Il ratto delle Sabine: apologia del femminile

Eccoci di nuovo a parlare di “ratto”, di “stupro”, di violenza. Eccoci di nuovo a declinare queste azioni secondo i miti che vogliono suggerirci come si dispiega un processo psicologico. Si, perché la mitologia è la prima forma di psicologia e l’epica è la declinazione di questa psicologia. L’epica è una mitologia applicata. Allora andando a recuperare quel retaggio, noi abbiamo accesso alle prime forme diagnostiche con prognosi precise, abbiamo accesso alla descrizione fedele di processi psicologici.

La fedeltà è data dal fatto che la mitologia è mera proiezione, è sempre, semplicemente e liturgicamente, Psiche allo specchio. Allora nel raccontare il ratto delle sabine, così come il ratto di Proserpina (di cui troverete il link a fine articolo) vi vogliamo invitare a mettere a fuoco un processo psicologico che transitiamo tutti, e più volte nella vita. E già: l’epica è anche e sempre Psicologia applicata.

La Sabina e le sabine

Vi scrivo oggi da reatino, nato, vissuto e vivente a Rieti, conscio che la Sabina, quel territorio della provincia della mia città lì dove i monti digradano verso la capitale, di rado oggi mostra una cultura comune a Rieti ma, al tempo stesso, in epoche passate è stata certamente più assimilabile al suo capoluogo. Se oggi a Rieti si dice che “non attecchisce nulla”, tale è la superbia con cui la fuga sociale dal mondo qui si è fatta legge, in passato ciò è stato altrettanto vero tanto che il politeismo romano non riuscì in alcun modo ad attecchire e sostituirsi a quello sabino. A tutt’oggi ritroviamo templi e dèi locali che mostrano la loro forza nelle tradizioni. La dea della guerra Vacuna, ad esempio, che difendeva il focolare come faceva Marte a Roma, ma anche la dea delle messi e del raccolto come la Cerere romana, non è mai stata assimilata a questi dèi maggiori. Insomma Rieti, la Sabina, ma soprattutto le sabine hanno nella guerra, nella difesa del focolare, nel raccolto e nella declinazione del materno la loro identità più forte.

Breve storia del Ratto

Non andrò per vie lunghe, trovereste fonti molto più proficue altrove. Voglio, invece, condurvi subitaneamente alla lettura immaginale che è in trasparenza visibile nel ratto delle sabine. E per di più voglio darvi una lettura immaginale delle distorsioni della storiografia che hanno celato la possibile vera natura di questo evento. Insomma Romolo per popolare Roma volle stringere alleanza con i popoli vicini a cui chiedere anche la disponibilità delle loro donne per procreare. Diciamo che non trovò proprio grande disponibilità dai sabini e per questo organizzò dei giochi tipo meeting di atletica. Poi durante i giochi, con l’inganno, diede il via al ratto. Ma già qui bisogna chiedersi se in una società matriarcale fossero gli uomini i giusti interlocutori di Romolo. Quella mancata disponibilità è molto probabilmente una mancata risposta.

Il Ratto delle sabine o il patto delle sabine

Dunque qui sta la prima rivelazione, ossia nel fatto che quello sabino era un popolo che aveva una cultura profondamente matriarcale. Donne forti, sapienti, sagge (secondo alcuni, dirette discendenti degli spartani), donne in grado di combattere e partorire allo stesso tempo, donne che propiziavano i campi e li lavoravano, che curavano il focolare e davano calore. Insomma secondo voi donne di tal fatta si farebbero con facilità rapire e violentare? Ecco che il ratto assume con le sabine caratteristiche che ci illuminano sulle caratteristiche e il senso del ratto nella psiche.

Il ratto delle Sabine: Plutarco e Jacques-Louis David o Giambologna e Delacroix

Quanta arte si è dedicata alle donne mie antenate, quanti artisti hanno posto su questo evento la proiezione del loro momento psicologico. Ma è il passaggio da Giambologna e Delacroix a Plutarco e David che voglio proporvi. Si perché questi ultimi soltanto sembrano tener conto dei natali illustri delle sabine. Mentre, infatti, comunemente le sabine vengono rappresentate come rapite, inermi, donne violentate, finalmente Jacques Louis David, probabilmente dopo aver letto Plutarco, le raffigura disperate si, ma sempre forti, orgogliose, dignitosamente combattive e combattenti, protese a salvare gli infanti. E mentre una sabina si frappone fra i due popoli invocando la pace e dicendo che ne avranno per tutti e due i popoli, pur sforzandoci e aguzzando la vista, non troveremo una sola donna rapita, né agguantata alla maniera del Giambologna, né tantomeno alla maniera della Proserpina del suo emulo Bernini.

Dal ratto di Proserpina a quello delle sabine

Scrivevamo come il ratto di Proserpina fosse la manifestazione di un processo che viviamo più volte nella vita. Kore, ossia Proserpina viene rapita dallo zio Ade mentre è spensierata e poi, riceve violenza fin quando diventa Regina dell’ade. Questo processo, che troverete nell’articolo dedicato a Proserpina, costituisce la proiezione del processo psichico che viviamo quando diveniamo consapevoli che le idee che avevamo di noi e sul mondo non hanno nulla a che fare con la realtà. Ogni volta che ci disilludiamo ci accorgiamo che eravamo illusi, ogni volta che “Babbo natale non esiste” allora transitiamo un processo psicologico che avvertiamo come una violenza, come uno stupro, come il panico.

Romolo doveva parlare alle donne e faceva prima

Ma allora le Sabine? Stiamo di nuovo davanti allo stesso processo? Direi di no. Le Sabine, donne votate a una guerra femminile e materna, costituiscono lo specchio di un processo più evoluto quello in cui, dopo aver vissuto il rapimento di Kore-Proserpina, viviamo di una rinnovata consapevolezza tale per cui il ratto diventa un patto, lo stupro un baratto. Il ratto delle sabine, se letto in modo corretto, è quello che avviene in una società matriarcale, quella in cui la dimensione femminile dell’anima prevale. Forse Romolo non ricevette risposta perché doveva andare a parlare con le donne, che avrebbero, da par loro, trovato la soluzione. Una psiche che si fonda sul femminile è quella in cui la dimensione sentimento, quella della strategia, della bellezza, del calore del focolare e di tutte le declinazioni mitologiche al femminile, costituiscono il faro e secondo queste declinazioni il ratto è la semplice capacità di cedersi.

Lettura psicologica del ratto

Ma il cedersi psicologicamente come lo traduciamo? Non stiamo certo facendo un’apologia della sottomissione? O forse si? Hillman ci ricorda che la forza di Psiche, a differenza di quella di Afrodite, sta nella sottomissione. In soldoni quando smettiamo di opporci a ciò che proviamo, quando smettiamo di negare le nostre spinte pulsionali (non sto invitando ad agirle, sia inteso, solo a non negarle), quando non reprimiamo, quando non ci difendiamo, quando ci mettiamo davanti allo specchio e facciamo amicizia con quel brufolo che siamo, insomma quando ci sottomettiamo alle immagini che irrompono nella nostra anima, cercando di metterle a tavola, nutrirle e ascoltarle, et voilà, ecco che Pan si assopisce, che Kore diventa Persefone e che il ratto si fa patto. Persefone è forse la prima delle Sabine, del resto è figlia di Vacuna, e sa che sarà di nuovo rapita come noi sappiamo, una volta fatto pace col panico, che tornerà. Ma con questo assetto, il suo ritorno sarà meno traumatico poiché saremo più disponibili e più capaci a cadere.

Conclusioni

Concluderei dicendo che il ratto delle sabine è la manifestazione di tutti i ratti successivi al primo, vissuto da Kore. Ossia che è la capacità di Psiche di scendere a patti con tutti i personaggi e tutte le immagini dell’anima, Nessuna esclusa. In questo senso le Sabine sono la nostra capacità di tenere a mente che non v’è disillusione se si smette di illudersi. Sarebbe da chiedersi perché la storia ha privilegiato il “Ratto” al “Patto”… Personalmente ritengo che ci siamo di molto abituati a raccontarci vittime di eventi e il ratto delle sabine si accorda meglio col mugugno corale di quanto non faccia lo scaltro calore strategico con cui si raggiunge un accordo. Il ratto, l’agguantamento del femminile, così spesso commissionato agli artisti, è solo la manifestazione di una cultura patriarcale che voleva depotenziare la nostra “sabinità”.

“Dottore…” mi diceva una volta una paziente “… col panico è così, superato una volta è superato tutte le altre”. Non pensai avesse ragione mentre lo diceva, ero preoccupato si stesse di nuovo illudendo di una guarigione miracolosa, ma letto in trasparenza era proprio il senso di quanto andiamo dicendo. Se accettiamo l’invasore e ci concediamo allora diventeremo un unico grande popolo governato da se medesimo. Questo può farlo accadere solo una donna, l’anima di ognuno di noi.

P.S. CLICCA QUI per leggere la lettura immaginale del Ratto di Proserpina

Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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