Il mito di Edipo

Affrontare il tema di Edipo è un impegno davvero eroico. Vi immaginate quale peso si fa sentire quando si aprono ancora una volta le pagine dell’opera di Sofocle, l’opera di cui Aristotele si servì per spiegare la natura della tragedia, di cui si servì Freud per spiegare la natura dell’anima umana, il volume che colò a picco con Shelley al largo di Lerici, la storia di un eroe raccontata da Omero come da Eschilo e da Euripide, e di nuovo da Seneca, Holderlin, Hofmannsthal, Voltaire, Gide? [J.Hillman, Edipo Rivisitato, p.141]

Nel corso dei secoli ci sono state tantissime interpretazioni del mito di Edipo, tanto che oggi è sulla bocca di tutti il significato Freudiano del povero malcapitato. Edipo è diventato simbolo di un bambinone sciagurato che è innamorato della madre e vuole uccidere il padre. Tuttavia grazie a James Hillman, abbiamo capito che c’è molta più ricchezza di significati dietro questo classico della mitologia greca.

Freud capì per primo l’importanza del mito in psicoanalisi. Prima di lui molti altri filosofi parlarono di mitologia, ma non in ottica puramente psicologica. Gli antichi greci avevano i miti e non conobbero mai una psicologia del profondo. Mentre noi non abbiamo miti veri e propri – solo una psicologia del profondo e una psicopatologia. [J.Hillman, Edipo Rivisitato in Fuochi Blu, p.142]

Il mito è la psicologia dell’antichità, la descrizione poetica e concreta delle dinamiche psicologiche dell’uomo, la narrazione di ciò che avviene dal punto di vista dell’anima.

È un grave errore pensare che un mito sia portatore di un unico significato. Ogni mito svela più aspetti della vita umana. Basta saper osservare nei modi giusti la ricchezza politeistica del racconto. Pertanto Freud scoprì solo la punta dell’iceberg della valenza di un mito che si è rivelato molto più profondo di quanto si pensasse. Inoltre Freud, secondo Hillman, commise un errore nella lettura psicologica del mito di Sofocle.

Scopriamo insieme i diversi significati del mito di Edipo e quale fu l’errore del secolo!

 

L’Edipo di Freud

Freud, tra le varie versioni del mito, prese in prestito l’Oidipous Tyrannos di Sofocle.

Un oracolo predisse che il figlio nato da Giocasta avrebbe ucciso suo padre. Così il padre, Laio, decise di sbarazzarsi del neonato e, dopo avergli trapassato le caviglie con una cinghia, lo abbandonò. Un pastore lo salvò, portandolo a Corinto dove venne allevato alla corte del re. Cresciuto, Edipo si rivolse ad un oracolo che gli disse la stessa cosa, ovvero che lui avrebbe ucciso il padre, sposato la madre e che sarebbe stato la rovina della città. Così abbandonò la città e andò a Tebe. Senza saperlo uccise con l’auriga il suo vero padre travolgendolo, si recò dalla Sfinge, risolse il suo indovinello e la stessa si uccise. A Tebe prese in sposa la madre rimasta vedova e diede alla luce quattro figli. In seguito in città arrivò una pestilenza, lui si recò dall’oracolo per sapere cosa fare. L’oracolo gli disse che avrebbe dovuto uccidere l’uccisore di Laio, ovvero sé stesso. Dopo essersi reso conto di ciò che avvenne, si accecò.

La lettura psicologica del primo psicoanalista fu questa: amore per l’uno, odio per l’altro dei genitori, fanno parte di quella riserva inalienabile di impulsi psichici che si formano nella vita psichica infantile. [Sigmund Freud]

Se la tragedia di Edipo riesce a scuotere l’uomo moderno non meno dei greci suoi contemporanei, la spiegazione può trovarsi soltanto nel fatto che deve esistere nel nostro intimo una voce pronta a riconoscere la forza coattiva del destino di Edipo. Il suo destino ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l’oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui. [Sigmund Freud]

Freud prende alla lettera il mito e lo posiziona sul piano di realtà. Edipo siamo noi, il padre è il nostro padre reale e la madre è la nostra madre reale. Fine dei giochi, inizio della patologizzazione. La linea interpretativa di Freud porta direttamente alle dinamiche dell’incesto e del parricidio.

Da Jung a Hillman. Edipo Rivisitato

Jung fece un’operazione di rivisitazione del mito, però non scostandosi di molto dalla visione freudiana di Edipo, inserì il termine complesso, e descrisse una dinamica sostanzialmente simile ma con accezioni più archetipiche.

Tra le menzioni onorevoli su questo classico della psicologia, va sicuramente ricordato anche Neumann che descrisse egregiamente l’inconscio collettivo di Edipo.

Successivamente James Hillman fece un’operazione immaginale leggendo tutto il contenuto in trasparenza: nulla di tutto ciò che racconta il mito può essere considerato letterale, ma deve essere osservato dal punto di vista dell’immagine e di Psiche. Per Hillman la stessa teoria edipica di Freud divenne mitologia.

Vediamo insieme i punti salienti del discorso hillmaniano.

La città malata

Innanzitutto Hillman prende in considerazione un particolare del mito tralasciato da Freud: la città. Infatti punto centrale del dramma di Sofocle è la città malata. La psicopatologia così come ha preso in prestito il linguaggio di Edipo per descrivere una famiglia malata, potrebbe farlo per descrivere la profonda malattia delle città contemporanee.

Identità e paesaggio

Stessa discorso vale per quanto riguarda l’ecologia della natura e del paesaggio che lavorano per costruire la nostra personalità. La vita ecologica è anche vita psicologica. E se l’ecologia è anche psicologia, allora il “conosci te stesso” diviene impossibile senza il “conosci il mondo”. [James Hillman, Figure del mito, p.154]

Laio l’infanticidio e il letteralismo

Prima della nostra nascita l’oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui [Sigmund Freud]. Secondo Hillman, con questa frase Freud sottolinea il carattere archetipico del mito. Freud si sofferma sul parricidio, ma non sull’infanticidio: Laio desiderava uccidere il figlio Edipo e ci ha provato.

Sappiamo facilmente che le madri idealizzano i figli, i padri idealizzano i figli, che i figli idealizzano madri e padri fino a creare un vortice di pericolosità e patologia psicologica. Cosa significa in particolare essere un padre distruttivo? Il padre distruttivo distrugge l’immagine idealizzata di sé stesso. Egli manda in frantumi l’idolatria del figlio. Ogni volta che idealizziamo il padre, rimaniamo nella nostra condizione di figli, nella falsa sicurezza di un buon ideale. Un buon modello – analista gentile, saggio guru, insegnante generoso, capo onesto che sia – tiene tutte queste virtù, gentilezza, saggezza, generosità, onestà, fissate in un altro, proiettate all’esterno. Quindi si ha non iniziazione ma imitazione. Quindi il figlio rimane legato alle persone della figura idealizzata.  [J.Hillman, Edipo Rivisitato in Figure del mito, p. 155]

Pertanto i tratti distruttivi e terrifici del padre, le sue assenze, iniziano il figlio alla conoscenza dell’ombra.

Mito e Metodo

 

Il metodo di Freud è Edipico, ovvero è cieco a sé stesso. Può capitare in analisi di avere degli insight e di essere accecati da essi, come fu per Edipo. Siamo tanto affascinati da ciò che vediamo che non vediamo il nostro vedere. Questo è, secondo Hillman (p.166), il pericolo edipico della cecità descritta dal mito. Paradossalmente la cecità è il fondamento del metodo psicoanalitico. Siamo ciechi di fronte ai sogni, siamo ciechi di fronte all’inconscio. L’inconscio stesso è cecità.

Secondo Hillman l’analisi che è partita dal mito di Edipo funzione essa stessa come se fosse il mito di Edipo. Le scoperte empiriche e le teorie che aprono nuovi orizzonti confermano il mito su cui l’analisi, come Freud ebbe a dire, si fonda. Perché noi procediamo come Edipo, pensiamo come Edipo, e scopriamo ciò che egli scoprì [J.Hillman, Edipo rivisitato in Fuochi blu, p.168]

Edipo procede attraverso la scoperta e la conoscenza di sé totalmente focalizzato su di sé, cieco al mondo, incontra la Sfinge e si cerca attraverso le domande. Questa, secondo Hillman, è la psicoanalisi di Freud.

Lasciando il mondo al di fuori della ricerca di sé stesso finisce per distruggere il mondo intorno a lui. Questo è l’errore del secolo che Freud commise secondo Hillman, ovvero lasciare fuori il mondo dalla stanza della psicanalisi, letteralizzando i miti.

Tuttavia è da i più grandi errori che nascono le più grandi scoperte.

Il mio Edipo

Hillman è lo psicologo che ci ha aperto a nuovi modi di vedere, a leggere la realtà dal punto di vista della psiche, in modo immaginale.

Ora vorrei proporre un ulteriore passo avanti in queste ricerche edipiche. Ovvero vorrei essere propriamente hillmaniano cercando altri significati, altre dinamiche utili al discorso dell’anima.

In particolare ne ho individuate due che spiego di seguito.  

Il destino

In primo luogo credo che il mito di Edipo racconti del destino ineluttabile e oracolare. A volte ci affanniamo così tanto per andare contro un destino già scritto che finiamo per gettarci nelle sue braccia inconsapevolmente. Questo fu il modo di vivere di Edipo e noi tutti siamo Edipo quando cerchiamo di evadere i nostri oracoli personali andandogli incontro più velocemente, diventando ciechi a noi stessi.

Sposare la madre, uccidere il padre

In secondo luogo penso che la dinamica dell’uccisione del padre e del matrimonio con la madre vada riportata sul piano del teatro della Psiche, per questo motivo il padre e la madre diventano due personaggi immaginali e non il padre e la madre reali.

Il fine del mito è proprio quello di diventare la rovina per la casa.

Rovinare, etimologicamente, significa precipitare, pertanto il mito di Edipo ci racconta di quella parte di noi che sta precipitando nel baratro e non può fare nulla per impedirlo.

Conclusioni

Chi, pure avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?

Per fuggire dal suo destino Edipo avrebbe dovuto sbagliare la risposta a questo indovinello ed essere divorato dalla Sfinge. Secondo Jean Cocteau fu la Sfinge stessa a suggerire la risposta al povero Edipo al fine di essere amata.

Per scappare dalle maglie dei nostri oracoli personali e per non precipitare, dobbiamo dunque saper non rispondere alle domande giuste che ci pone la vita. Diventare ciechi e inconsapevoli è la soluzione che Edipo trova troppo tardi nella sua vita.

Tuttavia questo è solo un discorso che si può fare di fronte alla lettura di un mito, perché ogni racconto a seconda di quando si racconta, di chi lo racconta e di come lo si ascolta, acquisisce significati diversi. Per questo motivo ogni volta l’indovinello che la Sfinge ci propone avrà una risposta diversa, soggettiva per ognuno di noi. A volte il mito di Edipo avrà una risposta freudiana, a volte junghiana, neumaniana e a volte sarà semplicemente una lettura “a modo mio”.

P.S. CLICCA QUI per leggere la rivisitazione del mito di Narciso!