Arrival è un film che ci fa riflettere sulla domanda esistenziale: chi sono io?

Il film è girato dal regista canadese Villeneuve che passa dal thriller alla fantascienza, trasmettendo il ritmo cinematografico proprio del thriller al genere fantascientifico. Questa peculiarità ci tiene incollati allo schermo dal primo all’ultimo minuto, nonostante il ritmo sia lento.

La storia del film è basata sull’archetipo dell’arrivo degli alieni sulla terra e sui giochi temporali. I giochi temporali sono la vera e propria componente thriller del film, il quale è tratto dal romanzo “Storie della tua vita” scritto da Ted Chiang.


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Gli alieni arrivano sulla terra: cosa vogliono da noi e da dove vengono?
Queste sono le prime domande archetipiche e originarie che ci poniamo di fronte ad un alieno. Trasmutando questo concetto psicologicamente, ovvero facendone una lettura in trasparenza, potremmo metaforizzare l’alieno con la malattia, il sintomo o lo straniero che invade la nostra terra. L’alieno è qualcosa che arriva da altrove e non è dei nostri. Atterra dentro di noi con tutta la sua ambiguità e la sua potenza.Come comportarci? È minaccioso? Ci difenderemo? Proveremo a comunicarci?
Crediamo che l’alieno sia altrove e non ci riguardi, cogliendoci in questo modo impreparati; così come ci colgono impreparati una malattia, un sintomo o uno straniero. Su di un piano psicologico a coglierci impreparati possono essere un attacco di panico, una depressione, un amore fallito; mentre su un piano fisico la scoperta di una patologia grave o una sintomo improvviso come un infarto. Sul piano sociale gli alieni possono essere paragonati agli immigrati, gli stranieri che vengono da lontano, da altri paesi.

Chiunque o qualunque cosa arrivi all’improvviso nella nostra vita, qualsiasi immagine inaspettata, ha un messaggio da consegnarci: ed è questa è la grande metafora del film. Dobbiamo quindi cercare di trovare un modo per comunicare con la presenza aliena che fino ad ora non avevamo contemplato nella nostra esistenza.

“…Prima dobbiamo essere sicuri che capiscano che cos’è una domanda, quindi la natura di una richiesta, informazioni insieme a una risposta. Poi dobbiamo chiarire la differenza tra ‘Vostro’ riferito a loro due e ‘Vostro’ più in generale, perché noi non vogliamo sapere perché ‘Mister’ alieno è qui; vogliamo sapere perché sono atterrati tutti; e ‘scopo’ richiede la comprensione di un’intenzione, dobbiamo scoprire se fanno scelte consapevoli o se la loro motivazione è così istintiva che non capiscono affatto una domanda con un “perché”; e il punto più importante è che dobbiamo avere un vocabolario sufficiente per poterne capire le risposte.” (Louise Banks)

Louise Banks è la protagonista/linguista che è chiamata a risolvere il dilemma dove altri non sono riusciti. Di fronte ad un sintomo/alieno che ci invade dobbiamo attivare la nostra parte linguista. Attiviamo la parte linguista che è in noi cercando il dialogo con le immagini aliene, facendo domande, ma anche adoperandoci per ricercare un linguaggio comune. Questa ricerca è fatta di intuizioni, di sensazioni, di pensieri e riflessioni.
Molto significativa è la scena in cui lei si sveste dalle sue “difese” rappresentate dalla tuta di contenimento, mettendosi a nudo di fronte all’alieno per comunicare con lui. Questa scena ci dimostra come per comunicare con i nostri “alieni” dobbiamo metterci a nudo togliendoci la maschera che portiamo.
Il film ci descrive bene questo lungo e faticoso processo di comunicazione. Louise Banks capisce di essere vicino alla comprensione del loro linguaggio quando comincia a sognare nella loro lingua. 

Stai sognando nella loro lingua? (Ian Donnely)

 

Il linguaggio onirico ci avvicina al linguaggio del sintomo, ecco perché l’analisi del sogno è così importante nella pratica analitica. È un linguaggio fatto di simboli e archetipi. 
Nel film gli alieni sono arrivati per consegnarci un’arma. L’arma “segreta” è proprio il loro linguaggio: un linguaggio fatto di immagini, emozioni e totalità, rappresentate dal simbolo del cerchio, simbolo della circolarità e dell’eterno ritorno. Questo linguaggio ci permette di capire il tempo, ovvero di essere nel passato, nel presente e nel futuro.
Grande protagonista del film è quindi il tempo.
Cos’è il tempo? Semplicemente ciò che permette di esprimerci per ciò che siamo, di far sì che la quercia già presente nella ghianda, fiorisca. Einstein diceva che il tempo è un illusione, un inganno, uno scherzo della realtà.

Il tempo è ciò che impedisce alle cose di accadere tutte in una volta. (John Archibald Wheeler)

Il dialogo con il sintomo/alieno ci apre ad una visione di ciò che è la nostra vita, che è stata e che sarà. Mi piace in questi casi ricordare la metafora del quadro: ognuno di noi è un quadro finito e compiuto, ma per essere rappresentato ha bisogno di tempo, in particolare dello svolgersi del tempo. Borges affermava che l’uomo vive grazie alla successione del tempo.
Conoscere che tipo di quadro siamo, ci permette di essere nel tempo: contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro.  

Il sintomo/alieno ci insegna che il suo linguaggio è il linguaggio del tempo e della conoscenza di sé stessi.
La relazione con l’alieno ci aiuta nella risposta alla domanda chi sono io?
È proprio per questo che quando un sintomo alieno arriva a farci visita, dobbiamo accoglierlo, perché  è lì che risiede la porta verso la ricerca del nostro quadro interiore.

 

Psicologo, Psicoterapeuta, Direttore della rivista scientifica L’Anima Fa Arte e Presidente dell’associazione omonima. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

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