Buona (cattiva) sorte




Per leggere immaginalmente [dal punto di vista della psicologia archetipica di James Hillman] Buona (cattiva) sorte di Tiziano Ferro, occorre fare un’introduzione etimologica. Cosa significa sorte?

La sorte è una forza imprevedibile e invisibile che guida le nostra azioni. Etimologicamente è l’incatenato, l’annodato, il legato, è ciò che stringe.

Tiziano Ferro, pertanto, attraverso la poesia di questa canzone, ci parla del destino sotto forma di amore o dell’amore sotto forma di destino. Buona (cattiva) sorte ci spiega l’amore come una forma del destino, una forza imprevedibile che ci stringe, un luogo dal quale emergono il buono e il cattivo che sono presenti nella nostra psiche.

Cuffie alle orecchie, CLICCA QUI per ascoltare Buona (cattiva) sorte mentre percorriamo insieme le strade immaginali di questa canzone.

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Hai gli occhi di tuo padre
Hai gli occhi di tuo padre
La bocca di tua madre
Sul tuo viso loro due stanno ancora insieme
Ti ha distrutto l’amore
È il mio stesso veleno
26 lettere ed ancora non ci chiamiamo
È un dolore di lusso il tuo
Scritto di inchiostro nero che
Getti sopra i vetri se non ti piace
Ciò che vedi

Buona (cattiva) sorte è una canzone che ci parla di come l’amore sia un legame che segna e insegna. Sul viso di ognuno di noi è raccontata la storia di una passione, nella buona o cattiva sorte, di un legame che ci ha generati.

L’amore, secondo Tiziano Ferro, è un veleno, ovvero un pharmakon, una forza penetrante che è capace di mutare la proprietà naturale di una cosa. L’amore è destino, ovvero ci lega e ci impone un cambiamento. In questo senso, il fuoco del sentimento è veleno che può essere usato come farmaco o come qualcosa di mortale, infatti ogni cambiamento può essere mortale o salvifico. Incontrare l’altro in una relazione significa mettersi in gioco, vale a dire assaggiare una piccola goccia di veleno.

Per incontrarti, debbo rischiare me stesso così come sono. [James Hillman, Il mito dell’analisi, p.313]

Assaggiare un veleno crea dolore. Nei versi della canzone il dolore interiore viene rappresentato come qualcosa di lusso, scritto con inchiostro nero, ovvero come qualcosa di duraturo, concreto e permanente. Una relazione ci mette a confronto con i nostri più profondi dolori, con l’emergere delle parti più nere dell’anima. L’amore ci permette di guardare i dolori in trasparenza [attraverso un vetro] e, se non ci piace ciò che vediamo, buttiamo l’inchiostro nero sul vetro per coprire il nostro mondo infero che emerge dalla relazione con l’altro.

Ogni rapporto d’amore è il luogo nel quale emerge chiaramente la Psiche, dove l’inconscio si manifesta con potenza e durezza.

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Non preoccuparti amore mio
Non preoccuparti, amore mio
Esisti tu esisto solo io
Ci rinnegano, ci lapidano
E noi con quelle pietre
Costruiremo una parete
E ora baciami forte
Tra i dipinti al museo
Mentre urli “sei cambiato”
E io rispondo “non è vero”

Esisti tu ed esisto solo io: due destini unici si incontrano e si legano fino alla morte. L’amore è un legame talmente forte che non può essere distrutto, e ogni tentativo di distruzione serve solo a costruire, mattone su mattone, una parte della nostra memoria. Anche nelle relazioni che finiscono, dopo tanto tempo, se c’è stato amore, il legame con l’immagine del partner rimane impresso. Da questo punto di vista possiamo dire che una relazione d’amore non finirà mai, anche nella cattiva sorte, ovvero anche quando ognuno va per la sua strada.

Baciami e urlami! In questo verso Tiziano Ferro sottolinea ancora una volta la contemporaneità di due manifestazioni sentimentali apparentemente opposte: il bacio e l’urlo. Entrambe nutrono una rapporto di coppia, non ci può essere amore senza baci e allo stesso tempo non ci può essere una relazione senza urla.

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Un amore scritto di lusso scritto di lacrime
È un amore di lusso il mio
Scritto pure di lacrime
E dall’ossessione per il sapore del dolore
Tu vuoi scegliere per mestiere
Di diventare il mio carceriere
Non capisco qual è il trucco
Ma capisco qual è il piano
Controllare da lontano
Baciami, fino a quando vuoi
Baciami, come l’avessimo inventato noi
Prendi me, con ogni mia ferita
Prendi me, come per tutta la vita

Quando decidiamo di amare, quando decidiamo di essere in relazione capita di essere presi dall’ossessione per il sapore del dolore. Ci sembra quasi che senza dolore non può esserci amore… ed effettivamente è così. Se l’amore è qualcosa che cambia, il cambiamento è dolore.

Penso che in questa strofa Tiziano Ferro non parli ad una donna, non parli neppure ad un uomo. Dal punto di vista immaginale, quindi psicologico, si sta rivolgendo direttamente all’amore stesso, ad Eros in persona: “Amore, tu vuoi scegliere di diventare il mio carceriere, e capisco che il tuo piano è controllarmi da lontano.”

Quando siamo innamorati proviamo il dolore della freccia di Eros che ci ha trafitto. Il puttino della mitologia greca ci vuole controllare, è la nostra sorte, il nostro destino che ci appare attraverso l’altro, ci bacia, ci prende e noi ci offriamo ad esso perché questo è il senso della nostra vita: compiere il nostro destino.

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Conclusioni: nella buona (cattiva) sorte io l’amerò fino alla morte
Nella buona cattiva sorte
Io l’amerò, l’amerò fino alla morte
Nella buona cattiva sorte
Io l’amerò, l’amerò fino alla morte
Fino alla morte, fino a che
Fino alla morte, fino a che
Non finirà
Fino alla morte, fino a che
Fino alla morte, fino a che
Fino alla morte finirà

L’amore è il luogo della buona e della cattiva sorte, è il luogo del destino, ovvero della sorte che ci attende. Quando ci innamoriamo di una persona la amiamo fino alla morte, ovvero siamo legati ad essa fino alla fine, anche attraverso l’odio, anche attraverso una separazione. Non possiamo liberarci dell’immagine di una persona che abbiamo amato. È per questo che l’amore è per sempre.

Ciò che può terminare è il sentimento vivo per l’altro, ma il legame psicologico e immaginale che ci ha segnato e insegnato, che ci ha cambiato e ha agito in noi come farmaco o come veleno, rimane come traccia sul nostro viso.

L’amore, una volta che ci ha colpito con la sua freccia, non può sparire, rimane come cicatrice che ci abbellisce o che ci offende.

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Info sull'autore

Michele Mezzanotte

Psicoterapeuta, Direttore Scientifico de L'Anima Fa Arte. Conferenziere e autore di diverse pubblicazioni.

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