Freud con le sue teorie ci obbliga a pensare; Jung invece ci permette di immaginare, di sognare, e ti sembra, addentrandoti nell’oscuro labirinto del tuo essere, di avvertire la sua presenza vigile e protettrice (Federico Fellini in Jung e la cultura del xx secolo, Aldo Carotenuto).

Introduzione

Chi era Federico Fellini? Un visionario, un genio, uno dei più grandi registi del novecento che è entrato a diretto contatto con la sfera di Psiche.  

L’incontro con Ernst Bernhard, psicoanalista tedesco, è l’avvio di un percorso intriso di Psiche.

Lo scopo del seguente articolo è di illustrare il rapporto con Bernhard e l’influenza che questo ebbe nella realizzazione dei suoi film. Psiche e le sue sfaccettature si impossessano di Fellini dando vita ai personaggi dell’“universo felliniano” che, proiettati su pellicola, danno voce e rappresentazione deii pensieri e delle emozioni del maestro.

Ernst Bernhard

Bernhard inizia il suo percorso formativo studiando per diventare pediatra, e lo diventa, successivamente però il suo orienetamento volge verso l’approccio della psicoanalisi. Ha il privilegio di studiare al fianco di Jung, dalle cui teorie rimane estasiato, ma si dedica anche all’approfondimento di temi come la teosofia e l’esoterismo che contribuiscono allo sviluppo successivo delle proprie teorie. Suo inseparabile compagno di vita e di studio è il Libro dei Mutamenti cinese, “l’I Ching”, pilastro di quella cultura orientale, e che Bernhard consulta come oracolo.

L’incontro con Fellini

L’incontro tra Bernhard e Fellini è casuale, sincronico, e lo stesso regista racconta del ritrovamento all’interno di una sua giacca di un bigliettino con appuntato un numero di telefono. Credendo che quel numero fosse di una bella donna – Maria –  incontrata qualche tempo prima, decide di comporlo con la sorpresa di avere la risposta di una voce maschile, con accento tedesco. È Bernhard che lo invita nel suo studio, interpretando l’imprevedibile e il curioso evento come “un’interessante coincidenza”.

Racconta Fellini che: L’ora in cui lo andavo a trovare più volentieri era quella del tramonto, quindi c’era un sole che a un certo momento rendeva tutto dorato il pulviscolo della stanza. C’erano grandi finestre e l’occhio si perdeva su un panorama sterminato di Roma, mentre giungevano i rintocchi di tutti i campanili. Sembrava di essere in una mongolfiera sospesa nell’aria.

Gli incontri tra i due durano all’incirca quattro anni, durante i quali Fellini ha modo di approfondire tematiche riguardanti la dimensione onirica e non solo, rimanendo particolarmente attratto dal quel testo divinatorio, “I Ching”, che imparò ad utilizzare e codificare proprio grazie all’aiuto di Bernhard.

Il rapporto con Bernhard e l’approccio con la psicoanalisi segna in modo indelebile l’espressività cinematografica di Fellini. I suoi film subiscono una mutazione, iniziando a riflettere aspetti onirici e profondi della sua psiche. Nascono 8 1\2 e Giulietta degli spiriti in cui trova respiro l’opera psichica di Fellini che si materializza  soprattutto in alcuni aspetti caratterizzanti alcuni protagonisti di quelle pellicole, come  Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) in 8 e ½: Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature, non avevo capito, non sapevo… com’è giusto accettarvi, amarvi… e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero.

8 e 1\2 si configura come un punto di svolta personale e professionale di Fellini, proprio nella capacità di proiettare il contenuto di personali aspetti psichici nel protagonista che riesce a ritrovare sé stesso dopo un periodo di stallo.

L’incontro con Jung

Grazie allo strettissimo legame con Bernhard, Fellini ha anche modo di conoscere il pensiero di Jung e le sue tecniche psicoanalitiche. Il regista viene colpito soprattutto dal modo in cui Jung esprime la psicologia del profondo e, studiandolo, individua l’elemento di connessione tra Jung e Bernhard proprio nell’I Ching, i quali sessantaquattro esagrammi hanno ispirato, tra l’altro, il termine junghiano di sincronicità.

Al riguardo Fellini, in “L’arte della Visione. Conversazioni con Goffredo Fofi e Gianni Volpi” afferma:

Jung, che non ho letto tutto perché tanti pezzi, devo ammettere, sono proprio per iniziati, mi è sembrato l’autore, il filosofo, il pensatore e soprattutto il compagno di viaggio più pertinente per il tipo psicologico così sfumato, contraddittorio quale con disinvoltura definiamo quello dell’artista.

L’aspetto onirico è stato un tema ispiratore di molti film del regista di Rimini. È importante sottolineare come Fellini per diversi anni tiene dei diari dei suoi sogni, accompagnati da disegni utilizzati per l’edizione de “Il libro dei sogni di Federico Fellini”. Al riguardo risulta utile richiamare una curiosità biografica legata al mondo dei sogni di Fellini che, prima di diventare regista, si trasferisce a Roma per fare il disegnatore lavorando per Marco Aurelio, la testata giornalistica satirica più rinomata all’epoca in Italia.

Fellini non abbandona definitivamente l’arte del disegno, prima con i contenuti dei sogni, poi collaborando con Milo Manara ed infine disegnando la copertina della “Città delle donne”. Proprio Il libro dei sogni può considerarsi un privilegiato angolo visuale di immagini oniriche del regista, il cui soggetto principale più spesso raffigurato è la donna. Christian Gaillard, nel libro “L’inconscio creatore” edito con Lella Ravasi, analizzando i sogni di Fellini, individua il soggetto principale di quel mondo felliniano nella moglie Giulietta, spesso però rappresentata nei panni di Gelsomina del film “La strada”, che è in contrasto con le rappresentazioni delle altre donne. Scrive Gaillard:  

È come se Fellini si fosse trovato per tutto un periodo diviso fra due figure, due tipi di figure femminili, che non si vede come potrebbero essere compatibili le une con le altre.

La fine del rapporto con Bernhard

Come ogni bella storia destinata a terminare, quella tra Federico Fellini ed Ernst Bernhard finisce nel 1965 quando il regista, impegnato sul set di Giulietta degli spiriti, riceve una telefonata dalla moglie di Bernhard che gliene annuncia l’improvvisa scomparsa.

Fellini stesso racconta una sorta di “sogno premonitore” fatto circa un mese prima della prematura scomparsa dell’amico: “Amore mio” dico travolto dalla commozione, vorrei aggiungere altro ma temo che Bernhard possa notare nel mio dolore una sfumatura istrionesca, di compiacimento letterario.

Fellini, nonostante il dolore per la perdita di quell’amico che più volte definisce come il suo vero padre, riesce a terminare le riprese di Giulietta degli spiriti che, se  non  risulta essere considerato tra le sue pellicole migliori, è probabilmente uno dei suoi film più intrisi di introspezione psicologica.

Conclusioni

Fellini resta indissolubilmente legato alla figura di Ernst Bernhard. Questo legame è documentato da un ritratto esposto all’interno del suo studio in Corso Italia, quasi a simboleggiare la figura di un santo protettore.

Con altrettanta devozione Fellini custodisce la copia personale di Bernhard  dell’ I Ching, avuta in dono dalla vedova dell’amico che il regista continua a frequentare per qualche tempo anche dopo il luttuoso evento.

La storia del rapporto di Fellini con gli aspetti di Psiche affascina, e se pensiamo che probabilmente il suo capolavoro più grande è nato da un confronto e da un’analisi della sua Psiche non possiamo far altro che sorridere.  

Personalmente adoro Fellini, lo considero una persona a cui non si può non voler bene e ringrazio Bernhard per aver contribuito all’espressione di un personaggio così unico.

Guido, an duvémm durmì stanòta. L’è la nota che e’ ritrat è móv i ócc’ […], t’arcórd cla parola: asa nisi masa, asa nisi masa, asa nisi masa! Bambina in 8 1\2

P.S. CLICCA QUI per leggere Scende nel mondo infero

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Info sull'autore

Gerardo Iannacci

Laurea magistrale Psicologia Clinica e della Salute. "Creare è vivere due volte". Albert Camus

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