui genitori biologici. Uno di questi racconti, forse il principale da cui la psicologia si sta affrancando con difficoltà è che i genitori siano stati insufficienti. Perché si ha l’idea che dalle pochezze dei genitori emergano i nostri sintomi? Sarà forse che se non vedessimo la difettosa umanità dei genitori non troveremmo la motivazione per affrancarci e percorrere la nostra strada? Odiare l’insufficienza dei genitori ci spinge a disarcionare l’immagine del Grande Genitore dal genitore biologico.

Doppio genitore uguale a doppia nascita

L’uomo ha sempre istintivamente aggiunto alla coppia parentale la coppia divina preesistente sotto forma di “padrino” (godfather) e “madrina” (godmother) del neonato: affinché questi non dimentichi mai, per incoscienza o per miope razionalismo, di investire i propri genitori di attributi divini (C.G. Jung, Opere IX, Bollati Boringhieri, Torino, 1980, p. 92).

Se i genitori sono doppi ci dovranno essere due atti creativi o generativi. L’etimologia di genitore rimanda al latino gignĕre che significa generare. Il genitore terreno genera la carne e il genitore archetipico cosa genera?

Rivolgiamoci brevemente alla mitologia e alla letteratura che sono piene di doppie nascite. Basti pensare a “Le Avventure Di Pinocchio” dove il bambino di legno intagliato da Geppetto rinasce come individuo completo ad opera della misericordiosa fata dai capelli turchini. Questo etereo materno trasformativo appare nel racconto di Collodi nelle più svariate vesti tra cui anche quello divorante di ventre del pescecane che inghiotte Geppetto e il burattino.

Pensiamo anche alla figura di Gesù che nato da Maria muore a trentatré anni e resuscita ascendendo al cielo. Questi fatti letterari e mitologici sottolineano che la nascita materiale non è sufficiente per la realizzazione di Psiche.

Per realizzare la Psiche occorre una rinascita spirituale ad opera di quello che nella mitologia è l’elemento sovrannaturale o più puramente divino. Questo elemento archetipico genera la psiche individuale come fatto eccezionale che oscura per importanza ciò che è maternamente e materialmente biologico.

Conclusioni

Gli archetipi, al cui cospetto l’Io è un umile golem d’argilla pronto a frammentarsi, sono di una potenza sovrapersonale. Questa potenza oltreumana è l’eccedenza di significato che investe l’Io e investe anche i genitori biologici. Come possono una madre e un padre in carne ed ossa corrispondere perfettamente e per sempre a un’immagine materna e paterna così eccedente? È per questo che li vediamo insufficienti ed è per questo che la proiezione dell’immagine archetipica si frammenta e investe vari oggetti di cui subiamo un influsso genitoriale che con la biologia ha nulla a che vedere.

Prendiamo per esempio le ardenti passioni che appagano la vita negli individui. Pensiamo alla partita di calcetto del venerdì sera. Un’ora passa in un battibaleno. Si perdono i riferimenti temporali e tutto ciò che ci angustia va in secondo piano. Stiamo facendo l’esperienza di essere contenuti e ciò ci rasserena. È il materno archetipico che imprime quell’esperienza e suona sapientemente le corde emotive.

Facciamo un altro esempio. Nel corso della vita veniamo ispirati da una serie di personalità che possono essere il professore universitario, un guru o un analista e in base al loro sguardo, ai loro valori iniziamo a dirigere la nostra vita. È un’esperienza paterna. Come su Freud fu proiettata l’idea eterna di padre così quella personalità umana che ci sta ispirando ha su di noi un influsso paterno che genera le nostre azioni.

Il Padre archetipico si incarna solo parzialmente nelle varie figure paterne, tra cui compare per primo il padre biologico. Quando liberiamo i genitori archetipici dalle angustie delle personalità dei genitori biologici accediamo al potenziale creativo e generativo individuale. Non più vittime psicologiche della tirannia dello sviluppo in famiglia diventiamo capaci di rinascere psicologicamente come individui da molteplici padri e madri, tutti riflessi personali del Grande Padre e della Grande Madre archetipici.

P.S. CLICCA QUI per leggere Slender Man: Psicologia del doppio genitore