Studiare la storia significa abbandonarsi al caos, ma nello stesso tempo conservare la fede nell’ordine e nel senno (Hermann Hesse)

Guernica è uno dei capolavori più conosciuti nel mondo intero. Assieme al suo autore, Pablo Picasso, quest’opera sa far urlare una serie impressionante di emozioni e sensazioni. In questo quadro c’è il contenitore ideale per le tragedie che hanno caratterizzato diverse epoche dell’uomo, nel passato e nel presente. Guernica è una chiave di alchimia, il dono di uno stregone dell’arte per dare a tutti una rappresentazione reale e terrena della propria anima in un periodo di tempesta. Guernica non è un quadro che parla di guerra. E vi spiego il perché in queste righe.

Cos’è Guernica

In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto (Carl Gustav Jung)

La storia dell’opera ha inizio nel pieno della guerra civile spagnola. L’Europa e il mondo intero sono alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. La Spagna è un teatro di prova. E Guernica è un piccolo paese basco, in cui viene data una dimostrazione di inaudita violenza. Cittadini contro la forza brutale di un apparato militare composto da forze di varie nazioni. Un bombardamento per dare una dimostrazione ai cittadini. Non è una battaglia di armi contro armi. Non ci sono soldati a scontrarsi. È il preludio delle guerre senza trincee, senza campi di battaglia. Ogni luogo diventa un possibile luogo di guerra. L’umanità dal 1937 ad oggi ha conosciuto guerre di diversa ampiezza geografica. Anche l’occidente ha conosciuto il terrorismo, una presunta guerra che arriva nel cuore della quotidianità. E nel frattempo si sono succeduti eventi diversi da una guerra, ma con lo stesso potere dirompente sulla vita psichica di ciascuno di noi. La pandemia che stiamo vivendo ne è solo l’ultimo esempio.

L’opera va letta da destra a sinistra. Con richiami simbolici con lo stesso potente suono che può aver un bombardamento. Ci sono i simboli della Natività: il bue, un asino, una madre. E una colomba che muore. Tutto è pervaso da un’apparente disperazione. Urla. Spade e corpi spezzati. E un richiamo alla ricerca di luce. Sì, perché nell’opera ci sono luci che sono lì, ancora intatte, nonostante il caos. Si può notare perfino un fiore ancora vivo. E seppure nel quadro dominino le scale di grigio, nessuno di noi potrebbe affermare di trovarsi di fronte a un quadro spento, a un’opera priva di luce. Non è un’opera buia. Non ha i contorni de L’Urlo di Much. Nella disperazione c’è ancora la ricerca di luce. C’è la lotta di chi dalla tragedia vuole fuggire. C’è il desiderio di qualsiasi bambino di accendere la luce quando il buio si veste dell’armatura della paura.

Tutti gli eventi esterni che richiamano un vissuto tragico sono strettamente connessi con il caos e con la paura che nasce dalla nostra idea del caos stesso. Ma il caos ha un significato poliforme. Un significato tipico dell’anima. Il caos è la prima immagine psichica su cui vorrei concentrarmi. Un’immagine dell’anima e di vita, nonostante il sentire comune associ al caos una connotazione negativa.

Caos

Il compito attuale dell’arte è di introdurre caos nell’ordine (Theodor Adorno)

Quando esplode una bomba, si crea il caos. Il caos che nell’opera di Picasso vediamo risaltare grazie alle forme innaturali nei loro contorni, ma spietatamente tragiche nelle loro esplosioni. Il caos è esattamente l’insieme privo di ordine razionale di diverse forme di energia. Cosa c’è di diverso rispetto all’ombra dell’anima?! Chi può dare una forma razionale alla nostra ombra? Quando esplode una bomba all’interno della nostra anima, i contorni della nostra razionalità diventano squadrati. E sembra che dentro noi non ci sia assolutamente nulla di umano. Tutto ciò che rimane dopo un bombardamento dell’anima sono emozioni in completo disordine. Le emozioni spogliate dalla razionalità. Il caos, però, è una condizione di origine. È il punto di partenza della nascita e della rinascita. Il caos è il punto di inizio della vita stessa. Vale per la vita biologica. Vale per la rinascita di un percorso di analisi. In qualsiasi cammino che si compie c’è il caos ad accompagnarci. Un insieme di incertezza e dubbi, in cui accendere una luce.

La luce, reale o immaginaria, permette di ridefinire i contorni. Ma luce e/o caos non privano la realtà delle proprie caratteristiche. Guardiamo a Guernica: per quanto le forme siano innaturali, ciò non impedisce allo spettatore di riconoscere le forme a cui è abituato. Il caos, la luce, il buio, sono diverse condizioni – sensoriali e non solo – ma che non hanno il potere di cambiare radicalmente l’entità degli oggetti. Ne possono cambiare solo la percezione.

Il caos, che si genera da un evento catastrofico o caratterizzato da forza dirompente, può cambiare il nostro modo di percepire un oggetto, ma non ne altera la natura. Questo è il primo insegnamento psicologico di Guernica.

La luce

Porta il tuo viso verso il sole e le ombre cadranno dietro di te (Proverbio maori)

Lo accennavo qualche riga fa. Nelle figure spezzate dalle bombe, rimangono intatte nel quadro le possibili fonti di luce. L’idea della luce, di una candela a rompere il buio, è un simbolo che accompagna molte delle mie riflessioni. Nella luce di un fiammifero o di una lampada ad olio come quella di Guernica risiede in potenza l’energia che mantiene in vita l’intero universo. E nella lettura psicologica del capolavoro di Picasso, risiede esattamente la stessa morale. Nella contraddizione fra un bombardamento e il racconto della Natività, le fonti di luce sono l’ancora a cui aggrapparsi. Nella disperazione potremo sempre cercare una luce da accendere.

La luce ha sì il potere di creare nuove ombre, in un circolo continuo di caos e ordine. Ma allo stesso modo porta i fenomeni in un contesto in cui siamo abituati a vivere.

Un bombardamento che distrugge vite, una pandemia che modifica radicalmente il nostro presente, sono eventi esterni che minano le nostre certezze. Alla nostra generazione è già successo con l’11 settembre. Ma il cervello, l’anima, la vita stessa hanno tali capacità plastiche da trovare le abilità per adattarsi a qualsiasi cambiamento. Abbiamo nella nostra natura la necessità e la capacità di cercare sempre la luce.

Conclusioni

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce (Platone)

Che sia per una guerra o per una pandemia le nostre realtà possono cambiare radicalmente, ogni giorno. E la nostra anima, la nostra psiche subiscono, affrontano e vivono questi cambiamenti nei modi più disparati. La potenza simbolica del bombardamento di Guernica ha spinto Picasso a impegnare un’intera parete con il suo quadro. E la potenza evocativa dell’opera è ancora più grande. Nelle forme sgranate, nelle luminose sfumature di grigi, Picasso è stato in grado di dare spazio ai vissuti emotivi che hanno origine dal caos di ciascuno di noi. Ciascuno di noi vive il proprio caos. Ciascuno di noi può e sa cercare luce nel caos. E se il caos è origine di vita, allora anche Guernica non è più un quadro sulla guerra, ma sulla ricerca di luce e di vita nel bel mezzo del caos. Una morale da tenere a portata di mano, soprattutto con la paura di una pandemia, ancora presente.

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Info sull'autore

Teresa Di Matteo

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

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