Cambiamento e trasformazione in psicologia




Cambia vita!

Trasformati!

Ascendi!

Cerca il Nirvana!

Modifica la tua mente!

[…]

La maggioranza delle psicologie contemporanee spingono al cambiamento.

La parola cambiamento, o trasformazione (come nella sofisticata psicologia analitica), o qualche sinonimo di essa, è alla base di molte terapie e spesso sono il fondamento del concetto stesso di felicità, come se fosse una panacea contro ogni male. 

Intorno al cambiamento aleggia una sorta di ansia o psicosi collettiva che ci induce a pensare: se non cambi non sei nulla e rimarrai infelice per tutta la vita.

Frasi sulla vita inneggiano al cambiamento, per raggiungere la felicità, la salute e il benessere.

Io stesso credo fortemente nel cambiamento, ma allo stesso modo, e con la stessa forza, credo nel non cambiamento. È vero che ci vuole tanto coraggio nel cambiamento, tuttavia ce ne vuole altrettanto per rimanere sé stessi.

Può capitare, infatti, che ci siano parti di Psiche che non possono, non vogliono e non devono essere cambiate.

La domanda che mi pongo è quindi: siamo sicuri che il cambiamento è necessario per una guarigione?

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Mutabile e Immutabile

La distinzione tra ciò che muta e ciò che non muta è fondamentale per la psicoterapia. Lavorare sull’immutevole come se potesse essere mutato, o mancare i cambiamenti perché ci si fissa su complessi non trattabili – sono infausti errori terapeutici. L’érgon [la faccenda] dell’analisi ci cambia e non ci cambia. Il diverso e il medesimo sono categorie davvero fondamentali. [James Hillman, Figure del mito, p.176]

È chiaro che ci sono in noi, così come nel mondo, cose che possono essere cambiate ed elementi che non possono essere cambiati. Lavorare su su ciò che è mutabile come se non lo fosse, e viceversa, è un errore molto grave per il terapeuta.  

Tutto ciò, ovviamente, non vuole dare forza ad una difesa contro il cambiamento personale, bensì vuole gettare una luce più specifica sull’argomento, ribaltando l’argomento, per scoprire cosa c’è nel “dietro” attuale, ovvero nell’inconscio del cambiamento. 




L’inconscio del cambiamento 

Anche il concetto stesso di Cambiamento ha un inconscio. Per vederlo bisogna guardare dove non c’è luce, ovvero dove non batte l’occhio del senso comune. 

Si dice che la psicoterapia cambi le persone. In che senso? 

Cambiare significa curvare, piegare, girare intorno

Eccoci di fronte all’inconscio del cambiare: in qualche modo il cambiamento porta con sé l’idea stessa del non cambiamento, dello girare intorno a qualcosa. Cambiare significa curvare davanti a qualcosa.

Non è un caso che le psicologie che inneggiano al cambiamento spesso sono le Fast Psychologies, ovvero le terapie brevi che consistono proprio nel curvare invece che nell’entrare dentro il problema. 

Hai un ostacolo davanti a te? Curva, gira, non lo conoscere, non lo toccare, non relazionarti con lui: evitalo! 

Ovviamente a volte bisogna curvare. Non sempre si ha la possibilità, il tempo e la necessità di entrare dentro. Tuttavia per entrare a contatto con sé stessi non basta curvare. 

Cambiare quindi non è un’azione propria dell’incontro con le parti più profonde di noi. È un’azione superficiale, della coscienza. A volte si deve e si può lavorare con la coscienza, ma la psicologia non è nata per questo. 

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La guarigione è cambiamento? 

Non necessariamente.

La guarigione può essere raggiunta sia attraverso il cambiamento, sia attraverso l’immutabilità. Spesso sono movimenti che si intersecano tra di loro e non c’è una distinzione netta. Molto farà la capacità del terapeuta di essere sensibile e intuitivo nei riguardi di questa distinzione. Lavorando e relazionandosi con il mutabile e con l’immutabile, si farà comunque psicoterapia. 

Non c’è infatti una regola precisa che definisce ciò che è mutabile e ciò che è immutabile all’interno di una psiche. 

Ad esempio per una persona un cosiddetto “carattere burbero” potrebbe essere la sua parte immutabile, per un’altra persona potrebbe essere una sua parte acquisita con il tempo, quindi mutabile. Ciò che troviamo tra le stratificazioni della Psiche è mutabile, le stratificazioni stesse sono immutabili. 

Non tutti i percorsi di psicoterapia, comunque, tendono alla guarigione, e non tutto si deve guarire. La guarigione è solo una minima parte di ciò che può accadere in psicoterapia. 

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Il mito della guarigione

Quando parliamo di guarigione rispetto alla Psiche dobbiamo stare attenti, perché le cosiddette “malattie psichiche” a volte sono disagi da curare, altre volte no. In entrambi i casi sono “affezioni” nel senso spinoziano del termine. Spinoza considerava le affezioni come “modi della sostanza”, in parole semplici, le malattie sono modi di essere e di esprimersi della Psiche. 

Cosa significa esattamente guarire?

Se ci affidiamo all’ontologia della parola, guarire significa: proteggere, difendere, impedire. Questi tre significati hanno poco a che vedere con la trasformazione e il cambiamento. Anzi, direi piuttosto che suggeriscono un movimento contrario, di protezione e conservazione di parti di sé.

Non è un caso che io personalmente non ho mai sentito una persona parlare di guarigione come richiesta iniziale di un percorso di psicoterapia. Piuttosto ho sentito e accolto altri tipi di richieste: posso salvarmi? Posso tornare com’ero prima? Può aiutarmi a risolvere questo problema? Le persone non si sentono malate, piuttosto hanno paura di esserlo.

In questo modo, le psicologie che promettono una guarigione attraverso un cambiamento, diventano paradossali se guardate attraverso l’ottica del senso comune, e non attraverso gli occhi dell’inconscio. 

Può capitare di affrontare un percorso di psicoterapia per “guarire”, ovvero per proteggersi da alcune parti nocive della propria Psiche; oppure per difendere la propria integrità psichica, o ancora per impedire un cambiamento.

Molte delle richieste terapeutiche si riferiscono a questi tipi di domanda: “dottore non voglio diventare così”, “non voglio essere in questo modo“, “non voglio diventare madre“, “non voglio esser come mio padre“, “non voglio essere amante“, “non voglio separarmi“, etc…

Che facciamo di fronte ad una domanda di un paziente? Io, personalmente, la considero sempre vera e autentica. Non mi chiedo se è una resistenza, una difesa o una bugia. Non mi serve avere questa informazione. Dare per scontato che sia vera, mi permette di essere autentico in una relazione e quindi di scoprire insieme l’eventuale “bugia”. 

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Conclusioni: quando cambiare e quando non cambiare?

La risposta a questa domanda è cambiare quando si pensa di non doverlo fare e restare immutati quando si pensa di dover cambiare.

Sembra una risposta scherzosa, ma è estremamente seria. Hillman direbbe che l’inconscio, quindi la verità, è sempre dove non si sta guardando. 

Per una parte di noi che cambia ce n’è un’altra che rimane uguale. Cambiamento e staticità sono due movimenti complementari della Psiche. Muoversi paradossalmente verso l’opposto di ciò che pensiamo ci apre a nuove prospettive e verifica la “tenuta di strada” di alcune idee che potrebbero risultare obsolete.

Fare terapia significa soprattutto esplorare, quindi camminare al contrario della propria direzione originale, per scoprire nuove parti di sé e portarle, eventualmente, all’azione. 

Da ciò l’analisi può imparare che la sua opera consiste non nel cambiare il carattere, ma nel liberare l’anima dalla tirannia di esso [James Hillman, Figure del mito, p.176]

La psicologia e l’essere umano sono un paradosso. Il senso del cambiamento non è guarire, ovvero non lo è nel senso etimologico del termine. Il senso della psicoterapia non è necessariamente il cambiamento.

La psicoterapia ci modificherà? Non necessariamente. Potrebbe essere un’esperienza di incontro con il mutevole, ma anche con l’immutevole che è in noi.

Ci permetterà di trovare la pietra filosofale? No, e probabilmente non ci permetterà neanche di capire il senso della vita. Ma ci permetterà di ritrovare il gusto del gioco per disporre in modo nuovo le figure e le immagini del passato, del presente e del futuro, e farle diventare drammi, romanzi, novelle, tragedie e commedie interessanti. [Adolf Guggenbühl Craig, Il bene del male, p.148]

La terapia non è votata necessariamente al cambiamento, così come non è votata necessariamente ad una guarigione. Le finalità e i viaggi che si compiono con essa sono innumerevoli e personali.

Buona ricerca! 

P.S. A volte capita che cambiando si tradisce l’altro o se stessi. CLICCA QUI per scoprire quando.