Simbologia della nudità femminile

Vorrei che andaste incontro al sole e al vento con la pelle, più che con il vestito, perché il respiro della vita è nella luce solare e la mano della vita è nel vento (Khalil Gibran)

Nell’ultima settimana tra i trend topic dei social network non era difficile trovare post ritraenti la “Naked Athena” di Portland, uno scatto virale e simbolico. Una donna che fa della propria nudità un’arma di scherno e di lotta, in un periodo in cui misure di sicurezza sanitarie e tanti altri fenomeni socio-politici hanno fatto avere ancora più paura del solito della nudità. Sì, il nudo, argomento di cui abbiamo già parlato in altri pezzi, è un tabù, soprattutto se associato al Femminile. Ma come tutti i tabù porta con sé un potere dirompente, a volte apotropaico. Proprio così, il corpo nudo, soprattutto il nudo femminile, in tante culture, riti e tradizioni, ha il potere di allontanare gli influssi maligni. E nell’arte, così come nella psicologia, possiamo trovarne esempi, radici e significati.

Atena è nuda

La donna nuda è una donna armata (Victor Hugo)

Atena è una delle figure mitologiche che possiamo trovare più di frequente in opere, racconti e metafore di vita. È la figlia prediletta di Zeus. E a lei nella mitologia greca è dato anche il privilegio di consigliare gli eroi. A tratti potrebbe rappresentare il prototipo della donna moderna: autonoma e autorevole, libera da vincoli che ne limitino l’autonomia. Non è un caso che all’immagine che dà spunto a queste righe sia stato attribuito il nome di “Atena nuda”.

Partiamo dal presupposto, ormai tanto evidente da essere scontato, che questi mesi hanno cambiato tutto e tutti noi. Questi mesi di pandemia, di lockdown, di crisi economica hanno esacerbato molte delle condizioni di vita già difficili della quotidianità di ciascuno di noi. E in molti, tra sociologi, economisti e analisti vedono nella categoria femminile la maggior parte dei rischi di peggioramento delle condizioni lavorative e di vita.

Sembra che, nonostante siano già passati 20 anni dal nuovo millennio, essere donna oggi sia particolarmente difficile. Essere donna ed essere percepiti come organismo-persona complesso e capace di autonomia. Essere donna sembra dover passare sempre per meccanismi stereotipati. Di conseguenza, sembra che l’essere donna abbia come corollario inevitabile essere massaia e madre, protettrice del fuoco domestico, indipendentemente dalle inclinazioni individuali, dalle scelte individuali, dai momenti particolari dell’esistenza. E in questo contesto, la donna tipo non ha il diritto di possesso sul proprio corpo. Se e come vestirsi, se e come caratterizzarsi, sembrano diritti non ovvi, ma ancora da conquistare. Ecco perché in diverse proteste, la nudità femminile diventa un’arma di provocazione. Ribadire l’autonomia di vita e di pensiero attraverso il corpo femminile diventa uno schiaffo ben assestato alla concezione maschile di potere. E qui risiede la radice dell’efficacia simbolica dello scatto di “Atena Nuda”. Una donna che balla davanti a poliziotti in tenuta anti-sommossa, privi di identità, coperti da divise, caschi e scudi, armati di manganello, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Non è questa la sede per spiegare le ragioni della protesta o per soffermarci sulle conseguenze dell’anonimato dei servizi di pubblica sicurezza. In queste righe, è più utile sottolineare il dualismo fra nudità (quanto di più individualista possiamo percepire) e uso pubblico e legale della violenza. Una donna che balla e si siede nuda, a gambe divaricate, davanti a un plotone di polizia in servizio d’ordine è come mangiare un ghiacciolo sotto la neve. È un ossimoro. Ma con un senso di rivoluzione. Anche Atena, prototipo di donna-divinità, può essere nuda senza per questo rinunciare alle sue caratteristiche, ma, anzi, facendole esplodere in un turbine di significati.

Si può leggere in questa foto il grido di tutte le donne che devono rinunciare alle proprie ambizioni. Si può leggere l’urlo delle donne che devono avere paura di esprimersi con un abito anziché con un altro, perché c’è chi si sente ancora in diritto di poter abusare di un altro essere umano.
Si può leggere la pubblica arringa di chi agli schemi e agli schermi antepone la reale condizione degli esseri umani.

E allora sì, Atena deve essere nuda. Perché Atena non dovrebbe sentire la necessità di nascondersi o di mascherare ciò che è realmente. Nessun essere umano dovrebbe avvertire la necessità di nascondersi o di mascherarsi da ciò che non è. Ma spesso il nostro quotidiano ci mostra che non è così. Il nostro quotidiano ci fa avere paura. E allora ecco la necessità di dare vita a forme di ribellione e di protesta. E, ancora una volta, la nudità, principalmente se associata al femminile, assume forza apotropaica.

La nudità ci rende liberi

Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima (Gabriel Garcia Marquez)

Anásyrma, dal greco ἀνάσυρμα è il gesto di sollevare la gonna o kilt. Vi ricordate Braveheart? Mostrava il suo fondoschiena nudo ai nemici inglesi. La reietta Scozia contro la nobile e prepotente Inghilterra, nudità contrapposta all’armatura. Un gesto di scherno e di prepotenza. Un gesto che si riteneva potesse allontanare anche nemici soprannaturali.

La nudità è in grado di fare paura. In alcune zone dell’Africa, la nudità di una donna è uno strumento per maledire un uomo, uomo che verrà ripudiato dalla tribù: nessuno lo sposerà, nessuno cucinerà per lui. Come ho scritto nelle righe sulla nudità d’estate, anche in Italia, fino a una manciata di anni fa, la nudità era un tabù che nemmeno in piena estate poteva essere abrogato. Un sistema talmente radicato e radicale da avere commistioni tra pubblico e privato: in molti temono la propria nudità anche davanti allo specchio. Nudità e buio diventano così amici inseparabili, camminano a braccetto. Così come chiudiamo gli occhi o ci nascondiamo sotto le coperte per nasconderci e nascondere alla vista le nostre paure, allo stesso modo il buio diventa la maschera perfetta per la nudità. Perché nudità corrisponde alla assente possibilità di nasconderci e nascondere il nostro vero essere. Mostrare le nostre nudità, il nostro corpo nudo, i nostri sentimenti nudi, sono gesti che presuppongono due conseguenze: da un lato, diamo all’altro la possibilità di vederci e, potenzialmente, di ferirci; dall’altro lato, ribadiamo il diritto a scegliere. Richiamiamo attraverso la scelta della nudità il nostro diritto esclusivo sulla nostra esistenza, sulle nostre decisioni. Mostrare il corpo nudo in segno di protesta è dire che non esistono convenzioni in grado di arginare la nostra libertà individuale.

Conclusioni

Un corpo nudo risolve tutti i problemi dell’universo (Nicolás Gómez Dávila)

Atena è nuda e ha il diritto di esserlo. Una donna moderna che schiaffeggia le convenzioni con la semplicità di un corpo nudo, spogliato non solo dei vestiti, ma di molte convenzioni, è un richiamo al diritto di ognuno di essere liberi. Atena è nuda perché la donna è l’origine della vita, ma ha il diritto di scegliere e decidere della propria vita, così come tutti gli esseri viventi. Dire che un corpo nudo è arte, protesta e libertà significa accettare la nudità come un segno contemporaneamente di uguaglianza e di individualità. Da un lato è l’urlo “siamo tutti esseri umani”. Dall’altro è un richiamo pressante al libero arbitrio, diritto di ciascuno di noi.

Taggato in:

,

Info sull'autore

Teresa Di Matteo

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

Vedi tutti gli articoli