Radiohead: Creep mi ha curato

In genere le mie dita tamburellano e danzano sulla tastiera del computer ma, talvolta lo fanno sulla tastiera della chitarra e, ancor più di rado, su quella del piano forte.

Il perché lo fanno è legato al fatto che questo mi cura. Scrivere e suonare e dipingere e poi scrivere di nuovo mi cura. Non si tratta qui di un mero esercizio narcisistico per comunicare il fatto che sono un tipo eclettico. E questo anche perché nel mio maggior talento c’è il mio peggior difetto. Eclettico significa anche non esperto di nulla. Quindi diciamo che per curarmi non devo inflazionarmi su nessun settore, per curarmi devo essere politeista.

Ma torniamo a Thom Yorke. Il solista dei Radiohead mi ha curato qualche anno fa, o meglio la canzone del verme sfigato, creep, mi ha curato. Ora ve la ripropongo qui. Ma non leggete prima di aver ascoltato Crepp. CLICCA QUI per ascoltare la versione Jazz della canzone.

Fatelo perché le parole andranno con la musica che ora sto ascoltando. E il minutaggio di lettura sarà più o meno il medesimo. Allora, a ridosso del Natale, che questo sia il mio personale regalo e dato che è molto personale, mi raccomando, vi chiedo di trattarlo bene.

Il verme, quando viene calpestato, si attorciglia; questa è saggezza. Riduce, così le probabilità di venire calpestato di nuovo. Nel linguaggio della morale: umiltà” (Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli)

Crisi di coppia

La coppia è in crisi.

Il mondo non sa più sostenerla. Il mondo sembra non aver spazio per la coppia e le separazioni sono in numero uguale ai matrimoni. E il “finché morte non vi separi” è stato aggirato e, sotto l’egida del “fatta la regola trovato l’inganno”, col divorzio, le coppie di fatto, il femminicidio stiamo generando un’omeostasi preoccupante direi, o meglio semplicemente scritta nel nostro destino.

Secondo Necessità, quella dea Ananké che è protettrice degli psicoterapeuti. Proprio lei nel 2015 mi venne a trovare descrivendomi nel mio destino. Due figli, una compagna, una casa, un lavoro, e una crisi. Crisi, ossia separazione. Un immaginario che si presentò violento nel concretismo e che mi indusse a raccogliere alcune delle lacrime sullo spartito dei Radiohead che troneggiava sul mio pianoforte, o meglio quello di mia figlia che certamente è molto più brava di me a suonarlo.

Lacrime e l’incontro con anima

Quando Prima eri qui
non riuscivo a guardarti negli occhi
Sei come un angelo,
La tua pelle mi fa venir da piangere
Volteggi come una piuma
In un mondo bellissimo
Ed io vorrei essere speciale
Sei così dannatamente speciale

Le lacrime sono l’umidità che l’alchimia reclama da sempre per dare inizio all’opera. Nulla può essere incipiato senza umidità e questo è ciò che consente l’incontro con l’Anima. Quella che fatichiamo a guardare negli occhi. Perché in quegli occhi noi troviamo il messaggio di un Angelo.

Angelo la cui etimologia è proprio “messaggero”. Eccola l’Anima, quell’immagine del femminile che già nella donna angelicata del mio Dolce Stil Novo iniziavo ad osservare. L’incontro con Anima ha dunque sempre inizio da una separazione e questa è la immagine che Creep richiama. L’immagine dell’incontro di Anima che è sempre una separazione. Un lutto che, seppur non è avvenuto nel concretismo, si è avviato nel mio mundus immaginalis. Leggera come una piuma, l’immagine della donna, quella che avevo dentro di me e che, goffamente, avevo proiettato su quella donna che ancora oggi fatica con me. Anima, sospiro, psiche, farfalla, piuma. Il testo nel suo dolce Stil Moderno, è solamente il racconto dell’incontro con Anima. Illuminante, abbacinante, struggente speciale. E speciali ci sentiamo, volteggiando, convinti di farcela ma si cela qualcosa in questo messaggio.

L’incontro con l’anima è il modo con cui ci prepariamo all’incontro con l’Ombra

Ma io sono un verme, sono uno strano
cosa diavolo ci faccio qui?
Non appartengo qui

Cosa è Anima?

Jung ne parlava come la parte della psiche che è sentimento, accoglienza, amore protettivo, calore del focolare, gelosia d’amore, amore strategico, sensualità. Tutte dee che hanno poco a che fare con quella parte maschile più fallica, determinata e castrante. Insomma Anima è il personale incontro con le emozioni e con i loro figli i sentimenti. Anima è un modo di guardarli. Cosa farne? Come usarli? Disfarsene? Ci prendono, ci battono, ci fanno sentire poveri e sfigati vermi.

Eccolo il Creep, quel verme che incontriamo e riconosciamo di essere quando il controllo che pensavamo di avere sulla nostra Anima, si rivela per quello che è. Una sudditanza. Allora Creep è un testo che ci riporta all’essere sudditi e ospiti di Anima intesa come Psiche. Quella psiche che è un territorio a cui ci sentiamo spesso di non appartenere, o meglio, quel territorio che pensiamo di contenere e invece ci contiene. I Radiohead ci parlano del passaggio da contenitori a contenuti.

Il verme sfigato dei Bestiari medievali

E un verme è costretto a strisciare a terra e della terra nutrirsi abitandola. Creep è il nostro personale ritorno ad essere a Terra, coi piedi per terra, ad essere terreni, fragili, caduchi. Nella nostra “vermità” c’è la nostra essenza terrena.

I vermi nascono dalla decomposizione e dal marciume della terra, dell’acqua, dell’aria o della carne. Alcuni volano, altri nuotano, altri ancora strisciano, camminano o saltano. Sono tutti piccoli, ed è una fortuna perché provocano essenzialmente flagelli” (“Bestiari del medioevo” Michel Pastoureau, pag. 267)

Dunque l’incontro con anima che preannuncia Creep dei Radiohead corrisponde a una putrefactio alchemica, corrisponde anche al marcire del seme. Un marcire necessario perché vi possa essere un germogliare e poi uno spigare. Insomma, caro Thom Yorke, non so bene cosa volevi dire e se questo che scrivo ti appartiene, ma a te e a me dico… curati del tuo verme dopo che hai curato la tua anima.

Perdere il controllo

Non mi importa se fa male
Voglio avere il controllo
Voglio un corpo perfetto
Voglio un’anima perfetta

E quando ci accorgiamo che non abbiamo il controllo? Quando ci scopriamo sudditi e non regnanti?

Allora dobbiamo cercare il nostro personale golpe. Un colpo di stato che ci permetta di riprendere il controllo. E per farlo invochiamo un corpo perfetto e agiamo su quello. Un separato corre, va in palestra, prende aperitivi sani, si concentra sul corpo, lo imbelletta, lo dipinge, lo cura lo coccola e lo asseconda anche nelle sue voglie sessuali. Nel paradosso incontra proprio una separata che lo cerca, reincontra la sua compagna in un altro corpo. E, così facendo, si spera di ridiventare i regnanti dell’Anima. Di avere perfetta l’Anima come il corpo è stato reso perfetto. Una letteralizzazione che non aiuta proprio

Voglio che te ne accorga
Quando non ci sono

Allora iniziamo a parlare direttamente con Anima, con quella dimensione sentimento e le chiediamo di accorgersi di noi e di quella perfezione. Ma lei, Anima, fugge. Scappa

Sta correndo fuori dalla porta
Sta correndo
Lei corre, corre, corre, correre

Dunque un’inno all’incontro con Anima. Un incontro che nei secoli è avvenuto per tutti i nostri massimi poeti, cantori, pittori.

Ma attenzione. Se è stato più nel destino maschile parlare dell’incontro con anima, questo non significa che questo sia un processo esclusivo per gli uomini. Dunque ecco nella parata pittrici e cantanti e danzatrici. Li vedo e le vedo tutte, Beatrice in prima fila che sussurra a Dulcinea di come la sua vita sia un inferno, Rivera dietro loro cammina solo qualche passo avanti a Frida Khalo e, accanto a loro, c’è Amanda Lear con Angelica Kauffman che sorridono mentre Artemisia gentileschi pasticcia su una tela di Klimt. Intanto Giulietta si pettina cercando di suggerire Janis Joplin e Amy Winehouse dove andare a cena. E poi ancora Marina Abramovich, Dora Marr, Brigitte Bardot e Serge Gainsburg. Chiude la parata Laura a cui Leopardi recita “a Silvia” e, sotto un sole vespertino, le ombre di tutti e tutte loro si allungano a dismisura.

Creep è quindi la storia dell’incontro con Anima, che è sempre, anche, un incontro con Ombra. L’ombra è l’inflazione di tutti quegli immaginari che, come bravi soldati di un esercito mercenario, cercano di conquistare terre, allevamenti, raccolti e cittadini per assoggettarli all’Io di turno. Quello stesso Io che per cercare di far sembrare il mondo qualcosa che non è, ha esiliato una consistente porzione delle immagini di psiche. Senza distinzione di forma, genere e colore. Ma per fortuna Anima ci riporta alla terra, e non solo facendoci strisciare ma anche costringendoci, a nutrircene come vermi.

È questo il messaggio dei Radiohead? Non saprei. Questo è il messaggio che l’Angelo della canzone mi ha portato. Anima prima o poi arriva e spesso viene in sogno e…

In questi sogni essa è isolata, immersa nell’acqua, incapace di uscire; oppure è magica e incomprensibile come i sintomi stessi; o ancora può essere una fanciulla alla soglia della pubertà;  a volte è affogata, bruciata, congelata, appare idiota, rimpicciolita come una nana, sifilitica, bisognosa di cure; a volte fa parte di un panorama mitico interiore dove fate e animali si muovono nelle vegetazione non ancora penetrata delle percezioni umane” (Hillman; Mito dell’analisi, pp. 67-68).

In quella stessa vegetazione c’è un Creep sfigato e strano, un verme che continua a ingurgitare terra, terra, terra. Lo stesso grido di chi attraversa un oceano in cerca della sua America. Lascio a voi finire la storia della separazione perché la vostra narrazione vi parlerà della vostra anima e la mia narrazione non vi darebbe nulla di più a questo punto. Si perché le storie curano ma solo se, con l’umiltà del verme, ci diamo il permesso di raccontare.

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