La fatica di essere adolescenti

Comunemente l’adolescenza viene definita come quella fase della vita di un individuo, che va dall’infanzia alla fase adulta, durante la quale ci sono intensi cambiamenti fisici e psicologici. Collocandola cronologicamente, si crede di affrontarla una sola volta per tutte e che l’acquisita adultità, allora siamo salvi. Almeno fino a quando non siamo costretti ad avere a che fare con l’adolescenza di un altro.

L’adolescenza

Durante la fase adolescenziale ci si confronta con profonde trasformazioni. Si avvia lo sviluppo sessuale con la comparsa dei caratteri sessuali secondari, il che comporta notevoli cambiamenti nel corpo e nella visione che si ha di quel corpo trasformista. Lo si percepisce come estraneo non potendosi riconoscere nella forma. Si sviluppa il senso di identità: non si è più bambini e non si è ancora adulti. Lo scontro intergenerazionale, soprattutto quello con i genitori, sembra inevitabile e quanto mai necessario. Il rifugio è nel gruppo dei pari, dove rispecchiarsi nelle paure e nelle speranze per il futuro. Si forma il proprio sapere. Sono anni ricchi di scuola, nozioni, definizioni e scelte di vita che potrebbero condizionarla negli anni avvenire. Una tra queste è la scelta dell’istruzione superiore, che implica sia il “cosa vorrai diventare da grande” che il “attraverso quali occhi vorrai vedere il mondo”. Occhi scientifici, occhi umanistici oppure occhi pragmatici? Inoltre è il periodo dove si collocano molte delle prime volte della nostra vita: il primo amore, il primo sesso, il primo motorino, la prima sbronza e tante altre ancora.

La psicologia accademica colloca l’adolescenza dai 13 ai 18 anni, gli anni che gli inglesi definiscono con il suffisso –teen. Almeno fino allo studio, del 2018, della direttrice del centro per la salute degli adolescenti presso il Royal Children’s Hospital di Melbourne in Australia, Susan Sawyer, la quale posticipa la fine dell’adolescenza ai 24 anni. Secondo la Sawyer questa dilazione è dovuta in gran parte a cambiamenti sociologici: col ritardo del termine degli studi, a catena, si posticipa l’ingresso nel mondo del lavoro e di conseguenza l’età per crearsi una propria indipendenza e una propria famiglia.

Ma questa collocazione meramente cronologica rispecchia realmente psiche?

Davvero si è adolescenti una volta per tutte?

Si vuole porre un occhio altro all’adolescenza e più volte, qui, si è rivendicata la poliedricità della psiche. Credere che la psiche sia formata da più personaggi o immagini significa che dentro di noi convivono tanti abitanti quante sono le parole del vocabolario e che questa convivenza esula il dato meramente biologico. Anzi la sanità mentale, se così si può definire, sta in una grande tavolata in cui questi commensali psichici mangiano, bevono e conversano insieme. Nessuno escluso, neanche i più brutti e ripugnanti. Neanche quelli pieni di brufoli e con il corpo vagamente deforme. Ciò che significa che si è eterni adolescenti? Potrei dire in qualche misura si ma, nella stessa maniera in cui si è eternamente infanti oppure eternamente vecchi.

L’anima non è né giovane né vecchia, o meglio, è entrambe le cose (J. Hillman, Puer Aeternus, p. 66)

Non significa atteggiarsi da adolescenti ma riconoscere il personaggio puer che si attiva a livello psichico, riconoscere il messaggio di cui si fa portavoce e riconoscere lo scopo di tale attivazione.

Cosa ci vuole comunicare l’adolescente?

Innanzitutto la parola adolescente etimologicamente sta per “colui che si sta nutrendo” composto da ad rafforzativo e alere nutrire. Si è adolescenti quando si accetta ogni nutrimento e lo si ingerisce con ingordigia. Mangiare un libro d’un fiato perché si vuol leggere della fine della storia oppure tutti gli episodi di una serie tv in una giornata o due. Lì si è adolescenti nella fretta per la ricorsa della fine. Si vuole crescere, formarsi subito per poi divorare un altro mondo. Ogni libro, ogni film, infatti, ci catapultano in altri mondi che vogliamo sempre esplorare e conquistare.

Con l’occhio del nutrimento l’adolescenza non finisce neanche a 24 anni. Ma un altro aspetto che possiamo cogliere è che questo nutrimento arriva amaro al palato piuttosto che dolce. Ci si nutre attraverso le rivendicazioni, le scelte e le rinunce. Ogni volta che operiamo una scelta, questa implica una rinuncia ad una fetta di illusioni su ciò che saremmo voluti essere ma che non saremo. Ogni scelta è un taglio e ad ogni scelta operiamo la nostra forma. Una forma che si definisce proprio a partire dai tagli e, sappiamo, quanto questi siano dolorosi.

Ogni adolescente che incontro come psicologa si mostra davanti ai miei occhi ricolmo di tagli, sanguinolente, il cui dolore è vivo e mostrato in ogni manifestazione del comportamento e dell’eloquio. Sono tutto agiti, tutto espressione esterna di un grido interno che non riescono a decifrare. Sono splendidamente privi di pelle, recettivi al mondo interno ed esprimerlo esternamente in maniera dirompente. Ogni battaglia diventa una guerra, ogni moto è una rivoluzione, ogni pioggia è una tempesta. Una forza che stanca inesorabilmente loro e chi partecipa con loro. Si è adolescenti quando si sente in questa maniera devastante, quando si è vulnerabili e senza barriere di protezione.

Non tutto però è dolore, vi sono anche gioie. Stanno nello sguardo di quando si apprende il nuovo, nella curiosità, negli interrogativi che nascono come un fulmine. Per ogni adolescente che incontro come professoressa è una epifania ogni momento che riescono, per la prima volta, in un compito mai eseguito in precedenza. Il volto si illumina, il petto si gonfia e la voce si riempie di soddisfazione. C’è voglia di mostrare la produzione e voglia di approvazione per tale nascita. Le prime volte sono tutte una scoperta di se stessi, delle proprie capacità e risorse e si anche dei propri limiti. Una epifania quotidiana, una scoperta incessante e la discussione del nuovo. Certo non tutto è da sperimentare e neppure da approvare, ma la curiositas che agisce, spinge, preme quella si. Non blocchiamo le domande e gli interrogativi e non diamo sempre delle risposte. Nutriamoci anche del dubbio, lasciamo alcuni insoluti perché diventino il seme della riflessione che come ogni seme ha il suo tempo per germogliare.

Più che di impegno verso l’ordine del mondo, il Puer ha bisogno delle nozze con Psiche, verso la quale prova comunque un’attrazione naturale. Più che continuità storica e di radicamento nell’orizzonte, ha bisogno di devozione per Anima. […] Le nozze con Psiche addomesticano le ossessione brucianti del Puer con il sale dell’anima. Questo sale fa durare le cose e ne tira fuori il vero sapore (J. Hillman, Puer Aeternus, p. 110-111)

Conclusioni

Alla soglia dei trentuno anni mi ritrovo ad avere a che fare con l’adolescenza più di quanto abbia fatto, in passato, quando anche io facevo parte della categoria. Ed oggi faccio i conti con l’adolescenza altrui, più di quanto abbia fatto con la mia medesima. Certo è che quando si attraversa una fase cruciale della propria vita, vi si è completamente immersi, e non riesce a vedere lucidamente il passaggio. Come scrive Haruki Murakami, quando si attraversa una tempesta poco conosci della tempesta. L’unica cosa che saprai è che, attraversandola, non sarai più lo stesso. Ed oggi mi ritrovo a fornire ombrelli a coloro che stanno in panne, tutti presi dalla pioggia, bagnandomi insieme a loro. Perché accogliendo gli adolescenti del mondo di oggi, accolgo il personaggio a loro corrispondente dentro di me. È così che funziona la psiche: come dentro, così fuori. Così fuori, così dentro. In un continuo interscambio. I personaggi psichici si possono negare in mille maniere: assumendo atteggiamenti di disapprovazione per i loro stili di vita, rifiutando i loro diversi modi di comunicare, inneggiando un passato sempre migliore del presente, rifiutandosi di ascoltarli in maniera autentica, silenziandoli perché le loro ragioni non sono mai valide. Tutti atteggiamenti che gli adulti assumono nei confronti di chi è più giovane conditi da, neanche troppo sottili, imposizioni dialettiche. Eppure ad ogni imposizione al silenzio, c’è sempre una perdita.

Il Senex e il Puer possono manifestarsi allo stesso modo in molte fasi della vita e influenzare qualsiasi complesso. Il modello di una vita fatta coincidere con lo schema ideale di due, tre, sette, dieci fasi dalla prima infanzia alla senilità sembrerebbe confermare la regola dell’entropia: la vitalità data alla nascita si differenzia, si affievolisce, per esaurirsi infine alla morte. Ma nell’individuo la vita psichica manifesta anche antientropia, nel senso che, nella misura in cui diventa più ordinata e meno casuale, la vita psichica diventa anche più imprevedibile e meno soggetta alle leggi della probabilità. È ciò che potremmo anche chiamare: libertà (J. Hillman, Puer Aeternus, p. 68)