Ade e il Mondo Infero

Quando penso alla psicologia del profondo sento sempre un’aura di fascino che mi avvolge rimandandomi a tempi lontani di ottocentesca atmosfera in cui il mistero dell’esplorazione era ancora vivo e possibile. Ora che ho Google Maps il profondo lo posso scorgere solo rivolgendo la testa verso il cielo ribaltando il senso del termine mentre osservo gli spazi siderali. Non è un caso che gl’indù chiamavano i cieli ‘acque superiori’ stabilendo un’immediata analogia tra le profondità marine e quelle celesti.

Come in alto così in basso.

A Zeus fu dato il cielo, a Poseidone il mare, ad Ade il mondo infero, le tre regioni inaccessibili agli umani confinati sulla pellicola terrestre. Se consideriamo cielo e mare come luoghi, l’Ade è il non luogo. Si presenta come una dimensione invisibile ed intangibile ai sensi ordinari, oggi diremmo oscura alla coscienza.

Con Freud la psicologia del profondo si apre al mondo infero

La psicologia del profondo deve la sua definizione al celebre psichiatra Eugen Bleuler (1857-1939), noto per aver diretto l’ospedale psichiatrico del Burghölzli e per essere stato il mentore di Jung nel periodo degli studi psichiatrici. Del profondo perché riferita agli strati sottostanti la sfera cosciente, pre-conscio, sub-conscio, in-conscio. Fu Freud che diede al termine ulteriore dignità stabilendo un collegamento inedito tra profondo e mondo infero.

Se non potrò commuovere gli dei celesti, muoverò Acheronte (in S. Freud, Interpretazione dei sogni, Boringhieri, Torino, 2011, p.13), è la locuzione tratta dall’Eneide di Virgilio con cui si dà inizio alla psicoanalisi. Un invito a scendere nei meandri dell’inconscio mediante l’analisi del racconto onirico. Tuttavia, Freud non fece altro che raccogliere una tradizione classica e vestirla di una forma originale adatta a permetterci di tornare a contatto con una dimensione di cui il cristianesimo si era completamente impadronito, lasciando qualche briciola a poeti, filosofi e visionari come Paracelso, Jacob Böhme, William Blake.

Il mondo infero non è l’inferno dantesco

Il mondo infero non corrisponde all’inferno come quello che Dante ci ha narrato, una lettura tra l’altro formatasi nel medioevo e largamente influenzata dal mondo persiano ed asiatico. Il regno che anticamente spettava ad Ade è una landa desolata ed invisibile, abitata da ombre diafane immerse in un campo senza sfondo come le nebbie dei film di Fellini.

È il luogo dove le anime dei morti risiedono, senza corpo, in forme di fantasmi esangui in perpetuo moto. Gl’inferi sono ciò che sta al di sotto del mondo dei vivi, un reame di ombre sotterraneo e speculare in tutto ad esso ma privo del sangue vitale tanto che evocare i morti richiedeva il sacrificio di un animale, un rito chiamato nekyia.

Il mondo delle ombre è il luogo delle nostre memorie

Il regno dei morti è il regno delle ombre e delle memorie dei fatti accaduti. All’ingresso del cimitero leggo: memorie e lacrime, preghiere e speranze. Come illustra il noto quadro di Böcklin, L’isola dei morti (1880-86), il cimitero si confonde con il mondo infero, un luogo dove andare alla ricerca non tanto dell’anima del morto quanto di quel mondo parallelo al nostro che giace nella foresta dei ricordi.

Parliamo quindi della psiche. “Detto senza mezzi termini: il mondo infero è psiche. Quando usiamo l’espressione ‘mondo infero’, facciamo riferimento a una prospettiva totalmente psichica, dove l’intero nostro modo di essere è stato desostanzializzato, spogliato della vita naturale, e tuttavia, in ogni forma, senso e dimensione, è la copia esatta della vita naturale (J. Hillman, Il sogno e il mondo infero, Adelphi, Milano, 2003, p.63)”

L’entrata nel mondo infero è l’espressione di un’esperienza reale che rivela l’entrata a contatto con il mondo psichico dove giacciono le immagini dei nostri cari estinti e tutto ciò che è oscuro e ignoto alla coscienza.

La psicoterapia è una porta al mondo infero

Il sogno, il culto dei morti, il teatro, la poesia e l’arte tutta sono porte che conducono al mondo infero.

Lo è in questo senso anche il momento dell’analisi psicoterapeutica. Quel fermarsi e raccogliere le idee, le parole difficili e sofferte che non escono, nutrire con le emozioni i simulacri verbali di un racconto, sono il sacrificio che evoca quel tempo e quel luogo invisibile agli occhi ma presente nella pancia, nel cuore e nella testa della coppia terapeutica.

Mi piace immaginare che una prima forma di analisi della psiche sia nata in un passato remoto, in quel momento in cui il protosapiens si soffermava in un triste silenzio sul corpo composto a salma di un morto, prima di coprirlo di pietre. In quel silenzio le azioni del giorno si oscuravano e lo sforzo era tutto diretto a ricordare l’amico o l’amata fino a poterlo sentire vivo nel suo mondo interiore buio e scuro. Nasceva così l’anima.

Conclusioni

Oggi facciamo lo stesso quando permettiamo ad una persona di sedersi in un luogo speciale, una poltrona protetta dal silenzio e dal mondo diurno, e lasciamo che tutto quello che viene da dire possa essere raccontato, in quello stream of consciousness che alimenta il fiume dei ricordi: l’Acheronte da transitare per entrare nel regno dei morti.

Il ricordo dei fatti passati diventa una prima ed immediata porta al mondo infero. Non solo mediante i sogni. Il tempo di Ade si evoca trattando ogni  discorso come se fosse un sogno. In quello stato posso iniziare a vedere le immagini per quello che sono ed è lì che inizia l’analisi.