La proiezione: quando vediamo nell’altro qualcosa di noi

Mio marito è proprio un disgraziato! Mia sorella è un egoista! Il vicino di casa è invidioso! La maestra ce l’ha con me! Sei proprio un paranoico! Ogni esclamazione, ogni singolo punto esclamativo porta con se la nostra più diffusa e mal usata competenza, il giudizio e il valutare l’altro. Dunque se ti è capitato di usare i punti esclamativi, certo di avere le idee chiare su chi avevi di fronte, ecco giunto il momento di ritirare le proiezioni e affidarti agli sbeffeggiamenti di quando eri piccolo, quelli del “chi lo dice sa di esserlo pappappero”.

Meccanismi di difesa cosa sono

Ma prima di parlare di sua maestà la Proiezione sarà il caso di menzionare i meccanismi di difesa e definire cosa siano: “Un meccanismo di difesa, nella teoria psicoanalitica, è una funzione propria dell’Io attraverso la quale questo si protegge da eccessive richieste libidiche o da esperienze di pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare direttamente”. La definizione è tratta semplicemente da Wikipedia. L’abbiamo scelta perché la più semplice anche se limitata. Per questo aggiungiamo che i meccanismi di difesa, come può essere l’elusività del camaleonte, le puzze della puzzola, il fingersi morto dell’opossum, servono per mantenerci integri.

Meccanismi di difesa come funzionano

Seguendo Freud quindi le difese sono strumenti con cui distorciamo la realtà per renderla digeribile. Un po’ come la masticazione lo è per la digestione, le difese psicologiche sono i nostri denti. Mastichiamo e mastichiamo. Le difese funzionano in modo semplice, ciò che è bene ci appartiene, ciò che è male appartiene al mondo e agli altri. E detta così sembra evidente che i meccanismi di difesa siano gli strumenti principali che abbiamo per conoscere il mondo. E sembra ancor più evidente che ognuno può conoscere il mondo soltanto attraverso le distorsioni che ne fa. Conoscere tutte le innate tecniche di distorsione è uno degli obiettivi della psicoterapia affinchè si abbia la possibilità di imparare a conoscere e convivere con le parti brutte di noi, quelle che, per comodità, avevamo attribuito al mondo.

La proiezione è il primo meccanismo di difesa.

Proiettare significa semplicemente “gettare avanti” e si tratta di un’azione che ci rimanda al mostrare, presentare, porre qualcosa sul nostro cammino per permetterci di procedere. Insomma il mondo è un’incognita, non ci è noto, specie quello psicologico. Ogni volta che siamo in relazione con qualcuno, cerchiamo di comprendere cosa ci abita, cosa ci anima, che emozione stiamo provando, cosa ci muove e cosa si muove dentro di noi. Stando dentro risulta essere poco visibile e osservabile, dunque lo gettiamo fuori, davanti a noi, su chi ci sta di fronte.

La funzione della proiezione

Questo da una parte ci rende visibile ciò che ci abita permettendoci di comprenderlo. Dall’altra la proiezione ci consente di porre a distanza ciò che è poco accettabile di noi. Le emozioni conflittuali, quelle politicamente scorrette vengono attribuite agli altri. Io ti amo ma tu mi odi, io faccio tutto per te e tu te ne freghi…

Jung aveva dato un nome alle parti psichiche di sé che ognuno ritiene essere poco nobili. Le aveva chiamate “Ombra”: un nome evocativo vero? Anche l’ombra si proietta sul terreno e coloro che non proiettano l’ombra sono solo gli esseri immateriali, le anime. Anche Dante si meraviglia del fatto che Virgilio non proietti la sua ombra. Questo significa che ognuno di noi tende a assumere la posizione di anima pura e immateriale, mentre ognuno di noi è Dante, con la sua ombra.

Proiezione, pregiudizio e difese.

Ma cosa faremmo se non potessimo proiettare? Non proiettare non è possibile, ogni singolo atto psichico è una proiezione della nostra struttura psichica sul mondo. Ogni teoria della psicologia, della fisica, della politica è una proiezione della struttura psichica di chi l’ha generata. Così Freud aveva una struttura psichica che si reggeva sui tabù, Einstein sulla relatività, Hitler sulla fobia di ciò che è straniero ecc. E insieme alla proiezione c’è il pregiudizio. Entrambi poggiano sull’immaginazione e, secondo Kant, sono la base della conoscenza. Non possiamo non vivere di pregiudizi e di proiezioni.

Conclusioni: ritiro delle proiezioni

Dunque la proiezione non può essere demonizzata, anzi è necessaria. Ma una prima considerazione va fatta su chi abbiamo di fronte. Per proiettare abbiamo bisogno di uno schermo e se l’altro diventa il nostro schermo non dobbiamo stupirci se si schermerà. L’invito è dunque non tanto a non proiettare ma a farlo cum grano salis e prevedendo un ritiro delle proiezioni. Imparare a riconoscerci nelle opinioni negative che diamo degli altri, osservare che quando diciamo “sei egoista, invidioso, cattivo, brutale ecc.” stiamo solo pescando quella parte di noi che ha la stessa forma che sembra avere chi abbiamo di fronte.  Una soluzione semplice per gli equivoci? Sostituire i punti interrogativi ai punti esclamativi.

Ps CLICCA QUI per leggere Meccanismi di difesa quando sono utili e quando no

Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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