Psicologia nel traffico: quale dio ti guida alla guida?

Sarà che mi ritrovo immersa nel traffico più di quanto vorrei, sarà che ormai molti di noi si ritrovano nel traffico più di quanto vorrebbero, ma è la realtà affermare che passiamo ore della nostra vita all’interno di un’autovettura per i motivi più disparati. Proprio in questo locus è nato il germe di quanto andrete a leggere che vuole porre un accento, scherzoso e scanzonato, sulla psicologia del guidatore. Si perché, protetti dall’abitacolo, si mettono in scena dinamiche inconsce. L’autovettura si fa palcoscenico per accogliere motivi archetipici.

Qualche premessa

La psicologia archetipica fa appello alla mitologia, maggiormente greca e romana, non per proporre un ritorno al politeismo religioso quanto piuttosto al politeismo psichico. La nostra psiche è abitata da diversi personaggi, i quali si impossessano di noi, per soddisfare se medesimi. Quindi il nostro comportamento è riflesso del loro. Noi non possiamo agire, fare, pensare ciò che non abbiano già agito, fatto, pensato loro. Per James Hillman, il fondatore della psicologia archetipica, la mitologia offre un ottimo campionario di personaggi, comportamenti, racconti, che ogni giorno noi mettiamo in atti per renderli attuali.

La psicologia archetipica cerca di condurre al significato di una data patologizzazione sulla base della sua somiglianza con un determinato sfondo archetipico, secondo il principio stabilito da Plotino: «Ogni conoscenza viene con la somiglianza», e seguendo il metodo che lui stesso formulò per primo e chiamò «ritorno», cioè, l’idea che tutte le cose bramano ritornare agli originali archetipici di cui sono copie e da cui procedono. […] A chi somiglio io quando agisco e sento in questo modo? (J.Hillman, Re-visione della psicologia, p. 180)

A chi somigliamo noi quando agiamo come guidatori?

Proviamo a giocare con la psicologia, ingannando il traffico,  e le ore che vi perdiamo imbottigliati. Inoltre, credo che la psicologia possa essere veicolata anche dall’umorismo. Dopotutto fu Freud, padre della psicanalisi, stesso ha sottolineare la valenza dei motti di spirito e della comicità.

Di seguito vi presenterò un breve catalogo di divinità alla guida cercando di tracciare delle somiglianze tra ciò che mettiamo in atto e ciò che riecheggia nel mito. Ma adesso, andiamo a scoprire le divinità al volante.

Demetra, la mamma

Dea della terra coltivata ma ricordata soprattutto per essere di madre di Persefone. Sono coloro che passano la maggior parte del tempo ad accompagnare Paoletto a scuola. Poi andarlo a riprendere finite le lezioni. E sempre Paoletto il pomeriggio ha  nuoto, calcio e lezioni di chitarra. È Demetra a guidarli in mezzo a tutti gli impegni di Paoletto che sono diventati i loro. Mamma Demetra non è unicamente appannaggio della donna e può abitare anche l’uomo se Paoletto si lascia trasportare dal papà. Cosa succederà quando Paoletto diventerà Paolo e inizierà a muoversi in autonomia? Demetra dovrà fare i conti con la propria solitudine e il mito ci racconta che questo incontro si accompagna a pianti, disperazioni e lunghi inverni.

La donna Demetra deve ‘impiegare’ la dea a proprio beneficio, anziché reagire istintivamente agli altri come se Demetra fosse lei. Quando le viene chiesto di assumersi una responsabilità in più, deve imparare a prendersi cura di sé con la stessa sollecitudine e prontezza che usa nei confronti degli altri. (J.Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, p. 187)

Dioniso, il festoso

Dio degli eccessi, dell’irrazionalità, della follia e della ebrezza. Dioniso abita in coloro che guidano con la radio a tutto volume e cantano a squarciagola. Che sia da solista, parte di un duo, o componente di una band. La macchina diventa il luogo della festa o la vettura che viene utilizzata per andare alla feste. L’inflazione? Essere guidati da Dioniso e dalla fascinazione dell’ebbrezza. Quando guidi, non bere. Ma puoi sempre cantare.  

Di tutti gli archetipi maschili, Dioniso è quello degli opposti inconciliabili. Walter F. Otto lo descrive così: Il dualismo si palesa nelle antitesi dell’estasi e dell’orrore, della vitalità infinita e della distruzione selvaggia; nel baccanale, dove è insito il silenzio mortale; nella presenza immediata, che è al tempo stesso assoluta distanza. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 258)

Ares, il belligerante

Ares il dio della guerra, Ares al volante è in coloro che difendono strenuamente il loro posto in corsia. Non si lasciano sorpassare facilmente, tanto meno regalano una precedenza. E se viene negato il loro posto? Scatta la furia, gli insulti, le parolacce fino al ricorso alle mani. Ares, quando arriva brucia tutto ciò che tocca. La degenerazione? Sono le risse per l’ultimo parcheggio, gli atti vandalici per il torto subito.

L’archetipo Ares, come il dio, è presente nelle reazioni appassionate e intense. Quando è presente Ares, un empito di emozioni susciterà un’immediata reazione fisica. È un archetipo reattivo, un archetipo ‘qui e ora’, che dispone indubbiamente l’uomo (o la donna) a essere in contatto con i sentimenti e con il corpo (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 199)

Venere, la bellezza

Dea della bellezza, dell’amore e della passione amorosa. C’è Venere al volante se, ogni semaforo rosso è utile per ritoccarsi il trucco. C’è Venere quando la macchina viene scelta per il colore piuttosto che per le prestazioni. Ma l’automobile diventa anche il luogo dell’amore. Quello giovanile, fugace, passionale e forse adulterino.

Afrodite è una forza immensa di cambiamento. Attraverso di lei fluiscono attrazione, unione, fertilizzazione, incubazione e nascita di una vita nuova. Quando questa sequenza ha luogo tra uomo e donna su un piano puramente fisico, viene concepito un bambino. Ma la sequenza è identica anche in tutti gli altri processi creativi. […] La creatività per molte persone è anche un processo ‘sensuale’, un’esperienza sensoriale d’immersione nel momento, che chiama in causa il tatto, il suono, l’immaginazione, il movimento, e talvolta anche l’odorato e il gusto. (Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, p. 228 )

Estia, il focolare domestico

Dea guardiana del focolare domestico, sia protettrice che fiamma stessa. La Macchina diventa un prolungamento della propria casa. Briciole di cibo smangiucchiato. I sedili posteriori che si fanno armadio con la sciarpettina di lana, il maglioncino, la maglietta di ricambio, le scarpe in più. Estia è anche nei peluche che rendono l’abitacolo più confortevole, più intimo. Scaldano col loro corpo morbido e gli occhioni languidi. Estia favorisce anche la riflessione, il discorso interiore che in auto può diventare anche un discorso a voce alta tra sé e un altro sé immaginario.

La modalità estiana ci permette di stabilire un contatto con quelli che sono i nostri volari, mettendo a fuoco ciò che è significativo a livello personale. Grazie a questa polarizzazione interna, noi possiamo percepire l’essenza si una situazione, intuire il carattere degli altri e comprenderne il modello di comportamento o il significato delle azioni. Questa prospettiva interiore dà chiarezza, in mezzo alla miriade di particolari confusi che si presentano ai nostri sensi. (Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, p. 112)

Efesto, il fabbro

Dio fabbro e sempre nell’opera di costruire, cesellare, incidere. Efesto è in coloro che acquistano una vettura e personalizzano le singole componenti. Da quelle meccaniche a quelle elettriche o elettroniche. Diciamo che acquistano una macchina e poi si ritrovano con tanti di quegli optional fatti su misura che, non si riconosce più quale era la vettura di partenza. Per amanti dei dettagli.

La presenza di questo archetipo libera la bellezza e l’espressività (che altrimenti rimarrebbero sepolte nell’uomo, o nella donna) grazie al lavoro, che dà forma tangibile a quegli aspetti di sé. Questo modo di diventare coscienti l’opposto dell’insight, dove l’esperienza esterna viene tradotta in un significato interiore. Qui, invece, qualcosa che è presente dentro diventa letteralmente visibile; solo più tardi, si potrà arrivare alla consapevolezza di ciò che quella cosa significa. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 224)

Artemide, la selvaggia

Artemide, sorella gemella di Apollo, guida quando ci si avventura in posti sconosciuti. L’automobile come mezzo per la scoperta di paesaggi nuovi, di strade nuove. Artemide sta nelle viuzze di campagna, nelle scorciatoie di montagna, nella natura incontaminata che circonda.

Per l’attrazione che esercitano su di lei i luoghi selvaggi e la natura incolta, Artemide è l’archetipo che sovrintende all’unità della donna con se stessa e con la natura e che talune avvertono quando vanno a fare un campeggio nei boschi, o dormono sotto la luna e le stelle, passeggiano lungo una spiaggia solitaria o contemplano il deserto sentendosi in comunicazione spirituale con la natura. (Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, p. 59)

Apollo, il razionale

Apollo è il dio del sole (Artemide di contro è la Luna) ma anche protettore di arti e scienze. Apollo alla guida sceglie sempre il percorso più razionale. Controlla il meteo, le condizioni del traffico, il percorso più breve e pure il percorso più veloce. Punti forti? Arriva a destinazione nei tempi previsti. Punti deboli? Gli imprevisti.

Apollo è la personificazione di un atteggiamento maschile che osserva e agisce a distanza. […] si sente perfettamente a suo agio nel regno celeste dell’intelletto, della volontà e della mente. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 137)

Atena, la stratega

Atena la dea della sapienza e della diplomazia. Se per Ares il traffico è una continua lotta a mani nude, per Atena la lotta è pura strategia. Non combattono nel traffico ma combattono contro il traffico. Sono quelli delle partenze intelligenti, degli orari improbabili, del “partiamo mezz’ora prima che sto più tranquillo”. Punti forti? La visione in lontananza. Punti deboli? Le sveglie.

Le capacità marziali e domestiche associate ad Atena sottendono pianificazione ed esecuzione, entrambe attività che richiedono un pensiero intenzionale. Caratteristiche del suo tipo di saggezza sono la strategia, la praticità e i risultati concreti. Atena tiene in gran conto il pensiero razionale e rappresenta il dominio della volontà e dell’intelletto sull’istinto e sulla natura. Il suo spirito vive nella città: per Atena, al contrario di Artemide, i luoghi selvaggi devono essere bonificati e conquistati. (Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, pp. 80-81)

Ermes, il messaggero

Ermes è il messaggero divino, veloce, scaltro. Permette l’orientamento dei viaggiatori attraverso le Erme e funge da psicopompo per le anime verso gli inferi. I guidatori Ermes sfrecciano nel traffico, si infilano dappertutto, trovano parcheggio in posti impensabili e se non lo trovano hanno le risorse necessarie per crearselo da sé. Camminano perennemente sulla linea bianca perché Ermes è anche guardiano dei confini. Oppure ricorrono al motorino per essere più veloci, più agili. Sicuramente furbi.

Nei miti che lo vedono protagonista, Ermes accompagna altri personaggi da un regno all’altro. […] Murry Stein, un analista junghiano, chiama Ermes ‘il dio del passaggio cruciale’. È l’archetipo presente in ogni transizione da una fase psicologica all’altra, specialmente nella mezza età. È un dio liminale (dalla parola limen, ‘soglia’), presente nello spazio transizionale. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 174)

Era, il ruolo sociale

Sposa di Zeus e Regina dell’Olimpo. È la dea del matrimonio inteso sia come unione che come raggiungimento e mantenimento dello status di moglie. L’automobile per Era diventa la dimostrazione del proprio status quo e della propria posizione sociale.

L’archetipo Era dà la capacità di legarsi, di essere leali e fedeli, di sopportare le difficoltà con un compagno e superarle. Quando Era è la foza motivante, l’impegno della donna non pone condizioni. Una volta sposata, intende rimanere tale, ‘nella buona e nella cattiva sorte’. (Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna, p. 142)

Ade, il solitario

Il guidatore Ade porta nel regno degli inferi lì dove regna e dove lo stesso luogo porta il suo nome. Ade costringe a fare i conti con la mortalità umana, con i cari che hanno perso la vita sull’asfalto. Ade è in ogni mazzo di fiori, in ogni lapide, in ogni altare del ricordo.

Lo spettro della morte ci conduce da Ade. La morte di un rapporto, la morte di un modo di essere, la morte di un proposito, di una speranza o di un significato ci conducono a lui. La prospettiva della morte fisica, affrontata con una probabilità o una certezza, è un’esperienza che ci porta nel mondo sotterraneo . […] Il regno di Ade è l’inconscio, personale e collettivo. Lì vivono i ricordi, i pensieri e i sentimenti che abbiamo rimosso, tutto ciò che è troppo doloroso o troppo vergognoso. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 106)

Zeus, il sovrano

Dio del fulmine e Re di tutto l’olimpo. Zeus guida coloro che si sentono padroni della strada. Possono anche sentire le motivazioni degli altri, ma sapranno che saranno loro ad avere l’ultima parola decisiva. Guidano lavorando e dirigendo gli altri anche coloro che non sono alle loro dipendenze. È il dio ordinatore, sta in chi usa correttamente le corsie di svolta, utilizza le frecce direzionali, rispetta i limiti. Insomma Zeus è la disciplina stradale.

Aveva anche l’appellativo di ‘Colui che addensa le nuvole’, di ‘Colui che manda i venti propizi’, e di ‘Padre degli dei e degli uomini’. Conferiva autorità ai sovrani, di cui salvaguardava anche i diritti e il potere, manteneva in vigore le leggi e puniva i trasgressori. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 56)

Poseidone, l’emotività dirompente

Poseidone è il dio dell’oceano, del mare e di tutte le acque. Poseidone si porta dentro le profondità,  l’emotività forte e dirompente. Quando guida Poseidone siamo scossi, in balia di un terremoto interiore. Fermarsi appena possibile.

Per cogliere l’emotività che egli impersona e il regno psicologico che governa, basta soltanto pensare ai potenti umori del mare, alla sua turbolenza, alle sue onde mugghianti, che distruggono indiscriminatamente tutto quello che incontrano sul loro cammino. Come un’intensa emozione che inonda la personalità e sommerge la razionalità, Poseidone emerge dal mondo sottomarino e infuria, per poi tornare a ritirarsi nella sua dimora sommersa. Veniva chiamato anche ‘Colui che porta le inondazioni’ e ‘Colui che scuote la terra’ per esprimere l’immenso potere distruttivo dell’uomo e della natura. (Jean Shinoda Bolen, Gli dei dentro l’uomo, p. 81)

Conclusioni: In quante divinità vi siete riconosciuti?

Dopo aver letto delle dodici divinità maggiori greche, in quante di loro vi siete riconosciuti?

Spero nel maggior numero possibile perché, ciò che guida la psiche è la poliedricità. Più siamo e meglio stiamo. Inoltre, le divinità non si presentano mai sole ma sempre in folta compagnia.

P.S. CLICCA QUI per leggere Gli archetipi del FEMMINILE, e QUI per leggere Gli archetipi del MASCHILE.