La vendetta d’amore

Ferita, dolore, rancore, risentimento, vendetta.

Più o meno è questa la sequenza emotiva che ci porta a desiderare la Vendetta, a coltivare il rancore e il risentimento che possono distruggere un qualsiasi tipo di relazione.

Il sentimento di Vendetta viene a bussarci alla porta della Psiche quando ci sentiamo feriti da qualcuno e veniamo investiti da quell’impulso di rivalsa che ci conduce sulla strada della vendetta.

La vendetta, tuttavia, può portare alla distruzione lenta e logorante di qualsiasi relazione e in particolare di noi stessi. Per esplorare questo sentimento partiamo subito con una mossa etimologica.

Cos’è la vendetta?

L’etimologia ci fa capire immediatamente la dinamica della Vendetta, infatti ontologicamente significa Liberare e Proteggere.

Da una parte la vendetta ci libera dal dolore immediato, è un atto abreativo e spurgante.

Dall’altro ci protegge, protegge il nucleo narcisistico dell’Io (Lowen) che è stato ferito e pertanto richiede giustizia.

In una relazione, dove mettiamo costantemente in gioco il nucleo narcisistico della personalità, l’istinto vendicativo è onnipresente e può condurci alla follia.

In che modo? Ce lo spiegherà la mitologia.

Il mito, le Erinni e le Furie

Nell’Antica Grecia le Erinni – Furie nell’antica Roma – rappresentavano la vendetta divina e il rimorso che attanagliano l’individuo ferito.

Il loro obiettivo era perseguitare coloro che si erano macchiati di una delitto, castigarli e perseguitarli fino alla pazzia.

In particolare erano tre: Aletto (colei che non riposa, colei il cui nome non può essere pronunciato), Tisifone (incaricata di castigare i delitti di parricidio, fratricidio, matricidio e omicidio) e Megera (l’invidiosa, preposta ai delitti d’amore, quali tradimento e infedeltà coniugale)

Quando aneliamo vendetta veniamo posseduti dalle Erinni. Diventiamo dei demoni vecchi e terrificanti che bramano ciecamente e instancabilmente di far pagare all’altro il torto subito.

Questa brama mitologica ci può portare ad una vera e propria follia.

Due tipi di vendetta

Secondo James Hillman, il “defender” della Psiche, esistono due tipi di vendetta che possiamo differenziare attraverso la dimensione del tempo.

La prima è la Vendetta immediata, se compiuta come gesto di verità emotiva può servire a fare pulizia, a saldare il conto, senza però ottenere altri risultati (J.Hillman)

La seconda è la Vendetta procrastinata che si trasforma nel fare macchinazioni, nello starsene acquattati in attesa dell’occasione buona. In questo caso la vendetta incomincia a puzzare di cattivo e alimento fantasie di crudeltà e astiosità (J.Hillman).

Questo tipo di vendetta, prosegue Hillman, può diventare una vera e propria ossessione. È proprio in questo momento che ci trasformiamo in Erinni, dee impazzite per la sete di vendetta.

Con la vendetta procrastinata cerchiamo di infliggere follia, ma in realtà diventiamo noi stessi esseri ossessionati dalla cieca sete di vendetta.

Conlcusioni: a cosa serve la vendetta?

La vendetta non conduce a niente di nuovo, solo a vendette di rimando e a faide. Non è produttiva sul piano psicologico, perché si limita a una abreazione della tensione (J.Hillman).

Se praticata nell’immediato è un meccanismo di sfogo, come correre o urlare o tirare pugni ad un sacco.

Mentre la vendetta procrastinata nel tempo sposta la messa a fuoco: dall’evento che ci ha fatto soffrire alla persona che ci ha fatto soffrire e alla sua Ombra.

Ogni evento che ci fa soffrire ci offre un significato e la vendetta ci rende ciechi a questo significato.

Per Hillman infatti la Vendetta produce un effetto di restringimento della coscienza.

L’unico modo per salvaguardare la propria integrità psichica dalla sete di Vendetta è arrendersi, rinunciare ad essere degli Eroi vendicativi stile Avengers. Solo imparando a perdere, impareremo ad ottenere la vera Giustizia.

P.S. CLICCA QUI per leggere Tradimento maschile Vs Tradimento Femminile