Amare troppo: le dipendenze affettive

A volte, nella vita, capita di amare troppo. Il nostro desiderio d’amore diventa una droga e si trasforma in sofferenza e dipendenza.

Le dipendenze affettive fanno parte di quelle che oggi chiamiamo relazioni tossiche e in particolare relazioni dipendenti.

È in atto una vera e propria crociata contro le dipendenze affettive, tuttavia sappiamo che le crociate portano morte e distruzione in nome di un’inflazione psicologica. Di fronte ad una dipendenza affettiva dobbiamo piuttosto capirne il fine in modo di risolverla.

Perché nella vita ci capita di amare troppo?

La mia ipotesi è che le dipendenze affettive siano necessarie per il processo individuativo della nostra personalità. Scopriamo insieme in che modo.

Indipendenza

Spoiler: la ricerca dell’indipendenza NON è la strada giusta per non essere dipendenti.

Per capire cos’è la dipendenza dobbiamo interrogarci anche sul concetto opposto: l’indipendenza.

Guggenbhul Craig considerava l’indipendenza una “figlia del diavolo”, ovvero un concetto distorto dalla cultura pop del momento.

Profani ed esperti di psicologia predicano che l’importante è diventare indipendenti: dalla madre, dal padre, dai figli, dalle donne, dagli uomini, dal collettivo, dalla società e così via. (A. Guggenbhul Craig, Il bene del male p.24)

Secondo l’analista svizzero questa inflazione di indipendenza ci porta a vivere una sorta di follia paranoidea. Infatti non è possibile essere totalmente indipendenti perché dipendiamo dall’aria che respiriamo, dal battito del cuore, dalla natura, dalle relazioni, dalle emozioni e dagli archetipi.

Pensate che in Giappone si usa il termine amai per indicare la dipendenza amorosa costruttiva, ovvero quel legame che noi tutti abbiamo con le persone che ci sono a cuore.

La nostra anima è una rete di dipendenze interne ed esterne (A. Guggenbhul Craig, Il bene del male p.25)

La ricerca ossessiva del mito dell’indipendenza ha portato l’insorgere delle dipendenze affettive, ovvero della corrispettiva polarità opposta.

Dipendenza: l’appeso

L’etimologia della parola dipendenza significa pendere, essere appeso.

Quando siamo dipendenti siamo appesi, proprio come rappresentato nel XII arcano dei Tarocchi di Marsiglia.

Siamo sospesi da terra, attaccati a qualcosa, un vero e proprio supplizio: in parole povere amiamo troppo.

Nella tradizione simbolica la sospensione è il momento di passaggio dalla terra al cielo, la tappa necessaria di un processo di crescita.

Quando siamo sospesi e dipendenti siamo a metà strada tra coscienza e incoscienza, tra consapevolezza e inconsapevolezza.

Proseguendo nell’analisi dell’immagine, la dipendenza ci mette in una condizione di impotenza, con le mani legate dietro la schiena e i piedi legati ad un sostegno.

I vissuti emotivi sono incertezza, disorientamento, fragilità, angoscia di svanire (C.Widmann, Gli arcani della vita, p.241).

Nelle dipendenze affettive siamo sospesi, incerti, disorientati, fragili e pervasi dall’angoscia di svanire, nè totalmente vivi, nè completamente morti.

La paura di cadere

Dipendiamo perché abbiamo paura di cadere, abbiamo paura di non farcela da soli.

L’appeso, però, per liberarsi dal giogo è costretto a cadere. Tuttavia, abbiamo paura di cadere e ci manteniamo con tutta la forza che possediamo ad un appiglio dal quale dipendiamo, fin quando la presa non diventa troppo dolorosa.

La dipendenza come tappa individuativa

In ogni processo individuativo, però, c’è questo passaggio di sospensione obbligatoria, una vera e propria tortura dell’anima.

Quando siamo dipendenti, siamo sospesi e capovolti. Per questo motivo la dinamica dipendente ci offre una nuova prospettiva, una visione capovolta delle cose. Se ci lasciamo cadere riusciremo a distaccarci da ciò che ci fa soffrire. Se invece manteniamo stretta la presa della paura rimarremo attaccati alla nostra dipendenza.

Conclusioni

Non serve fare una crociata contro le dipendenze. Dovremmo piuttosto riflettere le nostre dipendenze affettive.

Le dipendenze parlano di noi e del nostro carattere. Essere dipendenti è un passaggio necessario per l’ascesa verso la nostra personalità.

L’esortazione è questa: impariamo a cadere! Non pensiamo alle conseguenze. L’inconscio saprà cosa fare.

P.S. CLICCA QUI per leggere Il Narcisista ha paura delle relazioni e va a caccia di donne cervo

Info sull'autore

Michele Mezzanotte

Psicoterapeuta, Direttore Scientifico de L'Anima Fa Arte. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

Vedi tutti gli articoli