La solitudine dell’umanità

Ci sono momenti di solitudine che cadono all’improvviso come una maledizione, nel bel mezzo di una giornata. Sono i momenti in cui l’anima non vibra più (Alda Merini)

Ci sentiamo soli. In un periodo di isolamento sociale di massa, pandemico, la solitudine diventa una condizione di vita imprescindibile.

C’è chi ha paura della solitudine. Come non aver paura di essere soli? Ma c’è anche chi la solitudine la desidera o la sceglie. Come spesso accade, anche la solitudine non può che essere una condizione psicologica. Condizione che, come tale, si può scegliere o subire o accogliere. Ci sono esempi di solitudine che abbiamo sempre di fronte agli occhi. Anche ora. Anche in questi giorni di chiusura. Anche in questi giorni siamo davanti alla necessità di scegliere che tipo di solitudine avere nella nostra vita.

Proviamo a guardare la solitudine sotto la luce della psicologia.

La solitudine degli eroi

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

(Emily Dickinson)

Si dice che si nasce soli e si muore soli. E in questa solitudine si snoda il percorso di vita di ognuno di noi. Da quando abbiamo conosciuto il Covid-19 siamo stati costretti a ridurre al nostro nucleo convivente i contatti con gli altri.

Molti vivono questa condizione come uno stato di solitudine. Di profonda solitudine. Tuttavia, più forte è il silenzio del mondo che ci circonda, più forte può essere la musica armonica della nostra anima. Ecco la prima sfida, forse disumana. Ma è una sfida per la nostra anima. Accogliere ciò che ci circonda e costruire la nostra solitudine.

Molti eroi sono ricordati tali perché erano soli. Davanti al pericolo, davanti alla minaccia, gli eroi sono soli. Pensate a Ettore sotto le mura di Troia. Ettore, l’eroe buono, l’uomo che affronta la morte e la derisione. Ma è l’eroe con cui Troia può cadere a testa alta. Ettore era solo davanti ad Achille.

E ancora, pensate all’immagine di ogni comandante di un esercito in battaglia. Pensate ai film o ai dipinti che li raffigurano. Sono soli davanti alle loro schiere.

Socrate sceglie di morire nella solitudine delle sue convinzioni. Dopo aver parlato ancora una volta con i suoi amici, esce di scena nella solitudine “bella” degli eroi.

Lo stesso Cristo affronta la Passione in solitudine. Aveva chiesto agli amici di seguirlo al Getsemani, dove avrebbe affrontato una profonda angoscia. Ma gli amici si addormentano e lo lasciano solo. Allora cerca la risposta nelle preghiere…ma anche da lì non esce che il silenzio della solitudine. Ed è proprio in questa esperienza di silenziosa drammatica solitudine, che la tradizione cristiana vede l’umanità di Gesù Cristo.

Questa è la solitudine degli eroi, la solitudine bella. Quella che merita di essere raccontata nei libri.

Ma la vita è molto spesso molto meno bella. E sono ben poche le solitudini che verranno scritte in un libro o cantate in una canzone.

Una condizione umana 

Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione (Zygmunt Bauman)

Quante volte abbiamo chiesto: “Va’ via, voglio restare sola/o”? Abbiamo fuggito il rumore, il caos che ci circonda. E abbiamo scelto. Abbiamo chiesto il nostro spazio, uno spazio esclusivo per noi stessi. Quante volte lo abbiamo desiderato. E altrettanto abbiamo desiderato qualcuno vicino. Quando il buio circondava noi stessi e adombrava ogni nostro pensiero. Abbiamo chiesto di non essere soli. Ma raramente siamo stati ascoltati.

Ciascuno di noi può riconoscere nella storia della propria vita la sensazione di solitudine che ha chiesto o di cui ha avuto paura. Sì, perché è tremendamente difficile far comprendere agli altri ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, ciò di cui abbiamo paura. E diventa facile essere soli quando vorremo aiuto ed altrettanto facile avere caos intorno quando ci troviamo a desiderare la solitudine.

Ma la solitudine è una condizione della natura umana, con cui, prima o poi, facciamo tutti i conti. Ci sono filosofi e mistici che hanno scelto di restare soli, magari in un deserto, su una montagna, in una grotta. Hanno scelto la loro solitudine per cercare altro e se stessi. Ecco una prima chiave: prendere una realtà e trasformarla in un’occasione. Sembra banale…ma è un’azione molto più difficile di quanto si possa credere.

La solitudine diventa lo spazio per raccontare la nostra anima. Diventa lo spazio per le nostre paure. Per fare a pugni con tutto ciò che nascondiamo in continuazione. Sì, perché a volte dobbiamo combattere con noi stessi. Dobbiamo ammettere la nostra finitezza. Dobbiamo accogliere il nostro bambino interiore e con questo tutto ciò che ci fa paura. E la solitudine è il meccanismo principe per dare spazio alle nostre paure.

La solitudine ai tempi del Covid

La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole. (Carl Gustav Jung)

Quanto ci fa paura l’emergenza in cui viviamo? Quanto ci sentiamo impotenti e impreparati davanti a tutto questo? Ancora una volta voglio ricordarvi che la parola “terrore” ha la stessa radice di “terra”. Ciò che ci provoca terrore ci riporta a terra. Ci fa sbattere con forza contro la terra.

Sapete qual è, per me, l’immagine più freddamente sola della solitudine ai tempi del Covid-19? È la solitudine dei funerali. I funerali sono momenti in cui le nostre lacrime, per quanto intime e magari bisognose di solitudini, si mischiano a un rituale pubblico. E come tutti i rituali hanno il potere magico di soffiare sopra una ferita. I funerali, i riti di addio in generale, servono a chi resta più che a chi parte. Perdere una persona cara significa ammettere di essere un po’ più soli, da oggi fino alla fine dei tempi. E cerchiamo conforto nel mondo che ci circonda. Oggi, ai tempi del Covid-19 la nostra solitudine è la solitudine di tutti quelli che hanno perso un loro congiunto e hanno potuto solo sussurrare un addio. L’hanno potuto sussurrare solo a sé stessi e al Cielo, se hanno il privilegio di credere.

Sì, credere, soprattutto oggi è un privilegio. Credere in qualcosa o in qualcuno che sappia o senta più di noi. La solitudine ai tempi del Covid-19 ci sta schiaffeggiando con le mani del nostro ruolo individuale nel mondo. Piccoli granelli di sabbia in un sistema molto più complesso di quello che crediamo.

Ma in questa solitudine, abbiamo l’opportunità di conoscerci come granelli di una spiaggia e come particelle uniche e irripetibili di un sistema. Ciascuno di noi ha una propria storia. Ciascuno ha le proprie cicatrici, le proprie paure e i propri sogni. Ciascuno di noi sa, in angoli più o meno remoti di sé, di essere unico e irripetibile, anche se inserito in un cosmo molto più grande.

Ecco, allora, l’opportunità di scoprire la nostra solitudine. Anche se questa la dobbiamo conquistare chiusi in case troppo piccole, troppo affollate o troppo grandi e desolate. La solitudine ci è stata imposta. Tuttavia, possiamo padroneggiarla e racchiuderla in momenti definiti in cui ognuno di noi può combattere con se stesso.

Conclusioni

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri. (Cesare Pavese)

La nostra anima definisce chi siamo. Ognuno di noi ha dentro sé il proprio mare. Ma in troppe occasioni abbiamo avuto paura di tuffarci. C’era troppa gente a guardarci.

Ora siamo costretti a restare da soli o a sentirci soli in un nucleo ristretto. La costante è che sempre e comunque ognuno di noi è solo con se stesso e può scegliere di mostrare ad altri la propria solitudine. La nostra solitudine è lo spazio per combattere noi stessi e, magari, una volta finita la battaglia, per amarci un po’ di più o per fare l’amore con le nostre fragilità.