I’m a ghost: sono un fatasma

I’m a ghost
Living in a ghost town
You can look for me
But I can’t be found
You can search for me
I had to go underground

Fantasma è parola molto utile in psicologia. Ci basti pensare che l’incontro con l’Altro, l’Altro inteso come individuo indipendente dalle nostre proiezioni, può avvenire solo dopo aver interloquito con tutti i fantasmi che si frappongono tra noi e quell’Altro. Allora tutte le volte che siamo costretti in cattività, senza possibilità di incontro concreto con l’Altro, siamo obbligati a fare i conti con questi fantasmi senza che poi l’incontro possa avere un termine. L’Altro ci salva riportandoci al concretismo. Ma se siamo reclusi, in carcere i fantasmi urlano. Inoltre il buon caro e vecchio Mick, Jagger si intende, ci invita a riflettere su come noi siamo e svolgiamo il ruolo di fantasmi per gli altri.

Fantasmi, fantasia e Oneiroi

Gli oneiroi non hanno nulla a che fare con eroi. Hanno piuttosto a che fare con i sogni e col sonno. Effettivamente gli oneiroi sono i figli di Ipnos il sonno. Si chiamano Morfeo, Fobetore e Fantaso. Il primo è dio dei sogni, il secondo degli incubi mentre il terzo, il cui nome significa “apparizione”, genera tutti gli oggetti inanimati nel sogno. Ma poi la parola fantasma, che significa apparire e far vedere, ha a che fare anche con la parola “Fantasia” che ha la medesima radice. Insomma la fantasia è l’atto immaginativo che conduce all’apparizione di fantasmi ossia di immagini interne che proiettiamo nel mondo.

Il fantasma è il prodotto della proiezione e dell’immaginazione

Insomma cerchiamo di fare ordine e semplificare. Per entrare in relazione con il nostro prossimo abbiamo unicamente le nostre fantasie su di lui, dobbiamo proiettare. Non lo dico io, lo dice Kant, Platone e circa il 99% della filosofia e della psicologia. Dunque l’Altro è sempre una parte di me che risulta entrare in risonanza con la sua essenza. La proiezione è un processo, quindi, che ci spinge ad attribuire agli altri alcune nostre fantasie o, se volete, ci spinge a mettere sugli altri i nostri fantasmi. Ogni relazione è quindi l’eterno slalom tra i nostri fantasmi e quelli che l’Altro pone su di noi. Solo dopo una certa fatica avverrà l’incontro. La psicoterapia è il medesimo processo e lo psicoterapeuta è, o almeno dovrebbe essere, colui che ha una certa abitudine e attitudine a stare in relazione scansando o riconoscendo i propri fantasmi senza che questi obblighino i pazienti a somigliargli.

Fantasmi sottoterra

Allora le pietre rotolanti, con la voce di Mick Jagger ci dicono che il Lockdown è il territorio fisico e temporale dei fantasmi. Gli altri restano per noi solo il riverbero delle nostre fantasie su di loro e noi stessi restiamo mera fantasia. Se mi cerchi non mi troverai, posso essere ora solo uno dei tuoi fantasmi e quindi potrai trovarmi solo sottoterra, in quel mondo infero hillmaniano che tanto somiglia all’inconscio freudiano. Sembrerebbe che questa clausura abbia favorito l’accesso al mondo infero e lui, il mondo degli inferi, si è fatto sentire tenendoci svegli e facendo aumentare l’insonnia nel 60% degli italiani. Ma siccome questi dati sono forniti dagli psicologi vanno presi con le molle.

Once this place was humming
And the air was full of drumming
The sound of cymbals crashing
Glasses were all smashing
Trumpets were all screaming
Saxophones were blaring
Nobody was caring if it’s day or night

Questa strofa allora ci suggerisce che quando abbiamo la possibilità di sentire le trombe e il frastuono di chi e cosa ci circonda capiamo che gli “Altri” ci permettono di salvarci dai nostri fantasmi catturandoci nel mondo concreto e invitandoci a declinare questi fantasmi col mondo. Ecco l’incontro tra il “Dentro” e il “fuori” tra l’intrapsichico e l’extrapsichico è ciò che ci viene concesso dallo stare in relazione. Un conto è stare davanti allo specchio e un conto è guardare fuori dalla finestra. Questa funzione ci viene negata e il silenzio, da cui tutti i pazienti sfuggono, contiene le grida di quei fantasmi.

Sono un fantasma!

E questa è la fatica di tutti i giorni. Sono l’idea che hai di me e non sono me. Quanto è rara l’occasione di sentirmi visto per ciò che sono.

Every night I am dreaming
That you’ll come and creep in my bed
Please let this be over
Not stuck in a world without end

E questo sogno racconta il profondo bisogno che ho dell’Altro perché la misura con cui l’Altro non somiglierà all’idea che ho di lui è la misura con cui avrò la possibilità di conoscere le parti di me che non mi piaccio e che rifiuto. Quelle parti le releghiamo nel mondo infero allora il Lockdown è l’occasione di fare una gita proprio in quel mondo. Abbiamo bisogno di uscire e dobbiamo ricordarci di salutare poiché nel saluto vi è il farsi “servo tuo cara alterità”.

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Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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