Tipologia psicopolitica degli stati

Sento le parole di Trump e penso al bullismo, ascolto Macron e passo avanti, mi lascio affascinare dal sex appeal di Conte, mi domando come sta la Merkel, non sto in apprensione per Johnson, ma Putin li ha veramente liberati i leoni? Ogni stato un leader a rappresentarlo, un singolo uomo che parla per una nazione. Noi che lo ascoltiamo pensiamo che la sua voce sia quella del suo popolo, un’illusione che accogliamo anche se con le dovute riserve. Mi ricordo la famosa intervista fatta a Jung sui dittatori, Hitler, Stalin, Mussolini, alla bella frase con cui conclude: “Ognuno presti cura e attenzione ai suoi conflitti interiori e personali e avrà ridotto di un milionesimo di milione le conflittualità del mondo (C. G. Jung, Jung Parla, Adelphi, Milano, 1999, p.190.191)”.

E se uno stato fosse simile ad un individuo? Quando parliamo delle reazioni degli stati alla diffusione del Coronavirus lo facciamo come se stessimo parlando di persone, ognuna risponde a suo modo, ha un’opinione e fa delle scelte, ha una reazione emotiva. Ebbene, mi sono chiesto cosa succederebbe se applicassimo la teoria dei tipi psicologici ai modi affrontare la pandemia da parte di ogni stato. Vediamo cosa ne esce.

Gli stati pensiero: il capitale globale prima di tutto

Sono i grandi stati dominanti, quelli la cui politica influenza pesantemente le relazioni internazionali e che obbediscono a una visione globalizzante dello sviluppo mondiale. Come il tipo pensiero applicano uno schema razionale per controllare e conoscere la realtà, agiscono in ragione di principi dettati da piani illuministi, hanno una visione incentrata sulla libertà personale e sul pensiero critico.

Chi sono? Gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Svezia.

Cosa li domina? Prevale il rapporto materiale, dal commercio all’alta finanza, il dominio capitalistico come espressione della realtà oggettiva su cui l’individuo deve imporsi e regolamentarla. Sono società altamente competitive.

Cosa rimuovono? Benché possano esaltare il rispetto dei diritti umani e la libertà di espressione hanno un senso etico debole e poco incline a rispettare l’inferiorità.

Conflitto-ombra. Il timore della sottomissione il bisogno di egemonia e di confrontarsi con gli altri popoli.

Come hanno reagito di fronte al Covid-19? Lo hanno sottovalutato partendo dall’idea di essere superiori a certi tipi di problemi, hanno inizialmente reagito facendo prevalere le esigenze del mercato su quelle umanitarie. Poi hanno urlato al si salvi chi può.

Gli stati sentimento: preservare e salvare la vita

Sono gli stati che si esprimo con il calore tipico dei paesi mediterranei e latini, sono caratterizzati dal valore e dall’enfasi che danno ai loro ideali, tanto nei sentimenti in cui si riconoscono quanto nelle relazioni complesse con gli altri paesi.

Chi sono? Italia, Spagna, Francia, Brasile.

Cosa li domina? Sono stati in cui l’emergenza umanitaria e sanitaria è particolarmente sentita, il sentimento nazionale rispecchia la forte identità, originalità e autonomia rispetto al modello convenzionale condiviso dalla comunità internazionale.

Cosa rimuovono? La necessità di un’organizzazione strutturata ed efficiente, sono poco inclini alla disciplina e all’ordine come regola prioritaria.

Conflitto-ombra. La loro organizzazione interna, i loro personali valori rendono difficile uniformarsi alle convenzioni con gli altri paesi.

Come hanno reagito di fronte al Covid-19? Hanno reagito interpretando i dati a partire dalle loro valutazioni interne, hanno applicato misure insufficienti e tardive, quando si è presentata l’emergenza vera hanno messo in campo tutte le forze per sostenere il diritto alla salute di tutti.

Gli stati sensazione: limitarsi al proprio orizzonte nazionale

La sensazione agisce in modo pragmatico e concreto all’immediato presente, analizza il dato e lo valuta sul piano tecnico ed esecutivo. Così gli stati sensazione sono quelli che hanno un altissima efficienza organizzativa, hanno mezzi e risorse per dare al cittadino il massimo dei diritti e dei servizi. In altri casi, sono stati irregimentati e i diritti del cittadino sono annullati imponendo un controllo sociale assoluto.

Chi sono? Germania, Russia, Cina, Ungheria.

Cosa li domina? La potenza interna del paese, la sicurezza nelle loro capacità, il bisogno di difendersi da un invasore.

Cosa rimuovono? Il contesto globale, la relazione aperta con gli altri paesi, le paure interne.

Conflitto-ombra. La loro autonomia li porta a sentirsi superiori agli altri paesi favorendo una politica che si concede più che partecipare. Nel caso delle dittature il timore di essere invasi e conquistati prevale nettamente sino alla paranoia. Sono stati che covano temibili sentimenti arcaici dal potenziale dirompente.

Come hanno reagito di fronte al Covid-19? Hanno dimostrato di rispondere al contagio  nel modo più efficiente, con rigore e disponibilità di mezzi reali o apparenti. Si sono messi al di fuori o su di un piano superiore rispetto agli altri paesi.

Gli stati intuizione: la voce dei mondi diversi

L’intuizione è la funzione più oscura e magica che sente la realtà in modo diretto e inspiegabile. Essa affronta l’esperienza con reazioni inconsce grezze, creative ma non elaborate. Caratterizza tutti quei paesi che hanno una cultura ancora lontana dalle logiche capitalistiche e globalizzate dove la tecnologia è ancora marginale seppur presente in modo massiccio. Rappresentano la maggior parte degli stati del mondo.

Chi sono? Il continente africano, l’India, il Medio Oriente.

Cosa li domina? Il raggiungimento degli standard globali, lo scontro interno tra fazioni pro-occidente e ideologie tradizionali e integraliste. La gestione dell’incremento demografico e della società rispetto alle risorse economiche.

Cosa rimuovono? Il riconoscimento dei propri valori originari, la difficoltà a conciliarli con il presente e con il resto del mondo.

Conflitto-ombra: subiscono l’influenza delle nazioni più forti da cui non riescono a liberarsi.

Come hanno reagito di fronte al Covid-19? Hanno cercato di applicare i protocolli degli altri paesi ma hanno una grave difficoltà dovuta all’enormità della popolazione povera e per la mancanza di mezzi sanitari adeguati e infrastrutture. Molti di questi popoli convivono con epidemie costantemente, il dramma delle conseguenze catastrofiche è un fatto tristemente quotidiano.

Che relazioni possiamo stabilire?

Il prevalere di un aspetto funzionale psichico ci aiuta a vedere come possa avvenire una dialogo integrato tra gli stati e quali potrebbero essere le difficoltà psichiche nel comprendersi.

La teoria dei tipi sostiene che una funzione dominante vive in modo inconscio la funzione opposta. Così dovremmo dedurre che gli stati pensiero si oppongono agli stati sentimento come gli stati sensazione oscurerebbero il modo di agire degli stati intuizione. Le conseguenze sono interessanti perché ci permetterebbero di iniziare a riflettere fuori dalle logiche più comuni, il mondo trainato dall’economia e dalla tecnocrazia, un’idea semplicistica del potere.

Il rapporto tra i paesi sarebbe mosso da necessità psichiche particolari, per esempio gli Usa sarebbero spinti da un modello competitivo che crede nell’imposizione di un sistema di pensiero globale perché oggettivo e scientifico. La logica del più forte prevale. Gli stati europei sono moralmente più maturi ma questo genera una complessità nell’organizzazione che si manifesta nella burocratizzazione, nella corruzione o nello sciovinismo. Ci sono poi stati forti sotto il profilo tecnico, storico e ideologico la cui potenza interna li rende instabili obbligandoli a dittature o imponendosi con ottusità senza riuscire ad esprimere una reale leadership.

Il ruolo della funzione ausiliaria

“Nessuno può saltare direttamente da una funzione a quella opposta. Per esempio, per passare  dall’intuizione alla sensazione, possiamo sempre usare come giudice la funzione pensiero; e quando l’intuizione e la sensazione entrano in conflitto possiamo ancora servirci del pensiero per distanziarci dal conflitto stesso (M. L. Von Franz, Tipologia Psicologica, Red Ed., Novara, 2004, p.44)”

Ne deriva che è fondamentale che i paesi pensiero trovino un rapporto costruttivo con i paesi intuizione. In effetti stiamo parlando dello scontro tra paesi globalizzanti e paesi arabi, uno scontro vissuto soprattutto sul piano ideologico benché l’economia in apparenza permei sempre tutto.

Il rapporto tra paesi sentimento si confronta invece con i paesi sensazione. Pensiamo alle difficoltà dell’Europa nel mettersi d’accordo per maturare un’organizzazione realmente equilibrata, ovvero l’emergere della funzione pensiero.

La Cina sta colonizzando nuovamente l’Africa. Questo tentativo di un paese sensazione d’integrare paesi intuizione sta rischiando di creare un futuro scenario di conflitto, a meno che non ci sia da parte dell’Africa un’opportuna acquisizione di nuovi valori (f. sentimento) o piani di autonomia (f. pensiero).

Conclusioni

Ci sarebbe tanto altro da dire, certo il discorso non si esaurisce qui.

Non era mai successo che tutto il pianeta si trovasse ad affrontare un problema comune, la pandemia di covid-19, con mezzi di comunicazione tali da favorire un’immagine complessiva immediata e condivisibile in tempo reale. Penso che questo sia un momento storico fondamentale per le relazioni internazionali e per uno sviluppo nuovo sul piano globale.

L’analogia tra stato e individuo ci porta a due conclusioni:

1. Ogni stato deve seguire un suo processo d’integrazione delle funzioni a lui sconosciute, se questo non accade tenderà a produrre conflitti specifici con gli altri stati.

2. Il rapporto tra stati permette di conoscere e integrare la funzione inferiore e usare la funzione ausiliaria. Riconoscere quali stati possano meglio stabilire un rapporto di mediazione rispetto ad altri con cui il conflitto è palese diventa fondamentale.

Quali possono essere altre riflessioni? Ai lettori la parola.

P.S. CLICCA QUI per leggere l’impatto psicologico del Covid-19