Sono narcisista?

Quel povero Narciso! Era poi così bello? Io lo amavo solo perché potevo vedere, nello specchio dei suoi occhi, la mia bellezza. [Oscar Wilde fa parlare la fonte dove annegò Narciso]

Quasi una beffa per il povero Narciso. Condannato dagli dèi ad essere bello per sé e per gli altri. Sarà solo Eco a salvarlo permettendogli di conoscere sé stesso. 




Ho un disturbo narcisistico di personalità? Il mio partner è un narcisista patologico?

Sembra che il narcisismo sia uno dei disturbi più diffusi ai giorni nostri, ma, spesso, è confuso con la dinamica manipolatoria. Donne e uomini soffrono perché incontrano un partner narcisista.

Secondo il senso comune, un uomo narcisista potrebbe affermare: sono pazzo, pazzo di me! [Maurizio Bettini]

Partiamo da un presupposto psicologico contemporaneo: ognuno ha un Narciso dentro di sé. La differenza tra normalità e patologia potremmo riscontrarla nella risposta a queste domande: come si manifesta Narciso nella nostra Psiche? Cosa rappresenta Narciso nella nostra Psiche? 

In questo articolo indagheremo insieme l’inconscio di Narciso.

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La solitudine di Narciso

Per i narcisisti patologici sembra che il mondo sia solo uno specchio.

Nel mito, però, è evidente che non sia così. Lo specchio è presente solamente alla fine della storia, e funge da “risoluzione” della storia stessa.

La morte di Narciso rappresenta, come vedremo, la sua evoluzione psichica.

Ciò che sfugge ai patologizzatori seriali è l’origine del mito di Narciso. Il giovinotto, nato bello, portava con sé una condanna degli déi: sarebbe vissuto a lungo, restando bello, solo se non avesse guardato il suo stesso volto. Così Narciso decise di vivere una vita isolato nelle foreste, passeggiando con il suo cavallo e andando a caccia.

Narciso NON poteva incontrare specchi, né fisici né metaforici [specchiandosi nell’altro]. 

Quindi una delle caratteristiche peculiari di Narciso è la solitudine. Una solitudine scelta per non andare incontro ad una morte metaforica, la morte della nostra immagine che ci isola dal mondo. Effettivamente, la relazione con l’altro ci mette in contatto con la morte dell’immagine che abbiamo di noi, per incontrare l’immagine che l’altro ha di noi.

Restare soli ci permette di essere immortali e intoccabili, lontano dai pericoli del mondo, ma esposti al cospetto dei demoni interiori.

Narciso si manifesta dentro di noi quando preferiamo non guardarci allo specchio per non morire, quando non vogliamo rinunciare all’immagine che abbiamo di noi stessi. 

Narciso il cacciatore

Il primo a parlare di narcisismo fu Freud, che ebbe la grande e rivoluzionaria intuizione di parlare della Psiche attraverso i miti.

Per Freud il Narcisismo NON era una patologia, ma un passaggio obbligatorio dello sviluppo. Narciso diventa patologia quando si incista nella Psiche di un individuo, vivendo ritirato nella foresta.

Narciso nella foresta è un cacciatore che, etimologicamente, è colui che si sforza di prendere qualcosa. L’inconscio di Narciso ha la forza di prendere qualcosa per sé.

Nella psicopatologia del disturbo narcisistico di personalità troviamo il mito del cacciatore: modalità affettiva di tipo predatorio. 

La psicopatologia moderna in questo caso ha preso un grandissimo abbaglio. Infatti, Narciso, nel mito, non è un cacciatore di donne, ma un cacciatore di cervi. La psicopatologia ha frainteso la potenza dell’immagine del cacciatore.

Essere Narciso significa sforzarsi di prendere qualcosa; ma cosa caccia un Narciso? Un cervo.

Il cervo è simbolo di immortalità, vitalità e rinascita [ricordo che nel mito greco di Ciparisso, la morte del Cervo è all’origine del Cipresso, simbolo di immortalità ed eternità].

Essere Narciso significa sentirsi soli e morti, lontani dal mondo e dagli altri, sentire la vita che si allontana e fare di tutto per riprenderla attraverso la metafora della caccia al cervo. 

Chi “soffre” di Narcisismo cercherà di afferrare, agguantare, acchiappare, prendere qualcosa che vuole con tutte le sue forze, qualcosa che non lo faccia sentire solo e che gli consenta di sentirsi vivo. 

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Ogni Narciso ha la sua Eco. Le donne di Narciso

Narciso, condannato alla sua solitudine, ha ora due strade: rimanere cieco, come suggerisce il poeta Fernando Pessoa, godendosi il fresco delle acque di lago, o guardare sé stesso.

Per guardarsi dentro, ogni Narciso ha bisogno della sua donna Eco, una donna che gli faccia provare, per la prima volta, l’esperienza dello specchio. 

Il Narcisista disdegna ogni persona che lo ama per rimanere nell’inferno della sua solitudine. Solo Eco riesce a “sbloccare” la sua Psiche. A livello mitologico, quindi psicologico, ogni Narciso ha bisogno della sua Eco, della propria ninfa della montagna da rifiutare, per uscire dalla sua solitudine.

Narciso infatti non potrebbe mai vivere e innescare la punizione divina se non incontrasse Eco che, a sua volta, è una donna maledetta.

La donna Eco è una donna che è, anch’essa, condannata dagli dèi a ripetere solo le ultime parole dell’altro. Una donna che specchia Narciso perché lo ripete sempre, quindi lo ammira, lo pensa, lo guarda, dice ciò che dice lui: è il suo specchio. 

Eco è la metafora della punizione divina di Narciso. Ma ricordiamoci che una punizione è data per avere un’opportunità di cambiamento, non è mai fine a sé stessa.

Così l’opportunità di Narciso è incontrare Eco, specchiarsi per la prima volta, ascoltare le sue parole che altrimenti da solo non avrebbe mai potuto ascoltare, e innamorarsi di sé stesso.

Specchiarsi è l’opportunità di Narciso per far morire sé stesso nella sua solitudine.

Conclusioni

Brucio d’amore per me stesso, suscito e subisco la fiamma [Narciso nelle Metamorfosi di Ovidio]

La fiamma dell’amore circonda Narciso e lo rende solo. Non riesce più a vedere sé stesso, ha bisogno di uno specchio per potersi guardare, uno specchio rappresentato da un’altra persona.

Questo è il grande errore della psicopatologia moderna: considerare lo specchiarsi la patologia di Narciso. Al contrario, il potersi specchiare è la liberazione di Narciso. 

Narciso, nella versione originale del mito, quando si specchia nell’acqua, non si innamora di sé stesso, come banalmente si crede, ma di un ombra e di una speranza. Intravede l’ombra della sua Psiche solitaria e sente l’odore della speranza di poter “guarire” da sé stesso.

Spem sine corpore amat, corpus putat esse, quod umbra est. [Narciso nelle Metamorfosi di Ovidio]

Solo quando si è immerso per osservare meglio l’ombra e la speranza, si accorge che è lui stesso.

Per poter cambiare è necessario innamorarsi della propria ombra e della speranza, ovvero attivare la fede psicologica che permette il cambiamento. La morte di Narciso, infine, genererà un fiore.

Mutare? Quando i colli muteranno.
Esitare? Quando il sole
dubiterà se il suo splendore
sia lo splendore perfetto.

Saziarmi? Quando il narciso
sarà sazio di rugiada:
soltanto allora, amico mio!
mi sazierò di te.

[Emily Dickinson]

Per Narciso è impossibile saziarsi di acqua di rugiada, che non basta a specchiarsi veramente. L’unica via è immergersi nelle profondità oceaniche della Psiche dimenticando sé stessi, innamorandosi di sé stessi, ed esplorandosi. Finalmente Narciso riesce così ad avere il primo vero contatto con sé stesso che fino ad ora gli era stato precluso.

Solo quando Narciso riuscirà a specchiarsi, saprà liberarsi dalla sua condanna divina.

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