Ti fidi della tua rabbia?

Mi fido della mia rabbia. È il mio demone preferito. Scrivere e Rabbia vanno insieme (J. Hillman, “Sul mio scrivere”)

E tu? Ti fidi della tua rabbia?

Sei in grado di percepire uno strano godimento nel momento in cui la rabbia ti possiede e metti a ferro e fuoco la tua vita?

Nella mitologia latina la rabbia è rappresentata dal dio Marte, Ares per i Greci.

Quando provi rabbia, metaforicamente, Marte è con te e, sappilo, è tra i protagonisti  della nostra vita psicologica, ed ha una funzione.

Ebbene si, la rabbia ha una funzione. Scopriamola insieme.

La rabbia protegge

La rabbia protegge.

Marte viene indebitamente assimilato a un dio furibondo e manesco, a un dio avvezzo alla guerra. Ma quando poi leggiamo il Carmen Lustrale di Catone ci accorgiamo di qualcosa di strano, ci accorgiamo che nell’astio, nel furore, nella collera impetuosa e nella violenza della foga, sembra essere nascosto uno scopo di protezione:

O padre Marte
ti prego e scongiuro,
perché tu sia favorevole e propizio
a me alla casa e alla nostra famiglia…
la sciagura e la devastazione
la calamità e le intemperie
impedisca, scacci e allontani,
e perché le messi, il grano,
i vigneti e i virgulti,
tu li lasci crescere bene e svilupparsi,
e i pastori e le greggi
li conservi sani e salvi,
e buona salute e prosperità tu dia
a me, alla mia casa e alla mia famiglia

Non lo riporto per intero per brevità, ma mi sembra sufficiente per dire che Marte protegge campi, allevamenti e focolare.

Ogni emozione ha una sua funzione, e questo dio viene chiamato in causa ogni volta che il nemico invade il nostro territorio e la nostra anima. E quando il nemico invade, la prima cosa che fa è bruciare i campi ossia ciò che nutre la nostra anima. Poi uccide e razzia gli allevamenti, ossia reprime i nostri bisogni primari e istintivi e, infine, distrugge case e spegne il focolare e la casa ossia la nostra struttura psichica. Ecco cosa protegge Marte. Non siamo di fronte al dio della guerra, ma a quello che, conoscendo i confini, conoscendo la forma dell’anima, si adira se viene invasa e, a volte, si adira anche se sfugge qualcosa dal suo interno.

Differenza tra Ares e Marte

Nell’introduzione abbiamo visto che in mitologia esistono due personificazioni della rabbia: Ares per i greci, Marte per i romani.

Marte è un’evoluzione di Ares, il dio greco della guerra.

Ares era il dio il cui godimento era nel distruggere per distruggere, mentre Marte distrugge per proteggere i confini. Un po’ come se fossimo davanti al Godzilla giapponese che, come Ares distrugge perché gli va, e al Godzilla americano che distrugge, come Marte, per proteggere il nido e la prole.

Nella nostra crescita Marte va gradualmente sostituendosi ad Ares, gradualmente le nostre emozioni si evolvono da una distruttività indifferenziata, a una molto orientata. Da Ares a Marte è la corretta declinazione della rabbia. Quando Hillman ci racconta del generale Patton che afferma

Come amo tutto questo. Che dio mi aiuti, lo amo più della mia vita

Ci racconta della forma primigenia del godimento marziale, quello di Ares. “Un terribile amore per la guerra” è il libro con cui Hillman procede ad un’apologia della rabbia, nel recupero della sua funzione erotica primaria. Ma se lo neghiamo, se non ci concediamo di provare rabbie distruttive, queste, le rabbie, non si evolverano mai in numi tutelari dei confini della nostra psiche. Ne si evolveranno in numi che costruiscono piuttosto che distruggere. La psicoterapia esige la rabbia distruttiva per poi ricostruire. Poi Hillman ci ricorda come un nemico è la persona che ci dona più senso laddove il senso non lo troviamo. Avere un nemico ci da un obiettivo e un senso, allora tutte le volte che incontriamo Marte sulla nostra strada stiamo semplicemente cercando un senso.

Come curare la rabbia? Marte ed Afrodite

Come ammansire la rabbia?

Sarebbe molto cristiano cattolico dire che Marte viene curato da Afrodite, che la rabbia si cura con l’amore. In verità la prima immagine è tutt’altro che romantica, ed è quella delle donne che placano le rabbie dei mariti concedendosi nelle loro grazie. Un po’ come nel quadro di Jacques Louis David del Ratto delle Sabine. Ma dire che se si è arrabbiati si deve fare l’amore, dire di non fare la guerra e di fare l’amore risulterebbe, per quanto utile, banale. Dunque cosa si intende con Afrodite? Quale funzione costituisce la dea della bellezza? Semplicemente Afrodite è creatività, generatività e astuta seduzione. Afrodite, colei che nasce dal fallo di Urano gettato nella spuma del mare, e frizza come quella spuma. Afrodite è la spinta a generare, a creare, a portarci in luoghi che altrimenti eviteremmo con astute difese psicologiche. La rabbia di Marte viene ammansita solo dal calore di Afrodite.

Rabbia e covid

Faccio, ora, una breve escursione nei giorni nostri, ai tempi del Covid, perché il mito della rabbia protettiva di Marte ci offre uno spunto per capire le escalation di aggressività in tempi di pandemia.

Il covid ci ha tolto il terreno da sotto i piedi, lo ha reso scivoloso. Le nostre certezze, i nostri confini, i nostri ritmi, il cibo, gli istinti, la struttura psichica, tutto ha ricevuto una spallata. Per questo il senso, evidente un tempo, si è fatto elusivo. Al consumo e alla crescita sembra si sia sostituito la decrescita e la parsimonia. E se questo da una parte ha ridotto l’inquinamento, molte patologie cardiocircolatorie, l’inutile presenza di più di 10 paia di scarpe oppure una delle miriadi novità che ognuno di noi  ha vissuto, dall’altra parte ci ha trovato impreparati e ancora ancorati al vecchio senso ormai perso. Per questo si attiva Marte, per questo i vicini si fanno nemici utili a donarci senso, quello che sentiamo di non avere. E in assenza di creatività afroditica, quella che di fatto ci manca ora, Marte urlerà.

Conclusioni: la funzione della rabbia

In conclusione: a cosa serve la rabbia? Qual è la sua funzione? Sto dicendo che è legittimo agire in modo marziale? Dobbiamo darci botte da orbi perché questo ci ridarà il senso?

No, Marte viene a definire i confini, o meglio viene a dirci di andare a ritrovare i confini e i contorni della nostra identità, della nostra psiche, della nostra anima. Ritrovarli per capire chi siamo veramente.

Poi ci dice che dobbiamo recuperare l’eros profondo della marzialità, poiché in quell’eros risiede l’utilità di Marte. E ancora ci dice che nella creatività e nella generatività afroditica avremo gli strumenti per scoprire e marcare quei confini. Inoltre Afrodite porta anche la astuta seduzione ossia il condurci dove siamo meno potenti, meno egoici. Dunque Marte si placa solo sapendo uscire dalla propria comfort zone.

Infine un appunto. Quando non conosciamo i nostri confini, quando non sappiamo quale sia la nostra forma, quando non conosciamo la nostra identità, se non ci conosciamo ogni visita sarà un’invasione, ogni saluto un attacco, ogni partenza un evasione. Se non so chi sono io sono ovunque.

Quindi la questione è semplice: se non ci individuiamo la distruttività di Ares si inflazionerà. Ma l’individuazione passa per la territorialità di Marte che, una volta definiti i confini grazie all’individuazione per il tramite di Afrodite, potrà godersi un meritato riposo.

E se invece restassimo banali? Se ce lo concedessimo e concludessimo con “Non fate la guerra ma fate l’amore”?

P.S. CLICCA QUI per leggere Psicologia della Vendetta. Il rancore che distrugge sé stessi

Taggato in:

Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

Vedi tutti gli articoli