Sognare l’immortalità contro la morte

In California, più precisamente nella Silicon Valley, i guru della tecnologia tra cui il fondatore di Google, covano segretamente il sogno di sconfiggere la morte. Aderiscono al Transumanismo, un movimento che nel libro di recente pubblicazione “Essere una macchina” l’autore O’Connel definisce:

…è un movimento di liberazione che rivendica nientemeno che una totale emancipazione dalla biologia (M., O’Connel, Essere una macchina, Adelphi, Milano, 2018, p.18).

Immaginate di stare per morire di vecchiaia o di malattia e di aver vissuto producendo e finanziando tecnologie che abbiano avuto un impatto sulla vita di miliardi di persone. Avete cavalcato la ruggente onda del progresso scientifico la cui crescita è avvenuta nutrendosi delle sue stesse scoperte e dello sviluppo tecnologico. Per tutta la vita avete risolto problemi complessi facendo rete con ricercatori, imprenditori e personalità geniali. All’improvviso osservate la vostra riproduzione cellulare arrestarsi, i sistemi del vostro corpo smettono di essere interconnessi e i meccanismi organici si sfaldano fino allo spegnersi dei processi metabolici di ogni singola cellula. Temete che la vostra coscienza scompaia e che voi smettiate di esistere.

Vi balena in mente che questo problema è la madre di tutti gli altri e si chiama Morte. È una seccatura che va risolta. L’unico ostacolo tra voi e l’immortalità è la tecnologia.

Ad oggi non c’è nulla che possa andare a ripristinare il funzionamento di ogni molecola che si è inceppata nei vostri tessuti, ma un giorno ci sarà questa tecnologia. È solo questione di tempo, ricerca e sviluppo.

Allora con la vostra mente visionaria immaginate che appena morti potreste benissimo farvi criogenizzare con l’aspettativa di poter essere resuscitati in un futuro non troppo lontano o magari che la vostra coscienza possa essere copiata su supporti elettronici. D’altronde la natura del problema è tecnica…

Tornare in piedi con la Psiche

Poiché ancora non esiste un cocktail farmaco-tecnologico che garantisca di fare il salto della falce dobbiamo prendere le speranze californiane per quello che sono: fantasie che l’Anima fa su di sé.

Quando parliamo di resurrezione viene in mente Cristo, per il quale la morte e la resurrezione hanno svelato definitivamente la sua natura divina. La mitologia del Cristo è molto cara a Jung che ne ha fatto una metafora del processo individuativo.

Affrontiamo quindi la tematica dell’individuazione dal suo lato mortifero.

Morte e individuazione sono due facce della stessa medaglia perché, secondo Jung, per diventare individui bisogna togliere, abbandonare, far morire quelle che sono le maschere collettive che ci sono care e di cui si riveste la nostra identità. Jung chiamava queste maschere Persona. Lo scopo è approfondire il processo individuativo fino a giungere dalla Persona al centro della personalità, o carattere per dirla alla Hillman.

Se l’archetipo che cresce, progredisce e vola come Icaro è il Puer aeternus allora la morte mette un necessario freno alla sua espansione biologica e anzi, contrae e spegne la sua vitalità esuberante. Uccidere il Puer vuol dire trasformarlo da bambino in carne ed ossa a fantasma nell’Anima. Un’emancipazione dalla sua biologia che lo fa risorgere come immagine interiore che mette le sue qualità al servizio della differenziazione psicologica

Il letteralismo corporeo deve morire

Alcuni tra i transumanisti vorrebbero copiare la propria personalità su supporti elettronici per diventare un software immortale. Non sopportano che il corpo sia sottoposto all’entropia. Altri aspirano a innestare nel proprio organismo dispositivi meccanici che potenzino le funzioni degli organi biologici e che possano essere sostituiti e riparati infinite volte per poter prolungare la loro vita indefinitamente.

Come nel passato, anche oggi questo organismo che ci ritroviamo è sentito essere il luogo del peccato, il piombo che non permette di volare, pone inevitabilmente dei limiti alla realizzazione della fantasia e dei desideri. In chiave economica pone dei limiti al consumo.

I transumanisti, mortificando la carne, esaltano la dimensione immortale dell’anima, come avvenuto per Cristo. Ma attenzione a non cadere nei letteralismi ci direbbe Hillman. Tutto ciò è metafora. Non si sta parlando del corpo letterale, ma dell’atteggiamento psicologico corporeo che vede nella concretezza del reale l’unica realtà solida. Allora mortificare l’atteggiamento concretistico permette di accedere alla dimensione metaforica di Psiche fatta di ombre, immagini e fantasmi; il software per i transumanisti; il codice dell’anima per Hillman.

In definitiva il corpo ci fornisce l’immagine che definiamo “me” o “Io”. Quando diciamo “Io sono questo” intendiamo che noi siamo questo corpo che fa questo lavoro e ha ottenuto questo titolo di studio. Un insieme di solide certezze, ma nessun riferimento ai mutevoli patemi d’anima che descriverebbero molto meglio chi in realtà siamo. Se come dice Hillman l’Anima è quel fattore che trasforma gli eventi della realtà in esperienze allora il “me” poggia sull’Anima prima che sul corpo. E questa consapevolezza psicologica è, secondo Jung, lo scopo delle mitologie che narrano di morti letterali seguite da rinascite divine.

L’uomo naturale, che si identifica con lo sviluppo armonico, l’uomo spirituale, che si identifica con la perfezione trascendente, e l’uomo normale, che si identifica con l’adattamento pratico e sociale, deformati, si trasformano nell’uomo psicologico, che si identifica con l’anima (J., Hillman, La vana fuga dagli dei, Adelphi, 1991, p.148)

Conclusioni

È possibile vedere dietro ogni sofferenza sintomatica lo spettro della morte. La morte letta psicologicamente vuole che qualcosa in noi muoia. Accogliere la morte vuol dire accettare che le sofferenze feriscano la nostra identità letterale che è troppo angusta per accogliere il nostro demonico carattere. Possiamo ora dire che i transumanisti con il loro desiderio di trascendere il corpo stiano mortificando l’uomo per vivificare il potenziale transpersonale dell’Anima.

P.S. CLICCA QUI per leggere “Logan, il senso della morte in un film marvel”