“Superlega? Super NO” 
La gazzetta dello sport – Italia

“La guerra dei ricchi”
L’ Équipe – Francia

“Ma siete pazzi? La Superlega uccide il calcio”
Tutto Sport – Italia

Titoli forti. Titoli duri. Titoli risonanti che rimbalzano oggi tra i più famosi quotidiani sportivi di tutta Europa. C’è chi grida alla rivoluzione, chi allo scandalo, chi alla battaglia in tribunale, ma una cosa è certa, qualcosa nel mondo del calcio sta cambiando, qualcosa si sta trasformando.

Un lettura immaginale non può che partire dal racconto, seppur breve, del fatto di cronaca.

Un golpe calcistico

Nasce la Superlega, una lega calcistica spinta e sostenuta da dodici club fondatori, i più blasonati e ricchi di Europa. In totale scontro con l’Uefa, organo governativo del calcio europeo, che è a capo delle competizioni calcistiche più importanti ad oggi come la Champions League e l’Europa League, la Superlega, nella notte tra il 18 e il 19 Aprile 2021 erutta come magma da un vulcano attivo. Il nuovo ente calcistico propone una nuova competizione, in opposizione a quelle sopra citate, formata da soli venti club per potersi giocare il trofeo finale. Un vero e proprio golpe calcistico, un colpo di stato non effettuato, per come noi lo conosciamo, da militari, ma da squadre di calcio. 

Da golpe a volpe

Sapevate che uno dei significati di golpe, oltre alla sommossa politica, è volpe? 

Se leggiamo l’animale arancione in chiave psicologica, riconosciamo che tra le sue principali caratteristiche colei che la fa da padrona è senza dubbio la furbizia, l’astuzia. Aggettivi che sicuramente appartengono all’atteggiamento avuto da parte di uno dei dodici presidenti dei club fondatori della Superlega, Agnelli. La gazzetta dello sport, noto quotidiano roseo, racconta di come il presidente bianconero fingesse da un lato di appoggiare un nuovo modello di competizione da parte dell’Uefa, mentre alle sue spalle trattasse per la fondazione del nuovo ente calcistico con altri presidenti. Le motivazioni di tale scelta sembrano riporsi in un maggior spettacolo coadiuvato da un elevato numero di partite di spessore, ma al tempo stesso rivestimento di quella che sembra essere la motivazione principale, un maggior flusso di denaro. 

Non sembra anche a voi riecheggiare nell’aria il famoso proverbio? 

“la volpe che non arriva all’uva dice che è acerba”

Dal Monoteismo al Politeismo

Elencati i punti fondamentali della vicenda, e non essendo questa la sede dove sindacare eventuali scelte morali giuste o sbagliate, quello che ci preme sottolineare è la lettura immaginale della vicenda. Il passaggio dall’uno ai molti, dall’unico organo governativo del calcio europeo ai dodici club, dall’Uefa alla Superlega. Come una battaglia tra l’unico organo di coscienza, l’Io, e l’inconscio, formato da più parti, da più figure, da più archetipi. Come fosse diventato schizofrenico, ci accorgiamo come il mondo del pallone abbia perso definitivamente il suo centro, la sua coesione, a favore di discontinuità, disarmonia, e di sovrappopolazione di immagini. 

“Ma se prendiamo il contesto del campo psichico nella sua totalità, questi fenomeni di frammentazione possono essere intesi come rivendicazioni dell’individualità delle parti contro l’autorità centrale” (J. Hillman – Revisione della Psicologia)

Metaforicamente parlando, il fatto di cronaca, che già da questa notte sta imperversando in tutto il mondo, può essere paragonato alla differenza tra un modello cristiano romano ed un modello greco pagano. Per il primo esiste solo un’unica figura religiosa da pregare, il Cristo, giunto per salvare il mondo e rigettare tutto ciò che è riprovevole nei luoghi più oscuri della terra, abbracciando solo ed esclusivamente il bene e rinnegando il male. Il secondo invece propone una religione politeista che abbraccia più figure, più Dei e Dee da idolatrare, ognuno con le sue caratteristiche, benevole e malevole, dando spazio ai molti e non solo all’uno ed unico. E oggi nel mondo del calcio sta avvenendo proprio questo, un completo ribaltamento dei modelli vigenti, passando da uno status romano ad uno greco : cercare da parte dei club fondatori di sminuire, depotenziare, l’organo centrale di riferimento, l’Uefa, per dare spazio alle scelte delle squadre. 

Conclusioni

Non sappiamo ancora, come possa concludersi la vicenda. Non sappiamo se la Superlega riuscirà a prevalere sull’unico punto di riferimento, e a dare spazio a centri multipli, o se verrà prevaricata, e messa sotto il solo centro di controllo, l’ Uefa. 

Di una cosa però possiamo essere sicuri.

Come quando Gesù Cristo accolse tutti i suoi dodici apostoli, nell’ultima cena, sapendo già degli eventi posteriori ad essa, ovvero del tradimento e della fine che lo attendeva, così l’Uefa, che tradita da uno dei suoi apostoli delle dodici squadre fondatrici (ricordiamo come Agnelli fosse anche uno dei migliori amici di Ceferin, vicepresidente dell’Uefa), non tornerà mai più come prima. 

Gesù Cristo toccò la morte con mano, l’Uefa e le sue attuali regole ugualmente. 

Ma è proprio con la morte, con la morte immaginale, che si attua la trasformazione, che si giunge al rinnovamento, alla rinascita.

In bocca al lupo Calcio!  

“Al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse”
Benjamin Franklin

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Info sull'autore

Valentino Collacciani

Psicologo e Psicoanalista in formazione. Non vincerò il premio Goethe ma chi lo sa, vediamo cosa dice il daimon...

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