L’Animus e l’Anima nelle fiabe (Prima parte)

Introduzione: Il titolo di questo articolo riprende in maniera identica quello del libro pubblicato da Marie Louise Von Franz, la motivazione di mantenere lo stesso titolo è dovuta tanto alla semplicità quanto all’efficacia che questo esprime. L’analisi dell’autrice volge lo sguardo agli aspetti manifesti di Animus ed Anima all’interno di alcune fiabe con l’intento di coglierne le funzioni psichiche. L’introduzione del testo (Edizioni Magi 2013) apre al discorso del libro riportando una frase di Jung, il quale afferma che dopo aver analizzato ed interpretato in maniera approfondita una fiaba si ha il bisogno di una settimana di vacanza per riprendersi da un compito così arduo. Questa affermazione di Jung ci rende consapevoli di quanto possa essere arduo sviscerare aspetti della psiche, i quali attraverso le fiabe sono manifesti a volte in modo latente e altre meno ed è per questo che Marie Louise Von Franz munita di lente d’ingrandimento volge il suo sguardo verso il mondo delle fiabe, un mondo tanto magico quanto umano.

Le fiabe prese in analisi da Marie Louise Von Franz che verranno citate sono “Il vecchio Rink Rank” (fiaba dei fratelli Grimm) per quello che concerne gli aspetti dell’Animus e la fiaba della “Principessa Nera” per quelli dell’Anima. In questa prima parte dell’articolo verrà descritto e preso in esame solamente l’aspetto dell’Animus analizzato da Marie Louise Von Franz.

L’Animus nelle fiabe

La fiaba del Vecchio Rink Rank:

La fiaba, originaria della Germania del Nord, è incentrata principalmente su tre personaggi, questi sono il re, sua figlia la principessa ed il vecchio Rink Rank. Il re e la principessa abitano in un castello ma senza la regina, sul suo conto non sono fornite notizie. Nella fiaba il re decide che chi vorrà la mano della principessa dovrà scalare una montagna di vetro, che fu fatta erigere da egli stesso. La principessa, in compagnia dello spasimante, s’incammina verso la montagna ma una volta giunti sul posto questa si apre e inghiotte al suo interno la principessa. L’interno della montagna di vetro è abitato dal vecchio Rink Rank (che aveva una barba lunghissima), il quale dopo aver chiesto alla principessa di fargli da schiava le attribuisce il nome di “Signora Mansrot” mentre per lui sceglie il nome di “Cavaliere Rosso”. Rink Rank ha l’abitudine ogni mattina di uscire attraverso una finestra posta sulla cima della montagna e far poi ritorno la sera con oro e argento. Un giorno la principessa, stanca della sua condizione, decide di fuggire. Quando è sera e il vecchio rientra lei velocemente chiude la finestra lasciando la lunga barba incastrata al suo interno, a quel punto costringe Rink Rank a fornirle una scala che utilizzerà per fuggire dalla sua condizione di prigionia. Dopo che la principessa è tornata al castello il padre si dirige verso la montagna di vetro e lì uccide Rink Rank, impossessandosi poi di tutto l’oro e l’argento conservato all’interno della montagna. La fiaba si conclude con il matrimonio della principessa con il suo spasimante.

L’Analisi di Marie Louise Von Franz:

La fiaba ha inizio con l’ambientazione all’interno di un castello dove re e principessa abitano insieme. La figura del re e della principessa sono identificabili come archetipi (elementi dell’inconscio collettivo) che momentaneamente coesistono in pace.

Il re: Abitualmente all’interno delle fiabe è rappresentato come mancante di una qualità e questo ha la necessità di doversi rinnovare al fine di far riemergere il significato originario del simbolo (il Sé). In questa fiaba il re non ha al suo fianco la regina, di lei non sappiamo nulla ma è evidente dalla storia che la sua assenza indica una mancata prospettiva di sentimento all’interno del sistema di potere, quindi la mancanza del re è identificabile con l’assenza della regina. Il compito di dover colmar questa mancanza e rinnovare l’equilibrio tra Eros e Logos passa nelle mani della ragazza, la principessa.

La montagna di vetro:

Nella nostra fiaba, la montagna di vetro si apre a mo’ di coppa e la principessa ci cade dentro evidenziando come il femminile possa rimanere intrappolato nella materia (Marie Louise Von Franz)

Secondo Marie Louise Von Franz il vetro offre, in quanto materiale, la possibilità di poter scrutare dall’interno la realtà esterna ma d’altra parte funge anche da isolante quindi viene a mancare il contatto diretto con la realtà, per l’autrice questo simboleggia una chiusura nei confronti della sfera vitale e dei sentimenti. Questa chiusura viene creata dal re, il quale ricordiamo essere colui che ha fatto erigere la montagna di vetro. La motivazione dietro a questo gesto è quella di evitare che la principessa insieme al suo corteggiatore possa dar origine ad un nuovo ciclo di vita del regno sostituendo all’effettivo il vecchio re. Questa decisione, suo malgrado, gli si rivolta contro come un boomerang poiché invece di essere inghiottito il corteggiatore viene inghiottita la principessa.

I veri guai nella fiaba cominciano proprio nel momento cruciale del fidanzamento della principessa con il ragazzo; momento in cui la ragazza ha la possibilità di legarsi ad un uomo diverso dal padre e di liberarsi dal condizionamento complessuale. Curiosamente, all’inizio del racconto, non ci sono indicazioni che la principessa sia bloccata da un complesso, ma proprio quando si fa avanti un uomo intento a sposarla, ella cade con tutte e due le scarpe nella trappola del proprio complesso paterno (Marie Louise Von Franz)

La possibilità che le viene offerta di liberarsi dal proprio complesso paterno è vantaggiosa e deve essere sfruttata altrimenti la conseguenza potrebbe manifestarsi come sintomi fisici o con una vera e propria malattia.

Il vecchio Rink Rank: è l’antagonista dell’intera fiaba, è il carceriere che tiene reclusa la principessa nella sua montagna sino a quando ella si libererà. Rink Rank possiede una lunga e folta barba, la quale secondo Marie Louise Von Franz rappresenta quell’aspetto dell’Animus della donna legato al chiacchiericcio, inconscio e cieco che spesso si manifesta nelle donne possedute dal loro Animus. L’aspetto legato alla peluria non è da sottovalutare all’interno delle fiabe o delle storie dei miti, esempio lampante è Sansone la cui forza si concentra nei capelli che una volta tagliati da Dalila svanisce nel nulla “castrandolo” psicologicamente. Rink Rank è soprannominato il cavaliere rosso, questo può far riferimento, secondo l’autrice, al personaggio di Barbarossa che si riallaccia ad una vecchia figura pagana germanica dal nome Wotan, un’immagine che proviene da uno strato psichico profondo e più remoto dell’ambiente Germanico. Marie Louise Von Franz spiega che quando le divinità perdono il loro mana (forza, energia) possono essere sostituite da figure divine precedenti ad esse e quindi più arcaiche, questo avviene perché queste figure divine contengono il germe di un nuovo superiore livello di contatto con la divinità.

Possiamo quindi ipotizzare che il vecchio della montagna corrisponda ad un’immagine pagana e primitiva del dio germanico che sta riemergendo (Marie Louise Von Franz)

Il vecchio che fa razzia di metalli preziosi simboleggia lo svuotamento della coscienza già svuotata dei suoi valori. Fortunatamente la principessa riesce a bloccare la forza agente dell’Animus e a fuggir via dalla montagna. Quando la donna si rende pienamente conscia del problema dei pensieri dell’Animus li blocca e a quel punto è egli stesso che le offre la scala, che le consente di potersi riconnettere con l’esterno, mutando l’aspetto da negativo in positivo. Compito di uccidere il vecchio Rink Rank spetterà al re.

La principessa: è la protagonista di questa fiaba, ogni processo che accade inevitabilmente riporta a lei. Ciò che fa la principessa è cercare di portare a rinnovamento il regno ma a causa del re cade all’interno della montagna di vetro. Secondo Jung il simbolismo della montagna richiama il materno e gli aspetti ad essi legato. Cadere quindi nella montagna può rappresentare una regressione nella figura della madre ed un modo per potersi rapportare con il complesso materno e quello della propria femminilità. All’interno della montagna la principessa stabilisce un vero legame con Rink Rank, il quale le attribuisce il nome di “Mansrot” che combina l’idea del rosso della passione con l’elemento del maschile, offrendo così in un certo senso la possibilità di unire l’Animus coscientemente alla sfera del sentimento. Abitualmente l’Animus si impossessa della sfera emotiva della personalità della donna, rendendola goffa dal punto di vista sentimentale. Quindi all’interno della montagna la principessa ha la possibilità di poter evolvere psicologicamente ed elaborare i propri complessi. Tutto ciò avviene inizialmente bloccando la funzione negativa di quel Logos dell’Animus (Rink Rank) riuscendo a fuggire dalla condizione che la bloccava per riemergere alla realtà fino ad allora ostacolata dalla funzione del vetro. La principessa non uccide Rink Rank poiché non è la sua funzione, questa infatti spetterà al padre, la ragazza deve limitarsi, come in tante altre fiabe, ad ostacolare e fuggire dal suo aguzzino per poter ripristinare nuovamente la condizione della convivenza umana. Nella donna quindi risiede quella capacità di mantenere la vita, di ricostruire un rapporto autentico con il senso della relazione ed in effetti così accade nella fiaba poiché alla fine la principessa riesce a sposare il suo corteggiatore anche con il consenso del re che regala loro oro e argento sottratto dalla montagna di Rink Rank. L’uccisione di Rink Rank, commenta Marie Louise Von Franz, riprende una dinamica inconscia ovvero la scissione di una realtà in due parti antagoniste ed in conflitto tra loro, da cui è sempre bene prendere le distanze e non farsi coinvolgere al fine di poter ultimare e non ostacolare il processo d’individuazione del soggetto. Il re con il compimento del gesto va a rappresentare il superamento del suo vecchio condizionamento psichico volto al non lasciar il proprio trono al fine di esser poi proprio lui la figura che offre inizio al rinnovamento. Gli ori e gli argenti che vengono offerti sono non altro che le ricchezze proveniente dall’Animus della ragazza, questo nonostante sembri aver unicamente un aspetto negativo all’interno della storia è anche il motore che muove tutta la fiaba, lasciando così paradossalmente ai novelli sposi anche una modesta eredità come base per un roseo futuro.

Conclusioni

Il mondo della fiaba ha sempre affascinato i bambini, io particolarmente ero avvezzo nell’ascoltare continuamente storie prima di addormentarmi la sera. Ragionando su questo aspetto posso concludere che Marie Louise Von Franz, ha offerto non solo a me ma anche a voi la possibilità di poter prendere in analisi la fiaba secondo una logica ed una prospettiva differente. Ogni fiaba quindi può celare al suo interno, sogni, desideri, passioni o disagi reconditi che costellano la psiche di quel soggetto che la crea. La vita della fiaba è alimentata quindi dalla psiche dell’uomo che trae spunto per crearla non solo da aspetti che sono definibili da elementi personali inconsci ma anche elementi di un inconscio collettivo i cui archetipi vestono i panni di un re o di una regina, di un mostro o di un eroe. Il fascino anche per certi aspetti macabro che anima il mondo delle fiabe può essere un vettore che consente di poter comprendere aspetti celati della psiche, aspetti che possono essere poi riconosciuti nelle dinamiche che alimentano il quotidiano del soggetto. Quando vorrete, fatevi raccontare una fiaba da una persona a voi cara, magari potrete comprendere aspetti latenti e non manifesti della sua psiche di cui ovviamente non è consapevole.

P.S. CLICCA QUI per leggere La principessa nera: l’anima nella psicologia delle fiabe

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Info sull'autore

Gerardo Iannaci

Laurea magistrale Psicologia Clinica e della Salute. "Creare è vivere due volte". Albert Camus

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