Psicologia della crisi di coppia

Lo vuoi lasciare! Non la ami più! Non pensavi sarebbe successo vero? Dopo anni di amore o dopo pochi mesi, ecco che ti viene a trovare una crisi con l’impellente voglia di separarti, di mollarlo o mollarla!

Che fare? Semplice separati.

Ora ti spiego…

Crisi e coppia

Crisi nella sua etimologia significa separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare… e se non ci fosse una coppia, un doppio, oppure un gruppo, allora non ci sarebbe il bisogno di discernere.

La coppia invece, banalizzando, è un piccolo gruppo composto da Io, Tu e Noi. Insomma se hai deciso di stare in coppia, hai anche deciso di entrare in crisi.

Perché si arriva alla crisi nella coppia?

La crisi, ossia il discernimento delle parti che ci compongono da quelle che ci circondano, potrebbe giungere anche prima della coppia.

Nel senso che potremmo entrare in uno stato di angosciosa perdita di senso e di identità. Una situazione in cui impariamo che l’ideale che avevamo di noi poco aveva ha che fare con la realtà. Ma esiste un grande antidoto a questo evento angoscioso: La coppia. Fidanzarsi, stare insieme, fare coppia diventa il miglior terreno per continuare a dare l’acqua all’idealizzazione di noi. Si perché mettendosi in coppia la prima cosa che abbiamo è un complice, qualcuno che, animato dalla nostra stessa psicosi amorosa (si perché tecnicamente l’innamoramento è una psicosi di tipo narcisistico), ci aiuta a continuare a credere nell’ideale di noi. E noi diventiamo suoi complici nell’alimentare le sue idealizzazioni. In questo senso la coppia è sempre un’associazione a delinquere nei confronti dell’anima. Ma prima o poi lei, l’anima intendo, preme e si fa sentire e ci obbliga e distinguere, discernere tra me e te, tra il me idealizzato e il me concreto e miserabile, tra il te etereo e il te implacabilmente “rompiballe”. Ecco che quel “noi” si mostra per quel che è, un prestigiatore che mostrando il fazzoletto fucsia nella mano destra, nascondeva il trucco in quella sinistra. Per questi motivi una coppia nata tardivamente ha meno probabilità di entrare in crisi, perché non usa il noi come panacea, anzi ne intuisce la velenosità.

Quando arriva la crisi di coppia?

Sei stupendo, sei stupenda, mi sembra che mentre penso una cosa lei faccia lo stesso, abbiamo gli stessi interessi, pure i suoi genitori sono separati, pensa! È nato nella città di mio nonno… La coppia è certamente il luogo di un disturbo dispercettivo, quello secondo cui troviamo coincidenze rade che offuscano l’immenso mare delle differenze. Poi arriva la crisi. E arriva quando un evento critico, che so un lutto, il primo figlio, l’offerta di lavoro all’estero, ci obbligano a rimettere a fuoco chi siamo e chi è il nostro socio a delinquere. Improvvisamente i lembi non combaciano! È come se cercassimo di piegare un lenzuolo senza riuscire a far baciare gli angoli tra loro. Il quadrato si mostra un triangolo, un pentagono, un ennagono, un dodecaedro! Lei o Lui iniziano a non rispecchiare più l’immagine che ne avevamo e questo ci irrita, anzi ci fa incavolare di brutto col partner perché crediamo che Lui* ci abbia ingannato. Ma è sempre molto più utile capire perché gli abbiamo chiesto di farlo, dato che il partner* ha solo cercato di rispettare il patto a delinquere.

La suocera nella crisi di coppia

In questa ottica, le care e vecchie suocere vanno riabilitate. Nel loro intromettersi, nel loro rompere le scatole e le uova nel paniere, spesso, essendo portatrici sane, svolgono la funzione di richiamare continuamente alle identità di partenza. Sia chiaro non è detto che conoscano l’identità di partenza, basta che non credano a quella generata dentro la coppia. E se avessero, invece, una chiara idea di quale sia l’identità di partenza? E se avessero intuito bene l’autoinganno degli innamorati? Mbeh allora non devono mai illudersi le suocere, di poter evitare la crisi. Sarebbe come importare la democrazia in un paese imbastendo una guerra. Ogni coppia deve transitare la sua crisi e nessuno può evitarlo.

La terapia della coppia in crisi

E qui casca l’asino. La psicoterapia non si prende mai cura dei pazienti, ma della loro anima. Questo significa che se è anima a premere, se anima induce la crisi, allora la terapia di coppia promuove la crisi. E in effetti è così! La terapia svolge l’ingrato compito di aiutare a discernere “me” da “te”. La terapia si pone come il corpo contundente che manda in frantumi gli specchi il cui gioco stava avvelenando i membri della coppia. Ogni volta che una coppia giunge nel mio studio la prima cosa che dico è sempre: “Cari miei, è giunto il momento di separarsi! È giunto il momento di rinunciare all’idea che avevate di voi, di lui, di lei e ognuno di se stesso!

Quindi “Lui ti presento Lei e Lei ti presento Lui”. A quel punto inizia la vita di coppia, quella faticosa, quella lacerante, quella destabilizzante perché ci si mette in casa uno sconosciuto, un Altro, l’alterità. A quel punto la coppia diventa luogo di crescita.

Quando la crisi porta la separazione?

Il separarsi è un esercizio quotidiano. Ricordiamocelo.

Basta una notte di sonno, ma che dico, basta un battito di ciglia, perché ognuno tenti di ripristinare l’ideale e le fantasie infantili sull’*Altro. Quindi ogni giorno dobbiamo rammentarci di essere entità distinte. Se non accogliamo questo impegno quotidiano, se non ci obblighiamo a questo Opus Contra Naturam, allora saremmo costretti a separarci concretamente. La crisi porta alla separazione concreta quando non accettiamo quella dalle immagini idealizzate (in vero, tutte le volte che non onoriamo le immagini, queste si presentano prepotenti nel concretismo). Potremmo quindi affermare, e con ragione, che proprio le coppie separate non si separano mai. Spesso proprio in persone separate resta il rancore per l’inganno che si sente di aver subito. Mentre non ci sia accorge mai dell’autoinganno quello con cui, da sempre stiamo evitando l’incontro con l’Altro*, con il diverso, con l’ignoto.

Conclusioni

Prima o poi la crisi arriva, e se non la vedete arrivare sarà il corpo a imporvela.

Eritemi, gastriti, improvvisi sensi di mancanza d’aria, voglia di fuggire o frenetica voglia di andare a lavoro. Improvvisamente ci sembra di intravedere il trucco nella mano sinistra, cerchiamo di non mettere in imbarazzo il prestidigitatore ma non riusciamo  a fingere per sempre. Improvvisamente vogliamo investire su un progetto che esclude l’*Altro e, sempre improvvisamente, suddenly, direbbero gli inglesi, tutto va a fuoco e i borbottii della suocera si fanno parole distinte e distinguibili. Intuiamo la funzione psichica della suocera che, a differenza della suocera concreta, va sempre salvata.

Allora ci viene in mente di andare in terapia e, come sempre, chiediamo alla terapia di salvarci dalle delusioni. Ma, si sa, non c’è delusione senza illusione e, l’invito è aperto, andate in terapia solo se siete pronti a stare nella crisi, nella separazione, nel discernimento.

P.S. CLICCA QUI per leggere La terapia di coppia: prendersi cura della separazione

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Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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