Fase 2: rabbia e angoscia 

Dal 4 maggio avrà inizio la famosa Fase 2 del percorso di “liberazione” dal Coronavirus.

Abbiamo sentito tutti quanti le parole di Conte. È stato chiaro: dobbiamo convivere con il virus a tempo indeterminato. 

Mentre parlava, ho sentito una stretta allo stomaco, erano rabbia e disperazione che bussavano alle porte di Psiche. Poco dopo il Presidente del Consiglio ha asserito: lo so che sentite rabbia, ma questo non è il momento di lasciarsi trasportare da tale emozione.

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La convivenza con il virus 

Dal punto di vista psicologico, convivenza è la parola chiave della Fase 2 e, purtroppo, non tutti sappiamo convivere.

Convivere significa mettersi da parte, mettere da parte una lato di sé per entrare in con-vivenza con l’altro. 

Rinunciare ad una parte di sé procura sofferenza; rinunciarci in modo forzato produce rabbia. In questo caso dobbiamo convivere con qualcosa di invisibile che si manifesta sotto forma di distanza sociale. 

Le distanze sociali 

La distanza è lontananza.

La lontananza sappiamo che da un punto di vista psicologico è la base della crescita. Il bambino, dopo essere stato accudito correttamente, può crescere solo in condizioni di lontananza, distanza e assenza, affinché ci sia uno spazio idoneo alla scoperta della propria identità. 

Finché abbiamo qualcuno vicino possiamo proiettare i nostri mostri e le nostre difficoltà sulla persona che ci è più prossima. Solo quando, da un punto di vista metaforico, ci sarà il vuoto di almeno un metro di distanza, avremo l’occasione di scoprirci come persone.

La distanza forzata ci obbliga a crescere, a scoprirci nuovamente, e non tutti siamo disposti a farlo. Da una parte abbiamo i Puer Aeternus che di fronte ad una crescita interiore provano angoscia e spavento, dall’altra abbiamo i Senex, ovvero coloro che si credono cresciuti e che non vogliono rimettersi in gioco per scoprirsi un’altra volta. 

Il lockdown ci obbliga ad una nuova crescita e scoperta personale. 

Cosa accadrà dal punto di vista psicologico?

Come dei veri Puer Aeternus spaventati e Senex resistenti al cambiamento, stiamo riversando rabbia e scontento nei confronti della madrepatria Stato (il nostro mamma-papà Immaginale).

I Puer proveranno angoscia e agiranno con paura e disperazione, mentre i Senex proveranno rabbia e agiranno con tracotanza e presunzione.

Da un lato vedremo persone che si lasceranno scivolare in profonde depressioni per tornare nel grembo materno delle emozioni negative. Dall’altro osserveremo alcune persone che faranno di tutto per resistere al cambiamento, gridando ai complotti, alla libertà, e al 5g, pur di rimanere come prima. 

Siamo di fronte ad un grande cambiamento interiore forzato da un evento esterno. 

Se ami l’Italia mantieni le distanze

Se ami l’Italia mantieni le distanze: con queste parole Conte ci ha donato una potente metafora. 

L’Italia è la nostra madre/patria ovvero la rappresentazione esteriore del nostro paterno e materno interiori, la nostra coppia genitoriale.  

Ciò che ci è richiesto, vale a dire il mantenere le distanze, è un ossimoro psicologico, in quanto dobbiamo man-tenere, tenere per mano, una lontananza. 

Se la coppia genitoriale interiore è ciò che ci permette di crescere, di vivere, di diventare madri e padri di noi stessi, se amiamo la nostra coppia genitoriale (la madrepatria), e se siamo disposti a cambiare e a crescere tutti insieme, dobbiamo riuscire a tenere per mano la lontananza. 

Conclusioni

Il processo psichico fino ad ora è stato più o meno questo:

– nelle prime due settimane di lockdown abbiamo resistito: siamo stati i filosofi epicurei della quarantena;

– nelle altre settimane abbiamo cominciato a proiettare i nostri mostri sulla famiglia e su chi ci sta intorno;

– successivamente abbiamo proiettato la rabbia sulla madrepatria Stato. 

Il nostro Io è scaltro e non vede l’ora di incolpare qualcuno. Ma non è questa la strada per la crescita personale. 

Se alcuni di noi provassero a tenere per mano la lontananza, scoprirebbero che intorno a loro, entro un metro di distanza, potrebbero riuscire a trovare come causa dei propri mali solamente loro stessi. 

Rabbia e angoscia quindi sono emozioni che ci fanno resistere ad un processo necessario e ineluttabile.

Non possiamo fare altro che arrenderci, mantenere le distanze convivendo con il virus. 

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