La maggior parte dei pittori, non essendo coloristi propriamente detti, non vi vedono questi colori e giudicano pazzo il pittore che vede con occhi diversi dai loro. Tutto ciò è naturalmente previsto. Per questo io ho già pronto apposta un quadro in giallo pieno di girasoli. (Vincent Van Gogh)

Nel guardare le tele di Van Gogh senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio sono dei girasoli, alcuni fiorenti altri quasi appassiti. Per essere precisi, il pittore olandese ha dipinto due serie di girasoli: la prima, nel 1887, caratterizzata da girasoli piantati a terra e la seconda, l’anno successivo, che ha come protagonisti i girasoli in vaso.

Il girasole, simbolo per eccellenza del sole che splende a pieni raggi. Simbolo di luce e dunque di vita. Protagonista indiscusso di tele, canzoni, racconti mitologici e letterari. A porre la mia attenzione su queste tele è stata una paziente che mi ha dato modo di riflettere sui girasoli di Van Gogh definendoli privi di significato, precisamente dei “girasoli e basta” che paragonati ad altri quadri risultano essere asettici. Alla mia richiesta di guardare con attenzione una delle tele e dirmi cosa le suscitava mi è stato detto: ”Si, sono girasoli che stanno lì, con un vaso e uno sfondo azzurro ma non c’è altro”. Quest’articolo nasce dalla “ricerca dell’altro”. Nasce dal dare risposta a cosa si cela dietro queste tele, a cosa si nasconde dietro queste pennellate.

Il moto dei girasoli

Un campo di girasoli. Una straripante moltitudine di fiori gialli. E pare di sentire un rumore di bocche grandi che bevono avidamente. Sono le bocche dei girasoli che bevono il sole, l’aria, il vento. (Fabrizio Caramagna)

Il girasole, anticamente chiamato eliotropio (da ἥλιος “sole” e τρέπω “rivolgo”), è il fiore più rappresentativo dell’eliotropismo, ossia la tendenza a volgersi verso oriente, quando sorge il sole, e a seguirlo nel suo corso.

Nel IV libro delle Metamorfosi, Ovidio narra della leggenda del girasole. Clizia, una giovane ninfa innamorata di Apollo, dio del Sole che dopo essere stata ricambiata da questi venne abbandonata. Si dice addirittura che scelse la sorella. Clizia era disperata a tal punto che pianse per nove giorni interi immobile in un campo e si lasciò morire, trasformandosi in uno stelo sottile ma resistente, i suoi piedi si conficcarono nella terra, mentre i suoi capelli diventarono gialli. Clizia era diventata un girasole che continua a seguire il suo amore. 

Un gruppo di scienziati dell’università della California ha pubblicato uno studio intitolato “Circadian regulation of sunflower heliotropism, floral orientation, and pollinator visits”, basato sul ciclo circadiano interno dei girasoli che sembrano seguire le 24 ore, una piena giornata solare. Hanno osservato il movimento dei girasoli che all’alba hanno il fiore con la corolla rivolta verso est che si sposta verso ovest durante il giorno, seguendo quello che apparentemente è il movimento del sole. Durante la notte, invece, la corolla ritorna nel punto di partenza.

Sembra, dunque, esserci una correlazione tra movimento dei girasoli e loro crescita fisiologica, scoprendo una relazione tra alcuni geni, definiti “clock” e l’ormone auxina, un ormone vegetale che regola la crescita delle piante. Il movimento deriverebbe, dunque, dallo squilibrio del gambo che cresce più rapidamente a est, durante il giorno, e a ovest, durante la notte. Il movimento ha origine da uno squilibrio. Siamo abituati a cercare un equilibrio, un equilibrio duraturo in grado di trasformarci e portare cambiamento e innovazione eppure i girasoli di Van Gogh sconvolgono i nostri piani, ci dicono che il moto viene dallo squilibrio, dalla diversità. Il passo per rotearci e muoverci viene dal caos dei gambi di girasoli. Quel caos interiore che ci porta, parafrasando Nietzsche, a partorire una stella danzante. Così come il girasole segue il suo ciclo, noi dovremmo lasciarci roteare dal nostro ciclo emotivo del cambiamento. Dovremmo entrare in questo maestoso dinamismo e lasciarci trasportare dalla luce.

Diveniamo girasoli

Quando dunque la terra, tutta ricoperta di fango per il recente diluvio, si risentì alla vampa del Sole che la riscaldava dal cielo, diede alla luce … (Ovidio, Metamorfosi, 3-8 d.c, Libro I pag.75)

Viviamo costantemente momenti di buio totale, di oscurità pieni. Momenti della vita nei quali facciamo fatica a trovare o a ricerca uno spiraglio di luce. Periodi in cui sembriamo avvolti da un totale grigiore e da una nuvolosità permanente.

Anche nelle tele di Van Gogh troviamo girasoli rigogliosi e girasoli appassiti, troviamo sfondi chiari e sfondi scuri che sembrano rappresentare a pieno la nostra dualità di esseri pensanti ed emotivi.  La reazione più comune è quelle di battere in ritirata: di chiudersi in noi stessi. Il girasole cresce anche in ombra ma per crescere bene c’è bisogno di un’esposizione ben soleggiata.

Nel buio, nell’oscurità del nostro inconscio alimentiamo la nostra ombra ma è solo esponendoci ignudi ai raggi solari che abbiamo la possibilità di crescere rigogliosamente. Dovremmo divenire tutti un po’ girasoli. Dovremmo intrattenere, come il girasole, uno stretto rapporto vitale con il sole, con la luce. Lasciarci sedurre dalla magnificenza del sole splendente, lasciarci illuminare e fecondare con il suo calore. I girasoli divengono riserve di energia e di calore. Lasciamoci trasformare anche noi in energia. Essi sono capaci di entrare in sintonia con la propria interiorità. Impariamo dal girasole, a non dimenticarci del Sole. Il girasole ci insegna ad auto-curarsi, a rigenerarci immergendoci in emozioni. Il girasole racchiude in se terra e sole e da sempre questi due elementi operano insieme per dare la vita e nutrire gli esseri viventi.

I colori utilizzati da Van Gogh sono complementari. Protagonista indiscusso è il giallo nelle sue diverse tonalità ma a far da sfondo è sempre un colore come l’azzurro o il viola, complementari al giallo. Colori dati con pennellate decise, l’una sull’altra a dare vitalità e linfa al quadro. Realistici e nitidi. La complementarietà dovrebbe essere una parte integrante della nostra esistenza. Ispirati da Van Gogh, dovremmo trovare ad ogni termine della nostra vita, ad ogni emozione, il suo opposto per determinare e autodeterminarci. Il girasole, ben evidente nelle pennellate di Van Gogh, è un fiore multiplo. Esso è costituito da più fiori disposti ad aspirale che ricordano proprio la molteplicità dell’essere. Facendo coincidere e utilizzando al meglio ogni parte che prendiamo vita, proprio come il girasole.

Conclusioni

Forse saprai che la peonia è di Jeannin, l’altea appartiene a Quost, ma il girasole è in qualche modo mio…  (Vincent Van Gogh, Lettera a Theo, 1889)

In ogni nuovo giorno ci troviamo dinnanzi al sole, liberi di scegliere di farci inebriare o di lasciarci bruciare, a scegliere siamo sempre noi. Possiamo scegliere di essere una prima tela di Van Gogh, in pieno contatto con la terra o scegliere di essere trapiantati in un vaso. Possiamo scegliere di essere un girasole dai petali giallo oro, roteante e spendente o un girasole appassito.

Possiamo scegliere, questo conta, questo è indispensabile. Van Gogh ha dato voce e vita alla sofferenza e al dolore attraverso il giallo, noi possiamo farlo attraverso la ricerca della luce. Le sue pennellate sono maestre in questo. Sono i nostri mutamenti interiori che ci rendono un girasole appassito o rigoglioso: tocca a noi. I girasoli, se vogliamo, sono in qualche modo nostri. Dirò alla mia paziente che quella descrizione asettica dei girasoli di Van Gogh ha dato vita a questo articolo e chissà se darà vita e luce ad altro…