Bohemian Rhapsody dei Queen

Caro lettore, bentornato per una nuova lettura immaginale.

Questa volta ci confrontiamo con il grande capolavoro dei Queen: Bohemian Rhapsody, canzone simbolo anche del film nelle sale cinematografiche.

Quindi, come da tradizione, cuffie alle orecchie e CLICCA QUI per ascoltare il capolavoro di Freddie Mercury e della sua band. La musica che ascoltiamo è una Rapsodia [variegata e ricca di spunti] Bohemièn  [anticonformista e libera].

Tentare di ascoltare la canzone dei Queen, e del compianto Freddie Mercury, cercando di capirla o di rispondere alla domanda: cosa significa? È una perdita di tempo, così come a volte è una perdita di tempo cercare compulsivamente significati alla vita nel disperato tentativo di controllarla.

Bohemian Rhapsody è il manifesto della libertà che ha la meglio sulla paura di perdere il controllo.

Ma ascoltiamola più da vicino.  .

Il viaggio di Sisifo

Questa è la vita vera o è solo fantasia? Travolto da una frana Senza scampo dalla realtà Apri gli occhi

Questa è la vita vera o è solo fantasia?

La domanda che apre la canzone rappresenta il tormento che ci avvilisce quando cerchiamo ossessivamente di capire. Possiamo realmente rispondere a questa domanda? Possiamo avere il controllo sul mondo attraverso i nostri pensieri?

Mi ama o non mi ama? Sono buono o cattivo? Vivere o morire? Amare o odiare? Sono colpevole o innocente? 

Questo tipo di domande ci limita e ci trasforma in marionette prigioniere dei nostri pensieri; ci incatena a noi stessi, condannandoci, come Sisifo, a scalare una montagna in eterno senza mai riuscire ad arrivare fino in cima. 

Bohemian Rhapsody è la frana musicale di cui Sisifo ha bisogno per liberarsi da sé stesso. Frana, etimologicamente, significa rompere, ed è proprio la rottura che ci permette di fuggire dai loop compulsivi del pensiero e dalla paura di perdere il controllo.

Il flusso musicale di Bohemian Rhapsody è terapia sotto forma di rottura, come una forza che ci libera dal controllo che ci impartiamo.

L’ingovernabilità della vita 

Alza lo sguardo al cielo e vedrai
Sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di essere capito
Perché mi lascio trasportare, sono un indolente,
[Because I’m easy come, easy go]
Un po’ su, un po’ giù
Comunque il vento continua a soffiare, a me non importa
[Little high, little low
Any way the wind blows doesn’t really matter to me, to me]

Il vento continua a soffiare e noi siamo proprio come canne al vento [G. Deledda]. Non abbiamo modo di controllare il destino, che in questo caso è rappresentato dal vento che ci scuote, ci smuove o ci mantiene fermi. 

Nel testo notiamo il movimento su/giù (un po’ su, un po’ giù) che è proprio anche del mito di Sisifo. Un ragazzo povero perché imprigionato nel suo unico movimento, nella sua zona di comfort: salire e scendere.

Il fine di questo movimento è di controllare la realtà, la quale si presenta come il macigno di Sisifo, da trascinare fino al punto più alto della montagna. Se rimaniamo nella nostra zona di comfort, anche se sofferenti, abbiamo la sensazione di tenere sotto controllo la realtà che ci circonda. 

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Chiamare a consiglio la morte 

Mamma, ho appena ucciso un uomo,
Gli ho puntato una pistola alla testa,
Ho premuto il grilletto, ed ora è morto.

È la morte che ci permette di perdere il controllo di noi stessi. In che modo?  [Per leggere un testo musicale bisogna guardarlo con gli occhi di Psiche, ovvero con uno sguardo in trasparenza che non letteralizza il significato delle parole, ma lo rende poetico.] In alcuni momenti della vita siamo costretti ad uccidere parti di noi stessi. Come diceva Carlos Castaneda, negli istanti difficili della vita dobbiamo chiamare a consiglio la morte per rinunciare a noi stessi.

La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti, come a te capita sempre, che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero; la tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta veramente al di fuori del suo tocco. La tua morte ti dirà: “Non ti ho ancora toccato”.  [Carlos Castaneda]

Nel nostro caso, chiamare a consiglio la morte significa lasciarsi andare e rinunciare alla parte controllante. Sisifo deve chiamare a consiglio la morte per capire che lui è già morto chiuso nei suoi pensieri ossessivi. 

Mamma, la vita era appena iniziata,
ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via
Mamma, Non volevo farti piangere
Se non sarò tornato a quest’ora domani
Va avanti, va avanti, come se niente fosse stato
Troppo tardi, è venuta la mia ora,
Rabbrividisco
Il corpo mi fa male in continuazione,
Addio a tutti, devo andare
Devo lasciarvi tutti ed affrontare la verità
Mamma, Non voglio morire,
Qualche volta vorrei non essere mai nato
Intravedo una sottile sagoma d’uomo
Scaramouche, Scaramouche, ballerai il Fandango?
Fulmini e saette molto, molto spaventoso

Alcune domande, ad una certo punto della vita, ci causano conflitti interiori, i quali paiono incatenarci o immetterci in un circuito senza fine, un loop imprigionante di pensieri, emozioni, moralismi ed etichette.

Nel testo, Freddie Mercury, descrive magistralmente il senso di insicurezza e incertezza che proviamo quando siamo sull’orlo di un baratro non sapendo se è bene resistere continuando a vivere come sempre, o buttarsi lasciandosi andare. 

L’indecisione e la riflessione ci trattengono. Catturati dai nostri pensieri intrusivi, assomigliamo a dei ballerini di Fandango, una danza andalusa, e intravediamo la sagoma sottile e spaventosa di un uomo circondato da fulmini e saette: Zeus, l’ombra del dio greco, un dio razionale, autoritario e controllante, dal quale stiamo cercando di liberarci con uno sforzo “titanico”, affrontando le paure più grandi. 

Fuori controllo

Galileo, Galileo, Galileo figaro Magnifico

Di fronte ad un’inflazione razionale e controllante di Psiche, la soluzione è rappresentata da Galileo, l’eretico, e Figaro, simbolo di follia e ribaltamento.

Lasciarsi andare al flusso di queste energie vitali significa vivere la vita in modo eretico, folle e ribaltante. L’inflazione apollinea, sintomo controllante del mondo di oggi, si sgretola sotto le note degli strumenti musicali dei Queen. Il Galileo interiore ci permette di sfidare l’autorità che noi stessi ci siamo imposti, così come il Figaro interiore ribalta le nostre convinzioni e i dettami autoimposti.

Magnifico!

Ma sono solo un povero ragazzo
e nessuno mi ama
solo un povero ragazzo di povera famiglia
Risparmiate la sua vita da questa mostruosità
mi lascio trasportare, sono un indolente,
mi lascerete andare?
No, non ti lasceremo andare lasciatelo andare
Non ti lasceremo andare lasciatelo andare
Non ti lasceremo andare – lasciatemi andare
Non ti lasceremo andare – lasciatemi andare
No, no, no, no, no, no, no
Mamma mia, mamma mia, mamma mia lasciami andare
Beelzebù ha messo un diavolo da parte per me,
Così pensate di potermi lapidare e sputarmi in un occhio
Così pensate di potermi amare e lasciarmi morire
Oh tesoro non puoi farmi questo
Devo solo uscirne
Devo solo uscire dritto via da qui
Niente veramente importa
Chiunque può capirlo
Niente veramente importa, niente veramente m’importa,
Comunque il vento continua a soffiare…

Questi versi descrivono la lotta interiore, il momento nel quale balliamo tra il lasciar andare i pensieri o trattenerli, tra il vivere e il morire. Questo è proprio ciò che ci diciamo quando siamo di fronte alla Paura che ci blocca. Qualsiasi cosa accada però, il vento continua a soffiare, dandoci continue opportunità di liberazione dai gioghi personali.  .

Conclusioni

C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi. [Fernando Pessoa]

Questa è la Rapsodia Bohemièn, questa è Bohemian Rhapsody descritta magistralmente da Fernando Pessoa.

Questa canzone è la risposta alle domande insolvibili della vita, è la metafora del passaggio per non rimanere lontani da sé stessi, imprigionati dalle proprie catene.

Cantare Bohemian Rhapsody significa saper osare: avventurarsi nel passaggio, saper abbandonare i vecchi vestiti indossati, dimenticando sé stessi e lasciandosi andare. Il controllo sulla Psiche è una mera illusione, perché essa ci richiama continuamente a sé come vento e come soffio vitale. .

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Info sull'autore

Michele Mezzanotte

Psicoterapeuta, Direttore Scientifico de L'Anima Fa Arte. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

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