Il femminile di Fernando Pessoa




C’è un eteronimo di Fernando Pessoa che è poco conosciuto, un femminile deforme [corcundo], dolorante e gobbo che rappresenta bene il femminile ferito e mostruoso del mondo: Maria José. 

Maria José è una ragazza diciannovenne gobba e deforme che ama e osserva il mondo dalla finestra di casa sua. 

Nessuno potrà mai innamorarsi di me, ma io ho il diritto di innamorarmi anche se non potrò essere ricambiata, e ho anche il diritto di piangere che non si nega a nessuno. […] Sono gobba dalla nascita e sempre hanno riso di me, nessuno ha mai provato pena per me. È l’anima che mi duole, non il corpo. 

Maria Josè si innamora di Antonio, un uomo che lei considera irraggiungibile, così lo ama attraverso una lettera che lui non leggerà mai. Pensa al suicidio, ma ne rifiuta l’idea perché la gente è come è e non come vorrebbe essere. 

L’eteronimo femminile di Pessoa rappresenta quel femminile che vorrebbe partecipare alla vita, ma non può farlo, così si limita ad osservare il mondo attraverso la finestra. Purtroppo ancora oggi esiste un femminile deforme che è relegato a guardare il mondo da dietro la finestra di Psiche. 

Il femminile come fine dell’analisi

Il femminismo degli anni ’70 [M.Wollstonecraft] ha fatto emergere l’esigenza sociale di una femminilizzazione della Psiche. Ogni giorno ci poniamo davanti la questione del femminile, di cosa sia, a cosa serva e come si dovrebbe sviluppare. 

Mi è sempre rimasto impresso il passo in cui James Hillman afferma che la fine dell’analisi coincide con l’accettazione della femminilità [Il mito dell’analisi, p.300]. Mi piace pensare che il femminile a cui Hillman si riferisce è proprio Maria José di Fernando Pessoa, un femminile ripudiato, schernito e estromesso dalla vita diurna. In analisi e nella vita dobbiamo ricercare perpetuamente il deforme e il ferito che abita inconscio dentro di noi. 

La frase di James Hillman mi ha fatto riflettere molto sul tipo di lavoro che faccio con le persone che incontro. In che modo uomini e donne accettano il femminile? In che modo la società accetta il femminile? Come poter far uscire Maria José fuori dalla finestra? 

Il femminile può accadere [Spinoza] in diverse possibilità evolutive: un femminile madre [Demetra], un femminile intellettuale [Atena], un femminile creativo [Afrodite], un femminile gestionale [Era], etc… fino ad arrivare anche ad un femminile bisessuale rappresentato dal dio greco Dioniso. 

Sono stati scritti fiumi di pagine cercando di capire e analizzare il femminile in quanto dimensione psichica. Come ci ricorda Aldo Carotenuto l’universo femminile è qualcosa di più di una delle due diverse possibilità dell’esistenza, ne costituisce il presupposto. [L’anima delle donne, p.7]

La femminilità quindi è uno dei presupposti della vita, pertanto dobbiamo viverlo psicologicamente e concretamente. La femminilità ferita e deforme è essa stessa un presupposto sul quale dobbiamo basare la nostra esistenza. 

L’uomo, la donna e il divino 

Sia l’uomo, sia la donna devono poter accettare il femminile deforme per compiere la fine dell’analisi. 

Nessun uomo è tanto virile da non avere in sé nulla di femminile […], sicché l’uomo nella sua scelta amorosa soggiace spesso alla tentazione di conquistare quella donna che meglio risponde al particolare carattere della propria femminilità inconscia; una donna, dunque, che possa accogliere senza difficoltà la proiezione della sua anima [L’io e l’inconscio, C.G.Jung]

Per capire il femminile di un uomo basta osservare la sua compagna di vita. Il rapporto con una donna aiuta l’uomo a sviluppare le caratteristiche femminili.

Il femminismo, purtroppo, nella sua inflazione mostruosa ha privato le donne stesse delle potenzialità femminili. Basta leggere il manifesto femminista per capire di cosa parlo. Nel manifesto non c’è spazio per Maria José, per quel femminile ferito e deforme, del quale si ride soltanto. Da un lato il femminismo ha aiutato alcune parti del femminile ad  emergere dal marasma psichico nel quale erano sommerse, dall’altro lato ha penalizzato il femminile ferito privandone sia la donna che l’uomo. 

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Dio e il femminile

Passaggio fondamentale per l’accettazione del femminile è Dio. Finché Dio sarà monoteisticamente uomo, nessun femminile potrà mai essere accettato. Mentre nelle religioni pagane il divino aveva in sé Maschile, Femminile e Bisessuale, nelle religioni monoteistiche si tende a raffigurare Dio onnipotente come una figura maschile. 

Dio, nel caso della cristianità, è totalmente monoteistico in quanto lineare e mancante di femminilità. Anni fa, in un convegno de L’Anima Fa Arte [Terrori antichi e moderni. Storie psicologiche di monoteismi] proposi una lettura sintomatica del terrorismo come spinta a voler ribaltare la sessualità di Dio, per compiere un gesto dionisiaco e tendere all’estremo opposto, ovvero per portare Dio verso il femminile. Dio, in quest’ottica, deve entrare in analisi per lasciarsi attraversare da Dioniso e dal terrore, ed accettare infine la sua femminilità.

Compito della psicoanalisi, oggi, è sicuramente quello di favorire la trasformazione di Dio verso un femminile ferito e ripudiato. 

Abbiamo avuto per 2000 anni il monoteismo di un Dio uomo. Ma quel dio è morto [F.Nietzsche] o si è suicidato [P.Mainlander]. Ora abbiamo bisogno di un Dio che accetti la femminilità, ma soprattutto abbiamo bisogno degli dei e degli archetipi femminili. 

 

Accettare il femminile – Conclusioni 

Accettare il femminile deforme, però, non significa farlo uscire fuori da casa sua, ma ascoltarlo. Maria José di Fernando Pessoa vuole essere semplicemente letta e ascoltata. 

L’invito, quindi, è quello di leggere la lettera dimenticata e mai spedita di un femminile ignorato, scomodo, rinchiuso e deforme. Una lettera, quella di Maria José, da invocare a gran voce, la lettera di un femminile che sente di non avere nessun diritto non ho diritto ad avere nulla, neppure gelosia. 

Tuttavia, io ho il diritto di innamorarmi anche se non potrò essere ricambiata…e ho anche il diritto di piangere che non si nega a nessuno.

Un femminile che nonostante tutto continuerà ad innamorarsi e continuerà a piangere finché qualcuno si accorgerà del suo pianto e del suo amore, forse Dio stesso.  

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