Nuvole e Puntini di sospensione




I puntini di sospensione
lasciano all’immaginazione
tutto ciò che è intenzione,
intenzione dell’autore e deduzione del lettore
che se ben leggerà
di certo capirà.
[Ferrario, 2007]

Essere sospesi

C’era una gran confusione nella mia pagina wordpress. 
Numerose volte ho cominciato l’articolo sulle nuvole, ma l’ho dovuto sospendere altrettante. Così ho scritto diversi spunti, senza riuscire a buttare giù niente di organico.

Cercavo le nuvole dentro, fuori e accanto a me, ma non le trovavo. Sono rimasto sospeso insieme ad esse tra cielo e terra.

Mentre leggevo mesi fa un libro di Pessoa, ho incontrato un passo sulle nuvole abbastanza lungo, che quindi non riporto qui per intero altrimenti scriverebbe lui l’articolo per me.
C’erano diverse immagini che accompagnavano le nuvole: il passaggio, la consapevolezza, l’inquietudine, la totalità, l’immaginazione, il ponte tra cielo e terra, la coscienza.

Così ogni volta iniziavo un nuovo articolo per poterne parlare. Tuttavia mi sentivo insoddisfatto come se ci fosse qualcosa che mi stesse sfuggendo.
A distanza di tempo mi si è “accesa” la famosa lampadina archemidea. In questo passo, il poeta portoghese, inizia diverse frasi con la parola nuvole seguita dai puntini di sospensione.

Nuvole…

Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo

Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà

Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello

Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia.
Nuvole… Che inquietudine se sento
Nuvole… Continuano a passare
Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco
Nuvole… Esse sono tutto
Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra
Nuvole… Continuano a passare

Dopo aver letto più volte il passo di Pessoa e averlo lasciato depositare dentro di me, ho capito: le nuvole, per Fernando Pessoa, sono quei puntini di sospensione. Ed è per questo motivo che mi sono trovato più volte a sospendere l’articolo. Ero esattamente all’interno delle nuvole e non me ne ero accorto perché pensavo alla ricerca compulsiva di un significato guardando fuori di me.

Essere nuvole significa essere sospesi. A prescindere da tutto ciò che possiamo dire o immaginare sulle nuvole, esse sono Sospensione.

Così ho iniziato ad analizzare l’immagine dei puntini di sospensione per comprendere le Nuvole.

Dal dizionario Treccani ho appreso che i puntini di sospensione si usano per segnalare che il discorso viene sospeso, in genere per imbarazzo, per titubanza, o per allusività. Inoltre i puntini di sospensione devono essere sempre tre.

I tre puntini eludono, non dicono, accennano, spezzano… sospendono appunto. Imbarazzo, titubanza e allusività sono tre dinamiche proprie delle nuvole sospese. Imbarazzano quando impediscono di guardare oltre; sono titubanti quando viaggiano e si trasformano a seconda delle esigenze dei venti; infine sono allusive quando ci permettono, guardandole, di immaginare diverse forme (quella nuvola assomiglia ad un cane, quell’altra ad una sirena…).

Una domanda che mi è sorta spontanea è Perché i puntini di sospensione sono proprio tre? Non due, né quattro, né un altro numero. Ho cercato su alcuni testi e su internet ma non ho trovato nulla. Allora mi sono tuffato nel simbolismo del numero Tre.

Il tre è il numero della perfezione in molte culture. Per i celti è il numero perfetto, manifestazione del Dio unico. In Cina c’è l’Hung, ovvero la triade che rappresenta Cielo, Terra e Uomo. Nel cristianesimo ovviamente abbiamo la trinità: Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il tre è un numero che vuole far superare il punto di vista del doppio creando il terzo.

Come è possibile che le nuvole sono tre? Vedremo più tardi che è proprio nella sospensione che le nuvole rappresentano la trinità intesa come superamento del due.

Poi ho scoperto che la terza lettera dell’alfabeto ebraico è Ghimel, la cui funzione è rotazione, vita, dinamismo ed evoluzione. Le nuvole stesse sono movimento, passaggio e migrazione ai voleri delle divinità del vento.
C è Gimel nell’alfabeto Fenicio, ovvero un cammello. Etimologicamente l’animale che cammina, che avanza, senza sosta e per lunghe distanze proprio come le nuvole. Inoltre se pensiamo al cammello pensiamo alle sue gobbe che fungono da riserva di cibo e acqua. E incredibilmente anche le nuvole sono “accumulatrici” di energie acquatiche, anzi sono l’accumulo stesso di quelle energie. La sospensione stessa “accumula” tensioni, emozioni e silenzi.

Se il tre è il numero della perfezione, la sospensione è perfezione. La vita è sospensione tra il mondo prima della vita e il mondo dopo la vita, tra il cielo e la terra, ed è perfetta così.

Nell’Iran mazdeo e sciita esiste un regno delle forme sospese che si trova proprio nel mezzo tra cielo e terra, proprio come le nuvole.
Questo mondo si chiama Hurqalaya, Mundus Immaginalis o il mondo delle forme sospese. Le nuvole sono proprio forme sospese.

È un mondo intermedio tra il mondo dell’Intelligenza (cielo) e il mondo dei sensi (terra); il suo piano ontologico è al di sopra del mondo dei sensi e al di sotto del mondo intelligibile; è più immateriale del primo, meno immateriale del secondo. È un mondo in cui esiste la totalità delle forme e delle figure, delle dimensioni e dei corpi, con tutto ciò che vi è connesso: movimenti, quiete, posizioni, configurazioni, ecc., tutte sussistenti per se stesse, “sospese”, vale a dire senza essere contenute in un luogo  dipendere da un sostrato. [H.Corbin]

L’etimologia della parola sospendere è sus-pendere: pendere in alto. Metaforicamente indica un qualcosa che è trattenuto dal cadere.

La domanda psicologica che possiamo porci ora, dopo aver esplorato le immagini delle nuvole è Quando ci sentiamo come nuvole?

Siamo come nuvole quando ci sentiamo sospesi tra cielo e terra. Condannati a non poter cadere mai. Sospesi nell’attesa di un evento o di una notizia. Sospesi nella vita stessa come abbiamo visto prima, tra la nascita e la morte.

Siamo nuvole quando in questa sospensione “accumuliamo” tensioni o energie propositive.

Siamo nuvole quando mutiamo forma e quando immaginiamo forme diverse.

Siamo nuvole quando viviamo la vita stessa, ovvero quando siamo di passaggio e osserviamo lo scorrere immobile del mondo sottostante.

Siamo nuvole quando non percepiamo più il dualismo tra cielo e terra, ma ne siamo il centro.

Psicoterapia e nuvole

Anche la psicoterapia accade nel mezzo ed è sospesa.

La psicoterapia è ciò che accade tra analista e paziente, qualcosa di in-locais (senza luogo), proprio come il Mundus Immaginalis e l’Anima stessa. La psicoterapia è nuvola sospesa nello spazio e nel tempo. Infatti i primi psicoanalisti chiedevano addirittura una sospensione letterale della vita da parte del paziente, che nel periodo di analisi doveva rinunciare a cambiamenti o passi importanti concernenti la vita quotidiana.

L’analisi doveva essere un luogo di “accumulo” di energie da spendere fuori dell’analisi stessa, di passaggio e trasformazione.

La psicoterapia è il luogo dove le immagini si esprimono ci modificano, ci emozionano e ci formano. A volte dopo una seduta di psicoterapia ci possiamo sentire carichi come le nuvole cariche di pioggia, scarichi come nuvole che hanno appena pianto lacrime di pioggia, o sospesi come se qualcosa dovesse accadere, o pensierosi con la testa fra le nuvole…

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Specchi Nuvole e Psicoanalisi

È frequente la metafora dello specchio accostata alla psicoterapia. In psicoanalisi parliamo spesso di specchi, rispecchiarsi e neuroni specchio.

Credo che sia una metafora fuorviante e superficiale. Vediamo perché penso questo e in che modo le nuvole possano venire in nostro aiuto.

Solo quando le nuvole vanno a dormire

noi ci possiamo vedere nel cielo

Questa è la traduzione del testo di un gruppo tedesco che apprezzo molto: i Rammstein.

La canzone è Engels – Angelo.

Ho bisogno del cielo per vedermi. Ci possiamo vedere nel cielo, specchiandoci in esso.

Lo specchio è ciò che usiamo per guardarci. Attraverso lo specchio guardiamo etimologicamente la “specie“, ovvero ciò che è in superficie.

Nello specchio guardiamo il nostro viso, la pelle e gli abiti. Tuttavia lo specchio non permette di guardare ciò che si trova andando al di là della superficie. Non possiamo vedere ciò che si trova dentro la nostra pelle.

I Rammstein aggiungono subito dopo questo verso: abbiamo paura e ci sentiamo soli, come se al cospetto di un cielo senza nuvole abbiamo paura e ci sentiamo soli.

È per questo che abbiamo bisogno delle Nuvole: esse appartengono al mondo dell’immaginazione e ci permettono di immaginare. Per vedere ciò che è nel mezzo di ognuno di noi abbiamo bisogno di vederlo con gli occhi dell’immaginazione. È un guardarsi che non appartiene al mondo dei sensi, ma neanche al mondo Intellegibile. È un’osservazione che appartiene al mondo di mezzo.

Ogni psicologia che utilizza la metafora dello specchio è una psicologia della superficie. La psicologia di cui abbiamo bisogno è invece una psicologia delle nuvole, che sappia entrare nel luogo-non luogo dell’immaginazione. Già abbiamo modi per tener cura della nostra superficie (la medicina, l’estetica…) e abbiamo già modi per avere cura dell’intelligenza (la filosfia).

Ciò che ci serve è una psicologia che tenga cura dell’Anima in-localis.
Una volta veniva chiamata psicologia del profondo, ed è forse questo che ha ingannato i più. Il profondo è stato inteso letteralmente come qualcosa di opposto alla superficie. In realtà la metafora del profondo è servita per traghettare la psicoanalisi verso il mondo immaginale (e non immaginario). La psicologia più che del profondo è psicologia del mezzo.

Ho paura che il percorso delle psicologie di oggi sia un emergere in superficie perché è difficile sopportare l’apnea che impone l’anima. Ci vuole preparazione e competenza.

È difficile sopportare l’eterno stato di sospensione in cui ci troviamo noi psicoanalisti. Vivere le nuvole non è per tutti.

Tuttavia questo è il nostro lavoro e ciò di cui ha bisogno Psiche…

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Bibliografia