Dolore, psicoterapia e counselling

Stai male? Stai soffrendo e tendi compulsivamente a raccontare la tua vita a chiunque incontri? Oppure ti chiudi in casa ed eviti di uscire? Ok, io direi di chiamare… vediamo un po’… uno psicologo, oppure uno psichiatra, oppure un terapeuta o uno psicoterapeuta, un counsellor, un coach, un mediatore, un nutrizionista, un esorcista…  Ci vorrà un po’ per leggere tutto ma alla fine avrai le idee più chiare su cosa fare col tuo dolore e, magari, fiducioso, non cercherai di cacciarlo a tutti i costi.

Difficile districarsi nella giungla delle professioni d’aiuto. Ma tu caro il mio individuo sofferente hai un bene prezioso che fa brillare gli occhi a molti. Il tuo dolore. Il dolore è il più grande businnes presente oggi. E tu sei come uno schiavo sfruttato per la raccolta dei diamanti. La misura con cui siamo addolorati è la stessa misura con cui siamo ricchi. Allora se arriva un terremoto, se crolla un ponte, o se un alluvione ci viene a trovare, stranamente vediamo il PIL aumentare. Il PIL, prodotto interno lordo, è la misura con cui eroghiamo beni e servizi ed è, in una certa qual misura, un indice di ricchezza e di benessere. Dunque, dal punto di vista di Psiche, potremmo dire che gli eventi critici, le disgrazie, tutto ciò che aumenta il dolore ha un effetto di traino sul nostro benessere?

Potremmo fare una lettura in trasparenza e dire che dentro la psiche avviene lo stesso. Gli eventi dolorosi ci obbligano ad attivare una serie di risorse e misure che aumentano il nostro benessere.

La psicoterapia è un’industria

Che la psicoterapia sia un’industria non siamo certo i primi ad affermarlo. Ivan Illich viene citato già da Hillman e afferma proprio questo. Gli psicologi sono sempre più affannati nel cercare di convincere il mondo del fatto che tutti hanno un motivo per andare in psicoterapia. Come l’industria farmaceutica e la sanità auspicano dolore, sofferenza e malattie, così fa la psicoterapia. E come loro, se non c’è malattia, allora la psicoterapia ne inventa qualcuna.

Da quel giorno andai a scuola solo fino all’ora di pranzo e iniziai a comprendere che la psicologia è quella branca della letteratura che da un nome a emozioni e fobie e poi trova terapie. Insomma la psicologia è la disciplina che prevede di mettere la parola “fobia” affiancata ad ogni lemma della lingua italiana al fine di vendere prodotti il cui nome è il semplice affiancare la parola “terapia” a quegli stessi lemmi.

 Si anche la psicoterapia spesso cade nella tentazione di inventare più di quello che scopre. Questo il prezzo da pagare per l’essere entrati nelle professioni sanitarie e nella religione più efficace al momento, la Scienza. Dunque troverete che dove c’è un terremoto aumenta l’uso dei farmaci, delle prestazioni sanitarie e di coloro che offrono relazioni d’aiuto. E tra questi vi sono in parata gli intrattenitori, i Patch Adams, per capirci. Angeli del buon umore che rallegrano e sollevano gli animi. Poi troviamo gli psicologi e tutti gli altri, coach, mediatori, counsellor, predicatori. D’improvviso i social vengono sommersi di frasi su come superare il dolore, il lutto, la perdita e tutti quei benefattori scoprono il diabolico sguardo del mercato del dolore. E tutto sommato anche questo articolo nasconde in parte quello sguardo. Questo movimento di intenti porta un certo sollievo e una serie di benefici.

Ma come scegliere?

Spesso la scelta non c’è.

Ci ritroviamo ad andare dal o dalla nutrizionista perché la nostra digestione non va più tanto bene. Allora le raccontiamo qualcosa e, alla fine, diciamo che da quando c’è stato il terremoto non digeriamo più a dovere. E lei, o lui, il professionista non può che ascoltare il dolore e, siccome siamo tutti un po’ psicologi, non può non dire la sua e dispensare consigli.

In tal senso ognuno è anche un po’ counsellor e, se il nutrizionista è medico, ognuno potrebbe essere anche un po’ psichiatra e un po’ coach dato che allena anche la squadra di basket della scuola. Si, lo so, si intrasente un po’ di rabbia nelle mie parole. Sento Marte che viene a definire i confini del territorio che deve proteggere. Ma soprattutto sento la rabbia per tutte quelle persone che, nel tentativo di trovare sollievo, danno un po’ di quel dolore a chi capita, perché chi capita gli vende un po’ di sollievo.

E se il dolore è una busta piena di caramelle, le professioni d’aiuto sono l’orda dei bambini golosi che a piene mani cerca di prenderne più che può. Allora un professionista nelle professioni d’aiuto deve prima di tutto partire dal presupposto che la sua professione è probabilmente più utile a se medesimo che a chi è nel dolore. Questo perché chi è nel dolore troverà la sua via anche senza di lui, il professionista si intende. La psicoterapia è inutile e questo andrebbe indicato nel consenso informato. Non possiamo, infatti dimostrare in alcun modo che il percorso di un paziente non sarebbe andato ugualmente a buon fine senza terapia. Personalmente informo sempre i pazienti di questo. Caro paziente, mi trovo a dire, lei starà sicuramente meglio, anche senza di me. Quello che posso fare è farle compagnia nel suo viaggio per alleggerirla di qualche bagaglio.

Differenze tra psicologo, psicoterapeuta psichiatra counsellor, mediatore, coach

Ma di rado questo viene detto. Piuttosto si vendono metodi, pensieri, parole, opere ma soprattutto omissioni e questa è la colpa della psicologia che è molto utile ma non indispensabile. Questo lo stanno comprendendo molti psicoterapeuti che, da Hillman fino al buon Recalcati, stanno facendo outing. Ma le molte professioni che hanno attinto e rubato alla psicologia, come essa aveva a sua volta rubato alla filosofia, corrono il rischio di fare il suo stesso errore, il suo della psicologia si intende. Dunque sarò sistematico, anche se non mi piace, nel descrivervi la processione dei professionisti del dolore psichico.

Uno psichiatra è un medico che, dopo la laurea in medicina, ha fatto almeno 4 anni di specializzazione in psichiatria. Questi 4 anni non prevedono necessariamente una formazione specifica in psicoterapia ma uno psichiatra è per statuto psicoterapeuta anche se non ha fatto alcuna scuola in psicoterapia.

Uno psicologo è un laureato in psicologia (5 anni o 2 più 3) che ha anche sostenuto l’esame di stato che da accesso all’iscrizione all’albo degli psicologi. Nel caso non avesse superato l’esame di stato non sarebbe psicologo ma un dottore in psicologia.

Uno psicoterapeuta è uno psicologo che ha fatto ulteriori 4 anni di specializzazione in psicoterapia. Tra questi abbiamo chi ha fatto scuole che obbligano a una psicoterapia personale e quelli che non hanno avuto quest’obbligo.

Un Counsellor è chi, in possesso di un diploma di scuola media superiore, ha svolto non meno di due anni di formazione in counselling. La relazione d’aiuto del counselling è rivolta a tutte le tipologie dei problemi del vivere nell’ottica di prevenire il disagio e promuovere la salute nel qui e ora. Il numero di incontri dovrebbe essere limitato a non più di 12- 13 ma varia di scuola in scuola. Il titolo di studio necessario non esclude che alcuni abbiano titoli maggiori

Il coach

È sempre un diplomato che fa un corso di uno o due anni che tende a sviluppare una strategia d’aiuto per problemi contingenti e specifici. Trova particolare applicazione nel campo aziendale e della psicologia del lavoro.

Ora se vi parlassi del mediatore vi direi qualcosa di simile al counsellor ma con obiettivi specifici di stipula di un contratto di separazione coniugale. Ma insomma mi chiedo se queste definizioni riescano a orientare chi transita un momento di dolore. Il dolore ha un tale bisogno di trovare un suo accoglimento che ci legheremmo a chicchessia e senza riuscire a distinguere gli amici dai nemici.

Le professioni d’aiuto hanno dunque una grande responsabilità che è quella del consenso informato. Il consenso informato ci obbliga a dichiarare in modo molto preciso cosa andiamo a fare. Dunque è importante che tutte le figure sopracitate si chiedano cosa fanno. Anche perché le definizioni date non aiutano i clienti-pazienti. Invece tutti, compresi gli psicologi e gli psicoterapeuti, spesso non sanno ciò che fanno.

Io sono uno psicoterapeuta e conosco colleghi, coach e counsellor con i quali collaboro. Dunque un’ idea me la sono fatta e voglio aiutarvi a capire. Lo voglio fare perché quella parata di benefattori tende a usare spiegazioni poco utili e chi è in ascolto, chi è nel dolore, per capirci, fatica e tende a pensare che facciano tutti la stessa cosa. Ed è vero che andando in rete non riuscirete a capire perché il “qui e ora”, la salutogenesi o la prevenzione del diasagio debbano essere una prerogativa del counselling e non della psicoterapia.

Quello che scopriremmo è che tutti si muovono sulla materia psiche ma che molti non sanno neanche che ci stanno camminando sopra. E qui sta il pericolo. Ma partiamo dai pazienti.

Chi è il paziente

Dicevo altrove che il paziente è un tipo strano. Un paziente è per definizione un cliente di una professione sanitaria, dunque tendenzialmente solo psichiatri e psicoterapeuti e psicologi hanno pazienti.  Ma dovremmo includere altre professioni sanitarie aggiunte dal decreto della Lorenzin. Dunque direi che non è questa definizione che ci aiuta. Io direi qualcosa di diverso. Il paziente ha pazienza. Questo perché giunge in psicoterapia chiedendo di essere sollevato dal dolore mentre la psicologia lo aiuta a convivere con quel dolore. Dunque non viene soddisfatta la sua richiesta e per questo deve avere la pazienza del paziente. Quella stessa richiesta verrebbe invece accolta da un counsellor, un coach, o un mediatore. In quel caso non si ha un paziente, infatti, ma un cliente.

La cosa strana è che anche lo psichiatra lavora in questo senso. Ma questo richiederebbe un articolo a se.

Dunque una prima cosa che definisce la differenza tra le altre professioni di aiuto e la psicoterapia è il fatto che nella psicoterapia il cliente diventa paziente, ossia non viene accolta la richiesta sintomatica, quella di sollevare dal dolore. Vero è che alcuni orientamenti, come quelli cognitivo comportamentali, vanno sempre in questa direzione, ossia quella di sopprimere il sintomo. Dunque la psicologia è lei stessa al suo interno una professione che risponde in modo diverso. La psicodinamica di stampo junghiano e hillmaniano sfugge a questa logica. Quindi sarebbe più coerente dire che la psicoterapia psicodinamica è quella che si allea col sintomo e non punta a eliminare il dolore. Proprio per questo il dolore si riduce.

Jung affermava chiaramente che solo abolendosi come scienza la psicologia avrebbe trovato il suo scopo scientifico. E, aggiungerei, che la psicoterapia solo eliminando l’eliminazione del dolore dai suoi scopi, raggiungerà il suo scopo antidolorifico. In verità le relazioni d’aiuto tendono involontariamente a promuovere la fuga dal dolore come cultura condivisa.

Costituzione e codice deontologico

Ma su una cosa tutte le professioni d’aiuto vanno d’accordo. Tutte tendono a voler creare un metodo da sottoporre a copyright. Ecco che se la costituzione recita, all’articolo 33 che L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, al contempo il codice deontologico degli psicologi all’articolo 21 incipia con “L’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche conoscitive e di intervento riservati alla professione di psicologo a persone estranee alla professione stessa costituisce violazione deontologica grave”. Il codice vuole preservare la professione dello psicologo e i pazienti, vuole evitare che la somministrazione di un test o l’impiego di una tecnica o stile di colloquio vengano impiegati nell’uso abusivo della professione, eppure fatico a trovare il senso e la compatibilità tra i due articoli. L’abuso della professione è il motivo per cui gli psicologi combattono i counsellor, ma questi, i counsellor, sono proprio dei costituzionalisti, ossia restituiscono alla collettività il sapere della psicologia. Poi, a loro volta, cercano di proteggere e dare un copyright al loro metodo.

La psicologia e la relazione d’aiuto si blindano nel loro sapere perché hanno come interesse primario la non autonomia dei pazienti.

Dunque quale è la differenza tra una psicoterapia psicodinamica e le altre professioni.

Abbiamo detto che la psicoterapia ha pazienti e non clienti. Abbiamo detto che la psicoterapia aiuta e convive e testimonia il dolore e non ha l’obiettivo di eliminarlo. Abbiamo detto che altrettanto fa col sintomo, ossia non cerca di mandarlo in remissione ma ne esplora la missione psicologica. La psicoterapia esplora la via che il sintomo indica, ossia la via per divenire chi si è. Sia chiaro questo viaggio avverrebbe comunque. Ognuno diverrà chi è, con o senza terapia, ma questa, la psicoterapia, aiuta a viaggiare senza disfarsi di ciò che ci appartiene, senza lasciare indietro nulla, nessun fardello. E mentre lo fa si fa testimone.

Dunque in definitiva la grande differenza tra la psicoterapia e le altre relazioni d’aiuto, comprese le terapie cognitive e le consulenze dello psicologo non psicoterapeuta, sta nella radicata e consolidata pratica della differenziazione tra ciò che è interno e ciò che è esterno o, per dirla junghianamente, tra intrapsichico e extrapsichico. Ora vi spiego.

Mondo concreto e mondo psichico

Ognuno di noi vive, sogna, immagina. E la psiche è fatta di immagini e le immagini sono archetipi che hanno una certa discrezionalità e autonomia. Sognare un parente non ha nulla a che fare col parente concreto se non averne usato l’immagine per impersonare un archetipo. Per capirci se litigo in sogno con quel parente non devo litigare, o non ho litigato necessariamente con quello stesso parente nel concretismo. Quel parente è un’immagine, un archetipo che è l’incontro tra emozione-bisogno-condotta. Dunque dentro di me si sta scrivendo il racconto di come quella emozione trova cittadinanza e un ruolo psichico.

Allora la differenza è tutta qui. La psicoterapia distingue in continuazione tra il parente concreto e l’immagine interna. La psicoterapia tende soprattutto a muoversi su quell’interno e, quando si muove sull’esterno, lo fa sempre nell’ottica di promuovere un movimento all’interno. La corrispondenza tra “dentro” e fuori” è un buon criterio di equilibrio psichico.

Un counsellor dovrebbe per statuto muoversi su un terreno esterno, su un terreno concreto. Anche se spesso confonde i territori. Ma comunque direi che l’intrapsichico non è il suo territorio di esplorazione. In verità ciò è altrettanto vero per un coach, per un mediatore ma, inaspettatamente anche lo psicologo non specializzato fatica a fare questa differenziazione. Uno psicologo non specializzato è infatti un esperto dei processi psicologici e emozionali ecc. ma non ha un training specifico rispetto alla differenziazione tra intrapsichico e extrapsichico. Questo training avviene esclusivamente con un’analisi personale a cui anche alcune specializzazioni cognitiviste non danno spazio, così come non è obbligatorio per uno psichiatra. Dunque anche alcuni psicoterapeuti lavorano con gli stessi obiettivi dei counsellor.

In sintesi

La psicoterapia psicodinamica non ha clienti ma pazienti, proprio perché non ha come obiettivo l’eliminazione del dolore e del sintomo e questo la tutela da quel conflitto di interessi legato all’industria del dolore.

La psicoterapia psicodinamica segue il sintomo per giungere all’intrapsichico perché quello è il terreno di lavoro. Quello stesso terreno è estraneo alle altre professioni che vi entrano spesso senza accorgersene e che, sia per statuto, sai per assenza di competenze, non sanno esplorare adeguatamente, anzi spesso rischiano di portare in un territorio in cui sono ospiti, la propria cultura come facevano i missionari  cristiani.

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