Nuova autocertificazione e autopercezione

Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi (C.G. Jung)

Eccoci arrivati di nuovo a dover stampare e tenere pronta l’autocertificazione. Un semplice foglio con cui giustificare i nostri spostamenti, le nostre attività, che, per quanto apparentemente semplici e innocue, ci potrebbero portare a mettere a rischio la sicurezza di tanti. Nell’autocertificazione mettiamo nero su bianco le nostre azioni, pronti a condividerle con un pubblico ufficiale che ci dovesse fermare. Alcuni sostengono che è una delle azioni che chi governa il nostro Paese sta impiegando per limitare le nostre libertà costituzionali. Potete immaginare che nell’autocertificazione c’è un processo psicologico e di auto-percezione ben determinato? È un po’ come parlare da soli, pensare ad alta voce. Chi di noi non l’ha mai fatto? E chi non si è sentito pazzo, mentre parlava da solo? D’altronde siamo in tempi pazzi, dove la pazzia è diventata la normalità.

Guardiamoci allo specchio

Pensa, credi, sogna e osa (Walt Disney)

È un’azione abituale. In molti la fanno appena svegli. Ci guardiamo allo specchio. Ci guardiamo in volto. E molti in quell’azione compiono un piccolo bilancio preventivo. Controllano rughe e capelli bianchi. “Pesano” le occhiaie. E cercano così segni esteriori di una serie di pensieri, riflessioni, preoccupazioni o speranze che creano il rumore di fondo dei nostri pensieri. A volte ci capita di dare un suono preciso a questo rumore e ci troviamo a parlare da soli. O meglio, a parlare senza una persona altra ad ascoltarci e a poter risponderci. In questa azione proviamo anche a sentirci pronti per la giornata che inizia. Che sia piena di impegni o che ci metta di fronte a un immobilismo raggelante.

A tutti capita di non sentirsi capiti. A tutti capita di non trovare la persona giusta al posto giusto. A tutti capita di sentirsi soli, anche se circondati da persone. A tutti capita di non sentirsi capiti. Ma non per questo, i nostri pensieri riescono a sparire nel nulla. Ed hanno tutto il diritto di essere espressi. Abbiamo sempre il diritto di esprimerci.

Un’azione abituale, un’azione complessa e creativa. Ogni azione ha il suo suono dell’anima. Ogni azione ha un suono mentale. E questi suoni hanno una frequenza complessa e unica. Unica per ciascuno di noi. A pochi è concesso il dono di entrare in frequenza con le nostre onde di pensiero. E allora il parlare da soli diventa un esercizio in vista di un concerto.

Quanto di noi c’è nell’azione di guardarci allo specchio? Quanto di noi c’è nel nostro parlare da soli? Forse c’è molto più di quanto immaginiamo. Forse c’è più di quanto le sole parole riescono a esprimere. È un’azione intima, proprio perché avviene in solitudine. È un’azione simile all’indossare un pigiama caldo e comodo, ma impresentabile all’esterno. In questo rendere palese una parte di noi, diamo forma e significato ai nostri pensieri. A quel rumore altrimenti senza contorno generato e vivo esclusivamente dentro di noi.

Ma tutto questo cosa c’entra con l’autocertificazione?

Mettere nero su bianco le nostre azioni

Pensare è facile, agire è difficile, e mettere i propri pensieri in pratica è la cosa più difficile del mondo (Goethe)

Fino a qualche mese fa, sarebbe sembrato assurdo a chiunque l’ipotetico obbligo di giustificare un’uscita di casa. Perché mai avremmo dovuto motivare la voglia di sgranchirsi le gambe o la necessità di andare a lavoro? Eppure, ora è così. Ora c’è la necessità di ponderare un’azione, altrimenti innocua, prima di compierla. E il meccanismo, oltre che con evidenti implicazioni legali, è prettamente psicologico.

Coincide con il dare voce a un pensiero tanto innocuo da essere privo di voce. Uscire per andare a fare una passeggiata, diventa un’azione con un peso ben preciso. E allora ecco che ci viene chiesto di metterla nero su bianco. Con un processo di presa di coscienza e di consapevolezza. Avviene un processo che, con un po’ di fantasia, diventa simile allo scrivere un diario. O la lista della spesa. O qualsiasi gesto che mette nero su bianco realtà che sono inizialmente vive solo dentro di noi.

Narciso può aiutarci a capire questo meccanismo. Quest’essere mitologico, descritto con una bellezza più unico che raro, perde il proprio senno non appena scopre la sua immagine riflessa. In quell’immagine risiede potenzialmente l’identità di ciascuno di noi. In quell’immagine risiede il complesso di pensieri, di impegni, di gusti, di preferenze, che caratterizza ognuno di noi. ed è più facile di quanto possiamo immaginare perderci dentro questo meandro di pensieri. È più facile di quanto possiamo immaginare perderci dentro di noi, immergerci nella complessità della nostra vita fino a perdere il fiato.

Perché tante azioni hanno un peso ben determinato, ben definito, ma che perde il proprio significato se immerso in un brodo caotico e privo di consapevolezza.

Capita che parlando ad alta voce, guardandoci allo specchio o borbottando sotto la doccia, si trovi magicamente la risposta a un problema, la frase ideale da pronunciare durante una discussione e perfino un’intuizione magica. A volte questa magia capita. E capita proprio perché diamo un suono fisico ai nostri pensieri.

Un’autocertificazione diventa un meccanismo psicologico, se la si guarda da un punto di vista costruttivo. Sì, è un impegno e forse un limite alla percezione di libertà quello di dover giustificare i nostri spostamenti e le nostre azioni. Tuttavia, può diventare la chiave di volta per dare un peso alle nostre azioni, a quelle più semplici. Un’occasione e non solo una condanna alla libertà di ciascuno. Un’occasione che passa, ancora una volta, nella nostra libertà di scegliere il punto di vista da cui guardare la realtà che ci circonda.

Conclusioni

Chiudete tutte librerie, se volete; ma non c’è nessun cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente (Virginia Woolf)

È capitato a tutti: parliamo da soli, parliamo con noi stessi. Magari davanti allo specchio, oppure cantando sotto la doccia. E, a volte, ci siamo sentiti “pazzi” per questo. Ora ci viene chiesto, di nuovo, di essere pronti a dare voce ad azioni scontate, automatiche, mettendole nero su bianco su di una autocertificazione. Letteralmente, ci viene chiesto di auto-certificarci. Ci viene chiesto di auto-dichiarare le nostre azioni. Ci viene chiesto di prendere coscienza che, a volte, anche le azioni che diamo per scontate possono avere un peso per gli altri e non solo per noi.

Con queste poche righe, non voglio prendere posizione sulla questione della percezione di libertà. Ma voglio lanciare a tutte e tutti una provocazione: cerchiamo, sempre, un sentiero per crescere, anche nelle difficoltà più impensabili. E anche l’obbligo di certificazione è un’opportunità, in un momento di crisi. È un’occasione per mettere nero su bianco un pensiero implicito, un’azione abituale e a tratti scontata: un processo per dare a qualsiasi comportamento la dignità di un gesto di civiltà e libertà consapevole. L’auto-certificazione del parlare da soli, ovvero, del mettere nero su bianco azioni e comportamenti che abbiamo dato troppo a lungo per scontati.

P.S. CLICCA QUI per leggere Psicologia dei negazionisti

Info sull'autore

Teresa Di Matteo

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

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