La neve e l’intimità




La neve, attraverso il silenzio imposto, mi cura.

Penso alla neve e scopro di sentirmi bene. Non sono isolato ma vago piacevolmente nella mia intimità. C’è un piacere intimo legato alla neve, che mi mette in contatto con l’immaginazione.

Intimo etimologicamente indica qualcosa di interiore, quindi al contempo di esclusivo. In è dentro ma significa anche non. L’intimità e l’interiorità sono qualcosa di esclusivo.

La neve porta con sé una cura esclusiva e intima per la nostra nigredo.

Cosa significa? Scopriamolo insieme.

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Il silenzio
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La neve pose una tovaglia silenziosa su tutto.
Non si sente se non ciò che accade dentro casa.
Mi avvolgo in una coperta e non penso neppure a pensare.
Sento un piacere d’animale e vagamente penso,
e m’addormento senza minor utilità
di tutte le azioni del mondo

(Fernando Pessoa, Un’affollata solitudine)

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In una società frenetica, come quella in cui viviamo, una tovaglia silenziosa che cade su tutto, ci concede tempo per noi stessi, e non solo. Concede tempo all’intimità della persona amata, concede tempo per la famiglia, per i figli e per riscoprire il bambino che c’è dentro di noi, che vive sepolto da una coltre di parole, lavoro e burocrazia.

Vivere nel silenzio significa vivere nell’immaginazione.

Si dice che il silenzio è d’oro e la parola è d’argento. Bertha Pappenheim chiamò la psicoanalisi Talking Cure, Theodore Reik disse che la psicoanalisi metteva in mostra anche il potere del silenzio, oltre che della parola.

La psicoanalisi potremmo dire che è sia Talking Cure, che Silence Cure. Il silenzio è, anzi, più primitivo e potente della parola, in quanto la parola nasce dal silenzio.

Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole. [C.G. Jung]

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Il bianco del silenzio
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Il silenzio è accostabile al bianco. Basta leggere questo blog, o sfogliare un libro per comprenderlo. Le parole sono nere, lo sfondo silenzioso è bianco. 

Quando leggiamo, così come quando viviamo, c’è intorno a noi, come sfondo, una supremazia del bianco e del silenzio.

La neve è silenziosa nella sua discesa e ci impone il silenzio delle cose.

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La supremazia del bianco
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Ho usato la parola impone, perché è indubbio che la neve, il silenzio e il suo bianco si impongono a noi. Per prendere in prestito il titolo di un saggio di Hillman, la neve porta con sé la supremazia del bianco.

Il bianco secondo l’Oxford English Dictionary è il colore della neve, quindi per capire il silenzio della neve sono costretto a parlare del bianco.

James Hillman, padre della psicologia archetipica, nel libro Sul mio Scrivere edito da Ma.Gi Edizioni descrive tre costellazioni principali del bianco legate alla nostra cultura

  1. Il primo di questi è la bianchezza dei cieli, vale a dire il bianco percepito attraverso la prospettiva archetipica del padre che è nei cieli, spirituale, che ci è ben noto soprattutto in contesti cristiani [J.Hillman, Sul mio scrivere]
  2. Il secondo gruppo di significati sta a indicare l’innocenza. Noi abbandoniamo il padre archetipico nei cieli per il bambino archetipico: candido, semplice, non inquinato, senza corruzione, infermità o malvagità. Nel gergo psicologico contemporaneo, questo senso della supremazia bianca appare come l’innocente immunità del narcisismo primario [J.Hillman, Sul mio scrivere]
  3. Secondo la terza convenzione, il bianco è posto nel contesto di anima. Il libro di Robert Graves, La dea bianca, è la classica amplificazione di questo tema. Gli junghiani conoscono bene l’associazione simbolica di bianco e di anima attraverso gli scritti junghiani sulla Luna e sull‘albedo [J.Hillman, Sul mio scrivere]




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Il primo punto descrive il bianco come un elemento divino e pacificatore, così come la neve e il silenzio pacificano, imponendosi, la frenesia della vita quotidiana.

Nel secondo punto il bianco innocente etimologicamente è la purezza, ciò che esclude la nocività e il pericolo. Nei sogni psicoanalitici infatti la neve protegge, è una difesa psichica, innocente, una dimensione senza ferite. Innocente è la neve che cade silenziosa. 

Infine, il terzo punto parla dell’albedo ovvero dellesperienza di imbiancamento della psiche consiste di regola in un confortevole benessere, in un sollevarsi da una pesante nigredo ove tutto era occluso. [J.Hillman, Sul mio scrivere]

“… l’albedo, che secondo molti alchimisti era il culmine dell’opera…” [Jung,CW, 14,pg.388] consegna l’individuo alla levigata, bianca nozione della totalità dove, come dice Jung, “tutto diventa uno”.  [J.Hillman, Sul mio scrivere]

La neve e il silenzio sono la cura che ci permettono di uscire dal caos della nigredo, il caos della quotidianità.

Per approfondire la dinamica alchemica, della nigredo e dell’albedo della psiche ti consiglio Psicologia Alchemica di James Hillman.

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Conclusioni – LA CURA DEL SILENZIO
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James Hillman, nel saggio La supremazia del bianco, mette il focus sull’aspetto oppositivo bianco/nero. L’opposizione ci costringe, etimologicamente ci lega e ci pone davanti qualcosa di inesorabile.

L’opposizione in qualche modo ci cura perché è una forzatura, un opus contra naturam, ovvero è psicoterapia, quindi immaginazione. Il silenzio e la neve ci curano attraverso l’immaginazione.

Nel silenzio l’immaginazione si fa più intensa e profonda. [J.Hillman, Politica della bellezza]

L’immaginazione è un tassello fondante della società, dell’educazione, della terapia e della vita psichica. Un’educazione che trascura in qualunque modo l’immaginazione è un’educazione alla psicopatia [J.Hillman – Politica della bellezza]. La neve con il suo silenzio risveglia l’immaginazione di tutti noi, grandi e piccini, che di fronte al cadere delicato dei fiocchi, ci meravigliamo della poeticità della natura.

Nel silenzio, nell’immaginazione e nell’intimità, avviene la metamorfosi, la trasformazione. L’acqua si ghiaccia, prende diverse forme, si adagia al suolo adattandosi ad esso, si scioglie e bagna la terra. I paesaggi cambiano: tutto diventa quiete, le colline smarriscono i colori, le montagne sembrano più dolci e si fondono nel bianco delle nuvole.
La città cambia: le scuole chiudono, gli alberi e le case si coprono di bianco, le persone camminano lentamente; il frastuono delle macchine lascia posto alle risate dei bambini.

Le città, prima svuotate dall’avvento dei centri commerciali, si ripopolano; e anche se tutti borbottano, il disagio del cambiamento fa vibrare il puer aeternus che è in noi…

Tutto sa di un bianco silenzioso e necessario.

Concludo questo articolo dicendo che il silenzio della neve ci porta all’interno, verso la dimensione intima della psiche, quindi verso la cura che passa attraverso di essa.

A volte il silenzio fa paura, tuttavia la paura del silenzio non è tanto una paura del vuoto, la paura che, rimanendo immobili, cadremmo nel vuoto del nulla da dire, nulla da mostrare , nulla da riferire. Al contrario: alla radice, questa paura è la paura della pienezza, delle incredibili e delle imprevedibili fantasie che si snodano a ruota libera. La nostra interiorità: una caverna di Aladino o un’arcaica foresta brulicante di vita selvaggia. [J.Hillman, Sul mio scrivere]

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J.Hillman – Sul mio scrivere

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P.S. Ti è piaciuto questo articolo? Dopo tanta neve serve anche un po’ di fuoco per scaldarsi: CLICCA QUI per leggere Perché l’anima va a fuoco? Incontrare le proprie fiamme senza ustionarsi di Teresa Di Matteo

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