Eros il capriccioso dio dell’amore

Mi piace scoprire che la divinità più potente del mondo antico non è inserita né all’interno del pantheon olimpico e neanche viene rappresentata in modo dignitoso. La cosa, se riflettiamo con attenzione, è veramente sorprendente. Sto parlando di Eros, il dio dell’amore. In realtà Amore o Cupido è il nome latino che gli è stato attribuito facendo in tutti casi riferimento non all’amore romantico quanto all’attrazione sessuale ed ai sentimenti che da essa derivano.

Eros è una divinità che agisce dietro le quinte, tanto che la sua figura è tutt’ora esistente nel nostro linguaggio comune, depersonalizzata ed usata come un concetto abbastanza chiaro per tutti. È erotico ciò che attrae l’attenzione per via sessuale suscitando desiderio e passione. Eros è sinonimo di libido potremmo ben dire che esso è l’anima dell’anima. Tanto che il racconto più utilizzato per scandagliare i misteri dell’eros è la favola di Amore e Psiche contenuta nell’Asino d’oro dello scrittore latino Apuleio (II° sec. DC). Dall’unione di Amore e Psiche nasce una figlia chiamata Voluttà.

Tornando all’immagine mitologica più diffusa di Eros troviamo però un personaggio tutt’altro che nobile ed organizzato come immagineremmo dovrebbe essere un dio.

“Eros era un fanciullo ribelle, che non rispettava né l’età né la condizione altrui, ma svolazzava con le sue ali d’oro scoccando frecce a caso e infiammando i cuori con le sue terribili torce (R. Graves, I miti greci, Longanesi, 2008, p.48).”

Capiamoci, Eros non aveva solo il potere di far innamorare i mortali, Eros faceva innamorare chiunque colpiva con le sue frecce! Tant’è vero che la sua origine, secondo le fonti esiodee ed orfiche, risale all’origine stessa del cosmo.

Eros è il dio che ha dato origine al mondo

“Fecondata dal vento, la Notte depose il suo uovo d’argento nell’immenso grembo dell’oscurità. Dall’uovo balzò fuori il figlio del vento, un dio dalle ali d’oro chiamato Eros, dio dell’amore. (…) Tale storia aveva anche un’altra versione, secondo la quale nella parte inferiore dell’uovo c’era la Terra e Cielo e Terra si accoppiavano. In ciò si manifestava l’azione del dio, di Eros, che li aveva portati alla luce; egli li spinse all’unione (K. Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Mondadori, Milano, 1989, p. 31,)”.

Eros è considerato l’agente che ha permesso alla Terra ed il Cielo di unirsi, senza la sua azione non esisterebbe il nostro universo. Non esageriamo nel dire che la sua funzione è equivalente a quella dello Spirito Santo. Entrambi esprimono quell’elemento mistico e superiore che permette alla vita di nascere, l’energia prometeica che è la radice dell’esistenza.

Ora, questa divinità così importante se la spassa indifferente ai problemi del mondo e dei drammi umani ed olimpici andando in giro a diffondere la forza attrattiva sessuale senza un piano o un criterio ma a caso! Lo dimostra anche il detto che l’amore è cieco. In più Eros è stato ridotto ad essere rappresentato come un piccolo angioletto nudo che va in giro a seminare il panico amoroso con l’innocenza di un ragazzino che fa scherzi innocenti. Un po’ come mettere in mano un AK-47 carico ad un bambino e lasciarlo scorrazzare dentro un centro commerciale! Eppure, per quanto assurdo, il mito ci rappresenta Eros in questo modo. Ed anche i mitografi stessi sembra abbiano difficoltà ad accettare questo e continuamente hanno cercato di affidarlo a dei genitori divini quasi a voler dare a loro la responsabilità indiretta delle sue azioni.

“Esiodo lo pone accanto a Gaia, ‘il più bello fra gli dei immortali’, senza genitori, all’inizio dell’ordine cosmico, ma più tardi fu immaginato figlio di Hermes e Persefone o Ares e Afrodite o ancora di altre coppie divine, in relazione all’aspetto funzionale che se ne voleva evidenziare (AA. VV., Diz. Civiltà Classica, Bur, 2001, p. 964)”

Eros, Ermes e l’archetipo del fanciullo

Non può passare senza attenzione la somiglianza tra Eros ed Ermes. Entrambi sono giovani ed indisciplinati. Sono inoltre dotati di ali e se Eros è il simbolo dell’unione sessuale Ermes è il simbolo del potere dell’intelletto e del linguaggio. Infine, nei secoli entrambi si sono distinti tra tutti gli dei tanto da essere assunti a mezzo e meta della trasformazione psichica e le loro qualità sono state inglobate nella figura del Cristo o della Pietra Filosofale. Jung ci aiuta a comprendere questa funzione psicologica riconducendo le caratteristiche di questi dei all’archetipo del fanciullo. Il bambino o il ragazzino sono la manifestazione della psiche nella sua forma più creativa ed energetica perché il germe vitale in loro è al massimo della potenza e perché non sono ancora vincolati in rigidi schemi mentali. Jung situa il fanciullo su di una linea di confine che contiene la manifestazione psichica, l’insieme delle rappresentazioni organizzate, al limite tra la vita e la morte.

“Il fanciullo rappresenta simbolicamente l’essere preconscio e quello postconscio dell’uomo. Il suo essere preconscio è lo stato inconscio della piccolissima infanzia; l’essere postconscio è un’anticipazione per analogiam della vita dopo la morte (C. G. Jung, Psicologia dell’archetipo del fanciullo, Opere vol. 9* Bollati Boringhieri, Torino, Torimo, p. 171)”

Conclusioni. Con i bambini ci vuole pazienza

Eros con la sua forza vitale riproduttiva, la passione predeterminata che è in grado di attivare, si colloca al confine dei ruoli e delle regole che rappresentano gli archetipi divini. Presiede il confine della vita e della morte e delle convenzioni morali e sociali.

Il suo presentarsi come un ragazzino dimostra che egli è esente dall’avere una personalità distinta e non deve ubbidire ad alcun destino. L’Eros è dei giovani, la sessualità è forza che fa ringiovanire. Pensiamo a tutti quei vecchi che amano circondarsi di giovani donne anche se non riescono a farlo. Basta una bella presenza giovane per dare vita ad un uomo o ad una donna spenti dalla noia e dalla vecchiaia.

Il carattere libero ed il suo potere collocano Eros fuori dal circolo olimpico e dai personaggi tipici del palcoscenico psichico. Eros ci apparirà allora seduto magari vicino al regista, un Ermes ad esempio, e butterà senza pensarci un copione di frecciate amorose sui poveri attori che noi siamo al quale ubbidiamo senza riserve, uomini e dei compresi. Tutte le teorie che ti pare, il fatto è che stiamo nelle mani dei bambini. Da un lato sorridiamo ma dall’altro tremiamo. Ci vuole tanta pazienza.

P.S. CLICCA QUI per leggere “Le relazioni sane non esistono!”