Malinconia, depressione e altri veleni curativi

Non voglio farmi tentare a parlare di Malinconia passando in rassegna il suo rapporto con la Melancholia, con i quattro umori, col suo etimo che rinvia alla bile nera, e quindi alla nigredo alchemica, fino alla depressione, alla psicanalisi, a Jung ecc. No, perché se facessi questo vi tedierei e, probabilmente, dopo aver letto poche righe fingendo intellettualismo, la vostra attenzione sarebbe catturata da altro. La malinconia ve la voglio raccontare nella sua forma più felice. Si perché spesso, nella dose opportuna, nella malinconia c’è sempre una certa felicità. Poi ve la declinerò non solo col nero e la nerezza, ma col blu, quello alchemico, lento, livido ma pornografico. Infine la rapporterei al tempo e alla velocità, poi alla memoria e alla creatività… Mhhh quante cose. Proviamo…

Malinconia  e depressione 

Intanto direi di fare una distinzione proprio tra malinconia e depressione. Si perché mentre la depressione riguarda una certa nerezza, un marcato disinteresse, una certa anedonia, una riduzione della attivazione psichica, l’immobilità, la malinconia  assume invece più i toni del blu, lentamente dinamici e con retorgusto di felicità. Allora sia la depressione che la malinconia rischiano spesso di essere evitate, fuggite e vissute come condizioni da evitare mentre nascondono un’opportunità, entrambe poiché intimamente connesse. Per raccogliere il senso di questa opportunità vi propongo un’immagine e un movimento che descriva la depressione. In un mondo che va veloce, che performa e pretende performance, in un mondo che ci chiede spesso di essere al di dentro del vivere in modo bulimico, la depressione va sempre considerata come quel movimento all’indietro.

Indietreggiare per prendere la rincorsa

Come quando osserviamo un quadro troppo da vicino e siamo impossibilitati a coglierne il senso globale, ci viene istintivamente di ritrarci all’indietro per coglierne la completezza, similmente quando stiamo troppo dentro il nostro vivere possiamo avere il bisogno di prenderne le distanze. Questo movimento all’indietro è necessario per ricomprendere il senso totale del nostro processo individuativo. Ma proprio come quando ci danno una spinta e noi indietreggiamo, fatichiamo a percepire i complessi processi che mettiamo in atto per  ritrovare un equilibrio, mentre subito contattiamo l’angoscia della caduta possibile, l’angosciosa perdita di interesse. Mentre continua a sfuggirci il sublime  e creativo processo in corso per ritrovare l’appetito. Andiamo indietro come quando prendiamo la rincorsa per fare un tuffo. E se la depressione è un’inflazione e una cristallizzazione di quel movimento, la malinconia è la medesima condizione nella consapevolezza che ci si sta per tuffare. La malinconia nasconde quindi l’eccitazione e la felicità dell’evento che sta per venire. I tempi di permanenza nella depressione non sono per tutti gli stessi e una buona psicoterapia sa stagnare cercando di promuovere la generatività della depressione che riconduce alla malinconia e quindi allo slancio. Ma questo, lo sappiamo, non va d’accordo con i tempi moderni

Malinconia blu

Piango. Mi dolgo sotto un plaid invocando il sonno ristoratore, magari una musica lenta ma che scalpita, come cavallo che cerca la stalla, mi consola. Mi ritiro dentro casa e socchiudo le persiane affinché la luce gialla si faccia più azzurra, e nel passato trovo il ristoro dei tempi andati che, in quanto tali, sono sempre migliori di quelli attuali. Un autoerotismo meccanico e pornografico potrebbe scandire questi momenti in cui l’anima, si sta riappropriando di una velocità più adeguata a se medesima.

“La transizione dal nero al bianco passa a volte per una serie di altri colori, in particolare gli azzurri più scuri, il blu dei lividi… i toni malinconici e i ritmi lenti del blues… Potremmo considerare l’azzurro un colore transizionale… Ma non è solo tristezza… può anche manifestarsi come linguaggio osceno (Blue language), come l’amour bleu… come il lividi blu in velluto blu… il primo Picasso, Schiele e dei contadini affamati di Van Gogh. E come i blue movie, come si chiamavano un tempo i film porno… L’azzurro assume una qualità canina, cane bastonato…” (J. Hillman, “Psicologia Alchemica)

Avrei potuto riportare tutto il capitolo e includervi anche quello precedente sulla nigredo. L’alchimia espone molto bene il carattere gravido della depressione e del blu malinconico. E avrei potuto richiamare altri… Kandinskij, il blue Klein,  rallentando ancora un po’. Ma qui esigete rapidità, un fast food immaginale che nutre male e ingrassa, allora cercherò di trovare la quadra… In quel blu c’è il preludio di una nuova aurora. Il punto è che l’attesa dell’alba potrebbe essere irritante per chi sta vicino a una persona malinconica o potrebbe essere intollerabile di fronte alla depressione, rendendo l’attesa un’impresa. Ahh quanta farmacoterapia ha risposto all’esigenza dei congiunti del depresso piuttosto che all’esigenza della sua anima!

L’introversione della malinconia

Dunque potremmo poi parlare di velocità e ne parlerei usando ancora il blu che Widmann cita come il colore del ritiro, dell’evitamento  e della sedazione. Si nella modernità dell’iperstimolazione la malinconia è quell’autosedazione, quel sottrarsi all’eccesso di attivazione che permette di ritirarsi su se stessi. Un rivolgere all’interno le proprie energie, una sorta di capovolgimento della libido da fuori a dentro. Ecco che la malinconia e sua sorella cattiva, la depressione, costituiscono la manifestazione di questo processo. Da estroversi a introversi, ma si badi bene al senso junghiano dei termini. Mentre generalmente siamo catturati dall’interazione col mondo intorno a noi, eccola che spunta la malinconia a portarci al ritiro da quel mondo e a contattare, ecco l’introversione, quello interno. La malinconia è questo movimento mentre la depressione  ne è l’iperbole, è la prigionia nel mondo intrapsichico.

Velocità e tempo nella malinconia

Ma le altre variabili che interessano l’umor blu sono il tempo e la velocità. Il tempo della malinconia è quello dei poeti, è il passato. La malinconia serve a recuperare i ricordi contenuti in quel passato affinché noi possiamo rideclinarli col presente intorno a noi. Ma la depressione è metter su casa nel passato ed è, invece, l’immobilità se ci riferiamo alla velocità. Si perché la depressione è velocità zero mentre la malinconia è la lentezza della lumaca, è la lentezza di Kundera che ci mostra come la velocità serve per l’oblio mentre la lentezza per la memoria. Eccoci lenti nel dolce recupero delle immagini antiche. Arghh!!! Ma se siamo nel traffico di una grande capitale questa lentezza risulta intollerabile. Così raccontava la questione un caro professore. Allora ecco che la malinconia è ridurre la velocità e recuperare il tempo andato per rideclinarlo al presente.

Un ricordo malinconico

Ricordo il monopoli, il gioco da tavolo al cui centro c’erano le carte delle “probabilità” e degli imprevisti. Ricordo quella che recitava “Fate tre passi indietro con tanti auguri”. Ricordo che si finiva in prigione, o si superava il “via”, si finiva in un hotel costoso o si riusciva ad acquistare quello preferito. Quei tre passi indietro sono la più grande opportunità che la vita ci può dare. Lo stesso movimento bluastro della psiche che si ritrae. Esiste per tutti il momento di pescare quella carta e se poi ci si rifiuta di fare quei tre passi indietro, se non accettiamo che l’ipereccitazione del mondo venga meno, che quella dell’anima che ci siamo dipinti sulla pelle si lavi via lasciandoci il candore dell’epidermide, se non accettiamo che Psiche abbia ritmicamente bisogno di ritrarsi per poi rifiorire espandendo il suo polline nel mondo intorno a lei, insomma, se presa quella carta non facciamo quello che ci richiede, allora significa che non vogliamo rispettare le regole del gioco, così come quelle dell’anima. Che malinconia scrivere di malinconia e ricordo la morte di mia nonna, malinconicamente angosciato andai in chiesa e, quando le lacrime iniziarono a scendere copiose rendendo tutto circondato da aloni azzurri, mi sentii profondamente in colpa per la profonda felicità che provai. Ecco la malinconia è la felicità di essere tristi e depressi perché ne si avverte la potente energia di rinascita.

P.S. CLICCA QUI per leggere Depressione: Il male oscuro che cura l’anima

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Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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