I romanzi sono migliori dei libri di psicologia?

Un detto sostiene che non esistono buoni libri di psicologia ma buone letture psicologiche dei libri. Sarebbe a dire che i libri di psicologia sono meno interessanti dei libri che narrano vicende adatte ad essere lette in chiave psicologica. Delitto e Castigo di Dostoevskij, Uno, nessuno, centomila di Pirandello, l’Ulisse di Joyce, offrono un quadro psicologico dei protagonisti chiaro e lucido mettendo in evidenza la complessità dell’animo umano meglio di qualunque trattato sistematico di psicologia della personalità.

Le opere di psicologia che hanno resistito nei decenni e che restano classici letti da addetti ai lavori e non, sono tali perché sono opere di solida e ben scritta letteratura. Se poi ci concentriamo sulla letteratura psicoanalitica, le cose si fanno ancora più evidenti. Freud resta il maestro indiscusso della psicoanalisi perché i suoi libri sono dei capolavori di stile leggibilissimi e stravenduti tutt’ora.

Hillman è uno scrittore prima ancora di essere uno psicologo

Andando al nostro riferimento principale, James Hillman, noteremo che è tramite l’opera di scrittore che le sue idee si sono consolidate tanto costituirsi nella psicologia archetipica.

Il Codice dell’anima è divenuto un bestseller ed i suoi libri sono considerati letture d’interesse culturale al di là del loro impiego che ne viene fatto dai professionisti. I lavori fondamentali per lo sviluppo del pensiero psicoanalitico dalle origini ad oggi non li ritroviamo nei cataloghi delle riviste specializzate dei circuiti accademici ma sono invece invenzioni letterarie molto più vicine alle opere dei maestri della letteratura moderna e contemporanea.

Certamente, esistono i manuali e le pubblicazioni più sistematiche che ambiscono ad inquadrare i temi ed i metodi della pratica clinica in un sistema più tecnico ed utile alla ricerca. Ma ben presto ci accorgiamo che sono prodotti di maniera, simili ai poster dei quadri famosi o alle comuni imitazioni di motivi artistici che troviamo negli arredamenti più dozzinali.

La relazione tra psicologia del profondo e letteratura è imprescindibile

Per due motivi fondamentali: il primo è che se la psicologia archetipica mette la scienza e la tecnica al servizio dell’arte terapeutica, vorrà dire che il processo di conoscenza avverrà attraverso un particolare modo di raccontare la pratica clinica. Il secondo è che le verità psichiche hanno la loro valenza nel campo dell’immaginario e questo si esprime attraverso le parole di uno stile narrativo opportuno.

Potremmo allora iniziare a riflettere sul fatto che la psicologia archetipica debba trovare la sua dimensione di fruizione e conoscenza all’interno di un particolare genere letterario. Il saggio e la storia clinica sono i due modi della psicologia di descrivere e dimostrare tesi ed ipotesi di lavoro applicate anche nella pratica psicoterapeutica. In essi però si aggiunge un elemento d’inventiva che non ha riscontri nella comune saggistica. Le opere di Hillman sono una complessa speculazione filosofica che analizza e smonta concetti abbastanza consolidati per aprire a nuovi stimoli di ricerca da applicare in psicologia e sul modo di pensare di ognuno.

Il fare anima promosso da lui è uno sprone a creare scenari fatti di racconti di nozioni personificate che favoriscono il lavoro della dimensione immaginaria oltre i comuni metodi interpretativi. Sono aspetti di un modo di scrivere originale che è conforme alle opere di Freud per intento letterario: inventare idee nuove per leggere il dato psichico al limite tra la realtà e la finzione. Quello che conta non è la dimostrazione scientifica ma la creazione di una visione che dia comprensione psichica ed estetica dei fatti. Una valenza caratteristica dell’arte.

Psicoanalisi e letteratura fantastica

Quanto detto dà a tutta la psicoanalisi una particolare connotazione che il critico Tzvetan Todorov ha segnalato ritenendo che l’eredità della letteratura fantastica sia stata presa della psicoanalisi.

Oggi non abbiamo bisogno di ricorrere al diavolo per parlare di un desiderio sessuale immoderato né ai vampiri per designare l’attrazione esercitata verso i cadaveri (…) i temi della letteratura fantastica sono diventati esattamente quelli delle ricerche psicologiche degli ultimi cinquant’anni. (…) Lo psicoanalista ha un atteggiamento analogo a quello del narratore di un racconto fantastico quando afferma che esiste una relazione causale tra fatti apparentemente indipendenti (T. Todorov, La letteratura fantastica, Garzanti, 2015, p.165-66)

Che cos’è il fantastico in letteratura? È quel genere che sta a metà tra la storia di fantasia e la storia strana, bizzarra. Nella narrazione fantastica subentrano degli elementi che non permettono al lettore ed al protagonista di avere la certezza assoluta se quello che sta vivendo sia reale o soprannaturale, vero o falso. Si lascia aperto lo spiraglio al magico ma non si può mai dire se c’è veramente.

Questa dimensione è quella diremmo noi dell’immaginazione e del sogno che ci aiuta ad entrare nei mondi dello psicotico e del nevrotico credendogli ma mai fino in fondo. Un limite tra il metaforico ed il reale che più di tutti rivela il senso del simbolico. Pensiamo al Libro Rosso di Jung: è il delirio di uno psicotico? È la rivelazione di uno gnostico? È la creazione di un artista? Non potremmo mai dirlo con certezza.

In queste dimensioni generalmente ciò che regge è la coerenza interna del linguaggio, la sua logica immersa nell’irrazionale o nell’impossibile, aspetti che ogni psicoterapeuta conosce e maneggia quotidianamente. La sospensione nel linguaggio e nella narrazione è anche la prerogativa dell’inventare storie. Quando leggiamo una novella o un romanzo accettiamo le condizioni dello scrittore e seguiamo il suo racconto da cui ne emerge l’immedesimazione ed il piacere della lettura. Accade qualcosa di molto simile anche durante la psicoterapia e negli scritti che ne parlano.

Conclusioni

Un modo per avvicinarci alla psicologia archetipica come anche ai testi di psicologia del profondo è quello di leggerli non alla luce della validazione sperimentale ma a quella della fruizione estetica come di fronte ad un bel romanzo. In realtà questo approccio non riduce il valore delle opere ma lo esalta perché insegna il modo attraverso cui entrare a contatto con la realtà psichica e dunque è anche un esercizio per entrare in relazione con le immagini. Infine, è un primordiale inizio di psicoterapia.

Il modo in cui raccontiamo e leggiamo la nostra storia è anche il modo in cui diamo forma alla nostra terapia (P. Berry in J. Hillman, Le storie che curano, Raffaello Cortina, 1984, p. 29, corsivo mio).

P.S. CLICCA QUI per leggere “La psicologia alchemica di Jung e Hillman”