Psicologia della quarantena

La prima settimana si passa tra lo stupore e l’incredulità. È la settimana dell’adrenalina, dei flashmob fuori al balcone, della resilienza e della formazione reattiva. 

La seconda settimana è il periodo nel quale gli entusiasmi e la scarica adrenalinica vengono meno. La paura comincia a farsi strada tra le brecce delle nostre mura difensive. 

La terza settimana sarà quella della depressione, e nelle settimane a venire ci sarà un rimodellamento fisiologico delle nostre funzioni psicologiche. 

Quelle che seguiranno saranno settimane di trasformazione accompagnate, come da copione, da crisi, depressioni, attacchi di panico, ribellioni, rifiuti alla morte metaforica e al cambiamento. Già da ora sembra che al nord stiano aumentando i casi di TSO.

La nostra salute psicologica andrà peggiorando, perché entreremo in contatto con le immagini più profonde della psiche. 

La quarantena ci sta modificando radicalmente. Tuttavia c’è chi la ama e chi la odia. C’è chi sta vivendo la quarantena come una sofferenza e chi come un’opportunità. Questa ambivalenza esprime due modi radicalmente diversi di vivere gli effetti psicologici di questa prigionia “salutare!”

Il contatto forzato

Se da un lato è vero che siamo distanti dagli amici, dagli amori, dal lavoro, etc… Dall’altro siamo in contatto forzato con le persone che abitano insieme a noi. E non sempre è piacevole. In molti casi il numero di litigi aumenta, in altri si vive una sorta di guerra fredda mascherata da un politico #vatuttobene.

Il mio pensiero va a tutte quelle persone che stavano cercando di fuggire da casa e che invece ora sono costrette a rimanere dentro, emulando e dissimulando comportamenti per quieto vivere. 

Ma penso anche all’altra faccia della medaglia. Ovvero a quelle persone che ritroveranno dentro casa ciò che avevano dimenticato, o che si libereranno da ciò che nella vita quotidiana vivevano come un peso sul petto.  

Cronos: la depressione

Nei giorni che verranno la tristezza e la nostalgia si faranno lentamente spazio all’interno della nostra Psiche fino ad esplodere come depressione, il grande sintomo castratore.

Cercheremo di aggrapparci con tutte le nostre forze ai nostri modelli di vita precedenti, ma Cronos, il dio greco della depressione, con il suo falcetto, avrà la funzione di tagliare tutto ciò che di obsoleto e vecchio c’è in questo momento.

Tuttavia la depressione, oltre ad essere Cronos, è anche Saturno, sovrano dell’età dell’oro. Se sapremo eseguire i tagli che ci propone Cronos riusciremo ad adattarci a questo strano periodo di reclusione, se invece resisteremo, la depressione si farà sempre più potente e ci logorerà fino a farci perdere tutte le forze vitali.

L’archetipo dell’invalido e la psicosi

In questo periodo di reclusione dovremo inoltre fare i conti con quello che Adolf Guggenbühl Craig chiamava l’archetipo dell’invalido.

L’archetipo dell’invalido è quella condizione nella quale ci sentiamo impotenti, impossibilitati al movimento, sospesi tra la vita e la morte.

Efesto è la rappresentazione mitologica di questo archetipo eternamente ferito, chiuso all’interno di un vulcano a lavorare la forgia.

Aspettiamo invano un miglioramento, ma l’unica cosa che possiamo fare è vivere l’archetipo dell’invalido nel quale non esiste un possibile miglioramento ma solo un sostare nella sospensione tra la vita e la morte.

Oggi siamo schiavi del culto dell’integrità, della salute, della totale rotondità, della perfezione secondo il modello dei mandala (A.Guggenbühl Craig, Deserti dell’anima, p.48) Saremo in grado di essere invalidi?

D’altro lato l’archetipo dell’invalido può essere anche fecondo e produttivo, antiflazionistico e moderato. Ci facilita nelle relazioni con l’altro e nel capire che l’indipendenza e l’autonomia sono solo una mera fantasia. In realtà siamo sempre dipendenti da qualcuno o da qualcosa.

Psicosi: deprivazione sensoriale

Non rispettare l’archetipo dell’invalido di conduce direttamente negli antri più oscuri delle psicosi.

In questi giorni di deprivazione si potrebbero aprire, prepotentemente, porte di Psiche alle quali non eravamo preparati.

In assenza di emozioni e di sensazioni, la Psiche attiva la fantasia e comincia a crearne atuonomamente. Tuttavia non siamo in grado di controllare le nostre fantasie e, vivendo in una situazione di pericolo, sicuramente non usciranno immagini di campi fiorati e cieli splendenti, ma verranno fuori tutti i mostri psichici ed emozioni distruttive.

Anche in questo caso c’è chi ama la deprivazione sensoriale e la libertà che ne consegue, mentre c’è chi la odia perché ha paura di essere libero. 

La punizione divina

Sembra quasi che stiamo vivendo una collettiva punizione divina: la punizione di Tantalo. 

Tantalo fu condannato ad un supplizio eterno: immerso in una palude, non poteva bere, perché l’acqua si ritraeva ogni volta che le sue labbra riarse si avvicinavano; tormentato dalla fame perché con riusciva a toccare il cibo dell’albero con le mani; e in pericolo di morte perché sull’albero che lo sovrastava c’era un grande masso sempre sul punto di cadergli in testa.

Stiamo vivendo proprio questo periodo mitologico: imprigionati in una palude tendendo le mani alla vita ma potendola solo sfiorare, con il pericolo di morte pendente sopra la nostra testa che impedisce di muoverci più di quanto ci abbiano permesso.

Conclusioni: isolamento e reclusione

Thomas Moore nel Lato oscuro dell’eros afferma che la civilizzazione stenta a permettere all’immaginazione di vagare liberamente, mentre la reclusione e l’isolamento liberano paradossalmente il potere delle immagini.

Una delle conseguenze psicologiche dell’isolamento è la libertà della Psiche di poter immaginare. Una libertà, tuttavia, pericolosa, perché siamo incapaci di gestire le nostre immagini, emozioni e sensazioni. 

Così in queste settimane saremo sovrastati delle potenti immagini della Psiche, condizionati negativamente dai mass media. Saranno immagini di morte, di sofferenza, di dolore, di rabbia. L’onda di emozioni sarà ingestibile e sarà difficilissimo uscirne senza conseguenze.

Tuttavia, sono tre le parole che potranno condurci alla fine della quarantena: consapevolezza, accettazione e resa. La nostra vita per come era prima è finita, siamo metaforicamente morti, è ora di far nascere un nuovo “essere noi stessi“.

Se seguiremo queste tra piccole ma grandi indicazioni, riusciremo a portare a termine la nostra resistenza silenziosa contro un nemico invisibile.

P.S. CLICCA QUI per leggere L’impatto psicologico del Covid-19. Cosa accadrà dopo?