Un Canto di Natale di Charles Dickens




Ciò che dona ad un’opera d’arte il suo carattere universale è dato dalla sensazione di essere al di là del tempo rendendola simile ad una legge di precisione scientifica. La validità del tema affrontato si riconosce su di un piano generale tanto da poter essere compresa ben oltre l’epoca in cui è stata creata restando sempre attuale e motivo di riflessione per colui che la contempla.

Così è per la lunga novella di Charles Dickens, Un canto di Natale del 1843.

Il tema di questo racconto è noto alla maggior parte dei lettori e costituisce un tassello fondamentale della letteratura natalizia moderna, con numerosi tributi, rivisitazioni e adattamenti nelle arti visive, nel teatro e nel cinema. Nato come pièce teatrale, il testo si legge autonomamente ed è costituito da una serie di scene, capitoli, semplici e lineari che si svolgono tra la vigilia di Natale e la mattina dello stesso.

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Scrooge il capitalista 

La storia vede il suo protagonista, l’avaro ed insensibile Scrooge, un ricco imprenditore dedito solo ed esclusivamente all’accumulo di denaro, sconvolto da una serie di apparizioni notturne di spiriti che lo portano verso un progressivo ravvedimento della sua visione del mondo e del conseguente stile di vita.

Infatti Scrooge si presenta come un uomo duro, cinico e sgradevole, un moderno imprenditore che ha ben in mente quali siano le logiche del profitto e dell’accumulo di capitale prodotto da un duro lavoro e dallo sfruttamento di persone più deboli e sprovvedute. Esso rappresenta il prototipo del capitalista, il suo cuore è rappresentato dalla cassaforte che deve proteggere dalle grinfie dei parassiti e deve gonfiare con guadagni che rendono con il tempo ulteriori guadagni. E’ un uomo impermeabile ad ogni stimolo che non sia quello della ricchezza e del senso di appagamento che questa offre rispetto a tutto il resto definito dal lui più volte con il termine ‘sciocchezze’. Per colui che sa quanto il denaro possa influenzare le scelte e le possibilità umane, sono sciocchezze tutte quelle attrattive inutili, di poco conto, gli affetti, l’attenzione al prossimo, e primo fra tutti il Natale.

Che rappresenta questa festività per un uomo avvezzo al piacere del capitale se non una serie di inutili smancerie e di pretesti da parte di parassiti sociali per depredare chi si è arricchito con il vero lavoro?

Oggi aggiungeremmo che il capitalista vedrebbe nel Natale uno specchietto per il consumatore da spennare opportunamente, sfruttando il suo sentimentalismo e le credenze nelle superstizioni, utili strumenti per controllarlo e tenerlo al guinzaglio dei potenti, i ricchi appunto. I poveri che domandano a Scrooge qualche offerta non sono altro che perdenti, gente che dovrebbe rivolgersi agli ospizi o dovrebbe essere messa in istituti di correzione, le più comuni galere. Ai tempi di Dickens la povertà e lo sfruttamento minorile erano una piaga reale e diffusa nelle città, un effetto dell’industrializzazione e dell’assenza totale dei diritti umani e del lavoratore.

Oggi un tale problema lo si vede nel dramma degli immigrati e dei profughi ed i moderni Scrooge non si capacitano come queste persone disgraziate e criminose non siano recluse in opportuni centri di detenzione. La durezza di Scrooge lo rende avvezzo solo a lavoro fine a se stesso nel godimento freddo e sterile di una ricchezza che non deve essere toccata. Così sfrutta il suo aiutante, Bob, pagato una miseria ed obbligato a lavorare anche di vigilia, giusto graziato Natale ma con grande fatica. Un uomo Bob padre di famiglia che non ha i soldi per curare il figlio malato e che a stento nutre la famiglia.

Scrooge si trova così a passare l’ennesima vigilia mangiando da solo in una squallida osteria per tornare poi alla sua casa, grigia e tetra, poco calda e poco illuminata per risparmiare ed evitare sciocchi sperperi, rifiutando per giunta l’ennesimo invito fattogli dal nipote Fred per il cenone di vigilia. Nella solitudine della sua angusta casa Scrooge si accinge così a cercare il riposo in una notte per lui come tutte le altre, anzi infastidita dalle idiozie dei consumatori che si augurano buon Natale quando in realtà non c’è niente da festeggiare, solo perdita di tempo.

La psiche di Scrooge appare dunque dominata da una funzione unica ed inflazionante, la sensazione estroversa, l’attenzione sola per un’immagine sensoriale dettata dalla misura del valore, il soldo, i denari, simbolo della terra e dell’esperienza concreta puramente empirica. Scrooge è sottomesso al dio del capitale e si identifica con il mezzo più semplice di relazione: la merce.

Il suo accumularsi è sterile, chiuso e bloccato in una scorza di avarizia dove non c’è altro che la cifra del soldo di per se stesso inutile. Scrooge non spende nulla e risulta chiuso nella pura percezione dell’avere una ricchezza sotto di sé. La funzione sensazione, di cui era originariamente dotato per costituzione, si è fissata rendendo la sua attività psichica esclusivamente rivolta ad un’immagine unica ed inflazionante. Il motivo di questa nevrosi va ricercato negli esiti che prenderà il racconto. Come insegna la teoria dei tipi junghiana, se la funzione dominante è la sensazione vorrà dire che la sua opposta, l’intuizione, sarà relegata nell’inconscio mentre l’altra coppia di funzioni, il sentimento ed il pensiero, avranno il ruolo di ausiliarie.

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L’immaginazione di Scrooge: il richiamo dell’anima

La coscienza di Scrooge è chiusa e bloccata anche se non del tutto. Appare infatti una reazione della psiche a lui inconscia che avvierà un processo di elaborazione inaspettato e che rivoluzionerà la sua personalità. Il mondo psichico delle forze impersonali, le immagini e gli archetipi, agisce sull’individuo con intensità molto più forte di qualunque difesa come se non ammettesse sistemi isolati e privi di una qualche relazione. Il mondo inconscio delle immagini si presenta a Scrooge attraverso una parvenza di faccia riflessa sul metallo del picchiotto della porta. E’ l’immagine del suo socio Marley, defunto da sette anni che sembra scorgere come un ricordo scaturito da una libera associazione. Marley era come Scrooge, un avaro disperato attaccato solo al lavoro, nel vedere lui riflesso sembrerebbe vedere qualcosa di se stesso.

Questo accadimento sembra scatenare in Scrooge un’irruzione tremenda di attività immagistica al limite della psicosi che il racconto ci narra come una serie d’incontri con spiriti. Infatti, nella solitudine Scrooge si trova di fronte allo spettro di Marley, avvolto in catene e lucchetti. Tra i due c’è un dialogo e Marley gli spiega che la sua condizione di spettro è causata dalla sua vita incatenata al lavoro e che ora lo condanna ad un perpetuo girovagare senza sosta. Scrooge terrorizzato sembra accogliere il dramma dell’anima di Marley con comprensione specialmente quando questi gli dice che è venuto ad aiutarlo. Infatti anche lui farà la stessa fine a meno che non si renda conto della sua condizione. Scrooge non capisce quello che Marley gli dice, non si riesce a rispecchiare in lui e dopo lo spavento iniziale giustifica l’accaduto con i frutti di una cattiva digestione.

La resistenza di Scrooge al primo richiamo dell’anima è evidente denotando la forza stessa del suo ego. Marley si pone come specchio di riflessione, quel termine mediatore che esercita l’archetipo dell’anima e che spesso arriva in soccorso dell’eroe quando si è in una situazione di stallo. In questo caso l’anima di Scrooge passa per il suo socio, un essere uguale a lui e verso il quale forse egli poteva provare ancora un briciolo di pietà. Da questa riflessione sembra aprirsi una breccia che permette l’irruzione delle immagini impersonali, quegli aspetti psichici che agiscono oltre i confini dell’Io e che lo ridimensioneranno. Essi sono rappresentati da tre spiriti, aspetti personificati del Natale che si presenta come un’entità a metà tra il Dio cristiano ed un essere mitologico simile ad genio od alle tipiche divinità olimpiche. Per entrare in relazione con gli spiriti in Scrooge avviene un paradosso temporale che sposta l’azione in un luogo fantastico tra realtà e sogno. Lui va per dormire dopo l’incontro con Marley ritenendo che siano le due passate, ma poi viene risvegliato dai rintocchi della mezzanotte. Non capisce se ha dormito tutto il giorno o se l’orologio non funziona.

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Scomposizione della personalità e i … spiriti 

Si entra così in uno spazio dove il tempo lineare, quello della ragione, regredisce ad un tempo non lineare, quello del sogno e della memoria, processo questo che permette di attivare una scomposizione della personalità e quindi di entrare in relazione con intelligenze diverse da quelle associate alla propria personalità. Regressione e scomposizione delle parti psichiche sono due processi fondamentali nell’analisi che riducono le attività della coscienza e della funzione dominante, in questo caso la sensazione, permettendo di accedere ad immaginari altrimenti oscuri. Si abbattono quindi le difese per affacciarsi sull’alterità, rappresentata dalla funzione inferiore, l’intuizione. Ma perché accada questo è necessario seguire un percorso che passi per le funzioni ausiliarie, così la prima funzione ausiliaria coinvolta è quella sentimento.

Il primo spirito che Scrooge incontra è quello del natale passato, è uno sguardo sulla sua infanzia e sugli episodi salienti della sua vita dove hanno dominato gli affetti ed i valori umani prima del suo blocco. Scrooge vede la sua povertà ed i suoi anni giovanili magri e deprivati, scorge il suo primo lavoro e la piacevole collaborazione con il suo capo, vede la sua ex fidanzata, che lo lascia per via della sua totale dedizione al lavoro. Ogni immagine che Scrooge vede gli provoca commozione e dolore fino all’insopportabile momento in cui deve affrontare la morte del suo amico, Marley. Scrooge apparirebbe così un tipo Sensazione-Sentimento, una persona sensibile al dolore ed alla sofferenza tanto da doversi difendere con un progressivo irrigidimento nella credenza che i mezzi materiali possano risolvere ogni mancanza. Fino al punto da perdere ogni forma di sensibilità e diventare servo dello strumento che ha inizialmente cercato per liberarsi dalla povertà. In questa visione Scrooge deve rivedere se stesso e questo lo fa soffrire, una mortificazione che ha il potere di ammorbidirlo e di rompere le sue difese.

A questo punto la sua prospettiva può ampliarsi e rivolgersi all’altro. Ciò accade con l’irruzione del secondo spirito, il Natale presente, che lo porta in giro a scoprire cosa fanno le altre persone durante la festività. Lo Spirito del Natale presente si manifesta in una forma ricca e generosa, una sorta di Giove unito ai simboli della Dea Fortuna, cibo, opulenza, calore umano. Per quanto lo si voglia associare ad un Cristo, si fa molta difficoltà a non vedere in questo Spirito il retaggio dell’antico modello greco che rappresenta l’armonia tra le persone e la vera ricchezza che è il frutto della cooperazione. Lo spirito del Natale porta Scrooge sul suo mantello in giro per il mondo facendogli prima di tutto incontrare le persone da lui odiate e disprezzate. Vede la famiglia del suo collaboratore sfruttato, nota la loro povertà ma al contempo il calore famigliare. Si costerna per la sorte del figlioletto malato disperandosi quando lo spirito gli annuncia che la sua morte è imminente a causa della mancanza di cure. Scrooge assiste poi al Natale del suo unico nipote che con i suoi parenti ed amici nella baldoria riesce ad aver un pensiero anche per lui ed a dedicargli un brindisi. Vede infine il Natale di minatori e marinai e riconosce come questa ricorrenza sia motivo per molti di conforto pur solo perché è un giorno da dedicare allo stare insieme. L’ampliamento della prospettiva che Scrooge coglie è causato dalla possibilità di accogliere il punto di vista altrui. La visione offerta dallo spirito del Natale presente è una visione del pensiero, la funzione opposta al sentimento, caratterizzata dall’abbandono del suo limitato orizzonte sensoriale ed egoista e rivolta alla comprensione della mentalità altrui. Lo scioglimento provocato dall’attivazione della funzione ausiliaria, il sentimento, ha permesso una discesa verso la funzione opposta e complementare, il pensiero, permettendo di capire e riconoscere l’esistenza dell’altro al di là di giudizi personali. L’esperienza si completa quando lo spirito gli fa vedere che si sta consumando dal momento che la sua vita dura un anno. Ma prima di consumarsi completamente gli fa vedere sotto la veste due bambini bruttissimi a cui dà il nome di Ignoranza e Miseria. Sono il germe delle persone disgraziate che scivoleranno nel crimine e nella prostituzione, le vittime della sordità morale dei potenti e dell’ipocrisia borghese. Di fronte a questa visione Scrooge ha un moto di pietà ma lo stesso Spirito gli risponde con le parole dello Scrooge cinico: -per gli scarti della società c’è la prigione o l’ospizio.

La compassione di Scrooge lo apre al suo ultimo incontro, lo spirito del Natale futuro. E’ uno spirito tremendo, la personificazione della morte, un essere ammantato senza volto e senza voce che indica gli eventi con una mano scarnificata. Ciò che Scrooge vede sono scene di ladruncoli che si spartiscono i beni rubati in casa di un morto, persone che con indifferenza vengono a conoscenza della morte di una persona, momenti assolutamente freddi e grigi che girano intorno alla morte di una persona odiata e disprezzata. Alla fine Scrooge capisce che il futuro che vede è il suo e sua è la morte. La lapide della sua tomba sarà infatti la fine del suo percorso di crescita. La morte arriva come immagine della funzione inferiore che per Scrooge è l’intuizione, funzione caratterizzata dalla capacità di cogliere nessi e collegamenti che vanno oltre le apparenze e che vedono di conseguenza l’esito degli eventi prima che avvengano.

L’intuizione è un’abilità umana antica quanto la sensazione e per chi è affogato in quest’ultima essa può manifestarsi come lampo d’illuminazione. In Scrooge l’intuizione lo apre all’archetipo della morte che, come ben si sa, è il portatore del suo opposto la rinascita. Morte-rinascita sono infatti il binomio della trasformazione psichica che richiede l’abbandono di uno stato immaginale per l’emergere di un altro. Tale passaggio non è sempre progressivo ma nei momenti critici richiede il sacrificio, ovvero la perdita di una parte di sé per permettere che un’altra emerga. Scrooge assiste ad un percorso di rispecchiamento che inizia con il suo alias, Marley, per scendere nel passato ed aprirsi al mondo presente. Le conseguenze della visione gli si palesano nell’intuizione del suo tragico futuro dove alla fine scorge la miseria di se stesso. La pietà verso di sé rompe definitivamente la cassaforte nella quale Scrooge si rinchiuse per sfuggire alla sofferenza di cadere e restare in miseria.

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La conversione di Scrooge – Conclusioni

In preda alla disperazione per il futuro paventato Scrooge si afferra alla tunica dello spirito della Natale futuro urlando e dichiarando il suo totale ravvedimento. Come al risveglio da un incubo egli si trova però ad abbracciare il piede del letto, tornando sul piano della veglia e della realtà del mondo diurno.

La gioia è indescrivibile quando si rende conto che la notte passata è quella di vigilia trovandosi quindi nel pieno della mattina di Natale. Ciò significa che il tempo vissuto durante le visioni è stato diverso da quello reale, un tempo onirico che non deve rispettare il procedere lineare del tempo di veglia. In questo Scrooge vede e comprende che ha ancora la possibilità di essere padrone del suo futuro ed allora si prodigherà a dare aiuto e conforto alle persone da lui odiate ed a riallacciare i rapporti con il nipote che in fondo lo ha sempre rispettato.

La conversione di Scrooge viene letta nel racconto di Dickens come una conversione morale benché non ci siano imposizioni di enti superiori che lo sanzionano quanto un progressivo e lento riconoscimento del suo limitato punto di vista egocentrato sul bisogno di difendersi dalla povertà attraverso l’accumulo della ricchezza materiale. Questo processo portato all’estremo mette però in evidenza che la povertà non è determinata dalla mancanza di denaro quanto dall’ignorare le necessità di coloro con cui viviamo uccidendo e non rispettando il valore che hanno le usanze ed i riti di una cultura. Scrooge odia il Natale perché non capisce più a cosa serva essendo egli divenuto il servitore di un solo immaginario che è il denaro. In questo senso, Dickens si fa profetico dimostrando che la tradizionale figura dell’avaro, sempre esistita nella letteratura, si è evoluta nel moderno capitalista di cui Scrooge è solo uno tra tanti. Ne consegue logicamente che la società contemporanea, dietro la ricerca della ricchezza attuata mediante il consumismo, nasconde un’anima avara e cinica che in fondo è misera come è grigia la vita di Scrooge.

Il rito natalizio diventa oggi un rito molto importante, se letto in questa chiave. Se infatti può apparire come l’emblema dell’ingordigia consumista esso è anche il rito che lascia aperta la riflessione sugli esiti di questo atteggiamento, permettendo l’accesso ad un processo di elaborazione come quello esemplificato dalle visioni di Scrooge.

Il racconto natalizio non si deve fermare alla sola storia cristiana dell’Avvento ma dovrebbe sempre lasciare spazio a racconti come quello proposto da Dickens, in modo da poter coltivare e tenere vivo l’immaginario del Natale fatto essenzialmente di incontro, condivisione e convivialità e non di beni e ricchezze.

Buon Natale!

Riccardo Brignoli

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