Un Natale di-sperato

A colui che attende giunge ciò che attendeva, ma a colui che spera capita ciò che non sperava (Alessandro D’Avenia)

Avere speranza. Avere fiducia. Credere che domani potrà andare meglio. Utopie. Illusioni. Il mantra dell’”avere speranza”, il mantra di augurare “buon anno nuovo” è un inganno dell’immaginario. Una trappola mentale. È il principio alla base della lotteria di capodanno. È il messaggio implicito che ognuno di noi vive quando sta finendo un anno. Ancora di più alla fine proprio di questo anno. Avere speranza è una sorta di droga della mente, a volte capace di offuscare la nostra capacità di mettere in moto strategie e pensieri di crescita. Avere speranza è un pericolo psicologico.

Natale vuol dire di(speranza)

Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare (Giovanni Paolo II)

L’avete letto già in tanti articoli: questo sarà un Natale diverso. È stato un anno drammaticamente diverso. Abbiamo appeso a finestre e balconi striscioni con la scritta “andrà tutto bene”. Abbiamo messo in atto comportamenti e adeguato la nostra vita a prescrizioni, nella convinzione che tutto questo sarebbe servito a farla finita presto con questa maledetta pandemia. Nel lockdown di primavera eravamo in attesa della scadenza di ogni DPCM come un bambino attende la fine della notte del 24 dicembre. Credevamo di avere visto la luce in fondo al tunnel con l’inizio dell’estate. Oggi vediamo la luce in fondo al tunnel grazie all’inizio delle campagne di vaccinazione. Ma l’obiettivo è lontano da raggiungere. Ed ecco che questo Natale rischia di diventare il Natale della speranza disillusa. Una festa che accettiamo di modificare, ma per un fine lontano da raggiungere. Una scelta simile ai giocatori che scommettono i soldi per pagare le bollette nell’inganno delle slot machine o di qualche lotteria. Ci si illude che in quelle luci, nei suoni della macchinetta da gioco, ci siano i colori e i suoni di un futuro migliore. D’altronde, perché non investire 5 o 10 euro con la possibilità di guadagnarne mille volte in più? È una illusione attraente. Così come è un incentivo alla speranza quello di partecipare a una lotteria sugli acquisti, prendere parte a un rimborso del 10 % sugli acquisti. Poco importa se questi acquisti non potranno essere condivisi nei modi in cui eravamo abituati. Ciò che conta è avere il messaggio che vale la pena continuare a fare acquisti.

Il rischio della speranza di questo natale è proprio nell’idea di “presto”, nelle scadenze che diamo ai nostri sacrifici. Compiamo scelte e azioni molto spesso per risultati che non desideriamo o che sono irraggiungibili per come li avevamo pensati. E passiamo dalla speranza alla delusione. Una delle trappole mentali più semplici da incontrare nel cammino di vita di ciascuno di noi.

E a Natale è tanto facile incorrere nelle delusioni. Le abbiamo provate quando eravamo bambine e bambini, con Babbo Natale che sbagliava regalo o con quel paio di guanti al posto di un giocattolo. Le abbiamo provate a ogni età quando quel parente a cui eravamo affezionati non avrebbe potuto partecipare alla cena della vigilia. Abbiamo sentito il sapore della delusione ogni volta che la persona di cui eravamo innamorate/i non corrispondeva al nostro sentimento e a Natale non pensava minimamente a farci un regalo.

Da adulti le delusioni diventano più complesse, ma ugualmente dolorose. Ecco perché, soprattutto in questo Natale, la speranza si può tramutare con facilità estrema in una delusione fragorosa. Soprattutto in questo Natale possiamo scoprire che tanti sacrifici così pesanti a volte sembrano non servire a nulla, sembrano svanire nel nulla e lasciarci con le mani ancora più vuote. E ogni volta rimettere insieme i cocci di un’anima delusa è sempre più difficile.

Avere speranza e avere obiettivi

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte (Khalil Gibran)

C’è una differenza sostanziale fra l’avere speranza e l’avere obiettivi da raggiungere o che speriamo di raggiungere. Innanzitutto c’è un’idea di fondo nell’avere speranza: non dipende solo da noi. in questo senso la speranza diventa intima amica della fortuna, in un’alchimia mistica, in cui l’essere umano è relegato nei confini di chi subisce qualcosa. Avere speranza può significare l’affidarsi a qualcuno o qualcosa con capacità salvifiche, quasi a volerci sciogliere dai vincoli dell’impegno e, perché no, del fallimento.

Il fallimento. Una realtà centrale per la crescita. Una realtà che tante e tanti di noi provano a evitare come la peste o come il covid. Il fallimento ha in sé un’idea negativa, di crollo. La psicologia ha, a parer mio, la possibilità di vedere le cose da un’altra prospettiva:  nel fallimento c’è l’opportunità di ri-nascere o di tornare a crescere.

Chi di noi potrebbe mai avere speranza nel fallimento? Chi di noi potrebbe desiderare un fallimento?

Ecco la differenza sostanziale fra la speranza e gli obiettivi da raggiungere. Se la speranza fallisce, perde quel significato salvifico a cui siamo abituati.

Nel Natale cristiano c’è la speranza della divinità che scende sulla Terra. La divinità a cui è stato attribuito il potere di fare miracoli, addirittura di sconfiggere la morte. Anche se un’attenta lettura della Bibbia aiuterebbe a capire che non esistono miracoli se non quelli compiuti dall’umanità, la nostra idea di speranza è indistricabilmente connessa all’idea del miracolo.

Gli obiettivi no. Gli obiettivi per loro natura comprendono anche la possibilità del fallimento.

In altre parole, un Natale di speranza potrebbe portare con sé l’idea che i sacrifici che tutte e tutti noi stiamo compiendo da domani spazzeranno via le difficoltà. Un’illusione. Una trappola mentale che sicuramente ci aiuterebbe ad affrontare con più leggerezza le difficoltà del presente ma che ci costringerebbe ad assaporare ancora una volta il sapore aspro della delusione.

Un Natale di obiettivi da raggiungere, invece, vorrebbe dire investire la nostra psiche di responsabilità consapevoli. Un ragionamento troppo razionale e troppo poco emotivo? Niente affatto. Perché richiede uno sforzo che va a inglobare la nostra sfera affettiva, la nostra vita sentimentale, il nostro bisogno di concederci la fanciullezza almeno una volta l’anno.

E allora ecco una via di mezzo: avere speranza, non in assoluto, ma per obiettivi raggiungibili.

Conclusioni

Uno dei motivi più forti che conducono gli uomini all’arte e alla scienza è la fuga dalla vita quotidiana con la sua dolorosa crudezza e la tetra mancanza di speranza, dalla schiavitù dei propri desideri sempre mutevoli (Albert Einstein)

Nessuno si salva da solo. E soprattutto nessuno può salvarsi senza se stessa/o. Avere speranza può essere un inganno da cui è impossibile liberarsi. Se per speranza intendiamo confidare nell’impossibile, nell’irrealizzabile. Dobbiamo confidare o imparare a fidarci e a confidare prima di tutto su noi stessi. E sperare così in noi e nelle nostre capacità di raggiungere i nostri obiettivi.

Se speriamo che un Natale in lockdown ci liberi dal Covid, beh… credo che resteremo sicuramente delusi. Se invece confideremo nella nostra capacità di reinventare il Natale per combattere il Covid, allora forse la delusione l’avremo evitata. Tutto ciò che circonda le nostre vite ha a che fare con noi stessi e con la nostra capacità di Vivere. In questo la speranza ha ben poco da fare.

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Info sull'autore

Teresa Di Matteo

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

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