Covid 19 e mancanza di progettualità e futuro

Siamo a conoscenza delle conseguenze che il COVID-19 provoca alla popolazione mondiale: senso di vuoto, episodi di alienazione, la costante perdita di interesse verso quello che prima invece divertiva e intratteneva.

La mancanza di un Progetto che ci dia una sensazione di coerenza ci pietrifica e mette in discussione anche la realtà intorno a noi. Il Covid ci sta privando del futuro… forse.

Per molti infatti, l’aspetto più difficile da superare s’identifica con la fine di ogni pre-visione autonoma. Socrate diceva “So di non sapere” e oggi anche noi ci rifacciamo a questa massima. Sappiano che alla fine il tempo passerà, ma non siamo a conoscenza di come finirà la trama distopica di cui siamo parte.

In attesa di un salvatore

Certo un’osservazione simile accomuna il singolo al resto del Mondo e porta non pochi vantaggi alla percezione umana del prossimo come proprio simile. Una riflessione del genere, inoltre, sembra portare con sé anche l’interiorizzarsi di senso di umanità diverso e che posto in questi termini non può che avere risvolti positivi. Con il costituirsi di una fratellanza quasi forzata però, ci si mette in attesa di un Salvatore, di un individuo esperto che ne sappia più di noi e che assuma le redini di un discorso politico-economico ma soprattutto sociale intricato. Restiamo immobili sperando che un Salvatore ci riscatti dalla condizione di Infante senza Progetto.

Il termine “Progetto”, rimanda alla coscienza di Martin Heidegger, filosofo-designer del primo 900. Il sostantivo designer fissa meglio il caratteristico divenire della dialettica Heideggeriana. Designer è “colui che progetta”, e prima ancora immagina. Nel tempo attuale, il Coronavirus rende difficile compiere le due azioni più care all’Essere (per dirla come Heidegger), che resta legato in un tempo presente ed effimero senza un piano in cui riconoscersi. È anche vero che secondo le filosofie orientali, “la vita è adesso”, ma violare la libertà progettuale-immaginifica dell’individuo vuol dire commettere un delitto, e gli effetti si amplificano se i media contribuiscono a confondere sui motivi di una presa di posizione che ci trattiene in casa.

L’alternativa: l’archetipo di Designer.

Spostandoci su di un terreno fertile possiamo trovare una soluzione all’arresto immaginale che tanto ci affligge. Nell’isola archetipica, il designer s’identifica con la figura del Mago, che simboleggia l’apertura mentale in una posizione di incertezza. Secondo alcune teorie archetipiche il Mago è la prima tappa a cui l’Eroe deve giungere per fare ritorno a sè stesso e accedere alla tanto agognata libertà. Dopo il Mago, segue il Sovrano, che promuove il giusto spirito di iniziativa per materializzare i proprio obbiettivi. Poi ancora il Saggio che con mente lucida esamina la realtà circostante e al termine del viaggio, il Folle.

Il Folle è consapevole che la realtà è illusione, così come la nostra voce interiore ci suggerisce che tutto andrà bene in fin dei conti e ci verrà restituita la libertà.

Ma come si può essere Maghi/Designer se ai notiziari propongono sempre le stesse immagini disfattiste?

Anzitutto, il Mago non è uno spettatore, ma è un attore che partecipa appieno alla sua esistenza e che trae conoscenza dall’incertezza in cui si trova.

Paradossale vero? Eppure, sembra che solo in una posizione scomoda si possano concepire nuove soluzioni, nuove formule. Lo stesso Martin Heidegger, non avrebbe potuto esprimere appieno la sua conoscenza, se lui non fosse stato, anche lui, vittima del suo tempo (tragico Olocausto, crisi dei valori, perdita della fede).

Da quali forze nasce il Progetto?

Un’altra caratterista della progettualità Heideggeriana in condivisione con l’estetica archetipica del Mago è il pericolo a cui è sottoposto il progetto stesso. Il rischio che i nostri piani naufraghino è Possibile. Oggi ne siamo a conoscenza e ogni sforzo sembra ricadere sulle malefatte del Covid-19. Nonostante tutto, qualcosa accade ogni volta che ci si rialza dopo l’ennesimo K.O. Senza accorgercene, stiamo progettando e ci ritroviamo a coltivare le nostre vere ambizioni. Queste, spero che i più scettici me lo consentano, sono tutte operazioni magiche, o per parlare in termini moderni, formule di design utili a dare forma al mondo in cui viviamo. Senza rendercene conto, stiamo plasmando una “scultura sociale” dove ogni persona è un’artista in questo processo evolutivo. Ecco perché il progetto non ha un carattere fisso e concluso: tutto è in stato di cambiamento.

La domanda sul dove il Progetto raccolga le forze resta irrisolta o per lo meno bisogna accontentarsi che sia custodita nel Possibile.  Immaginate il Possibile come una costellazione interiore che muove l’essere umano in cerca di domande piuttosto che di risposte e cerchiamo di porci le domande giuste, il Progetto verrà da sé.

Conclusioni

Partire da una domanda personale e perdersi nei propri ragionamenti potrebbe essere un inizio.

Ciascuno di noi ha il potenziale per intrattenersi anche da solo, ma quello che lo rende più facile ad alcuni è coltivare degli hobby senza finalità, quindi dialogare con il Possibile senza uno scopo preciso. Colorare per il gusto di tornare bambini, fare una chiamata a chi non si sentiva da tempo, porre una domanda insolita a chi pensiamo di conoscere benissimo per scoprire che non è così. Insomma, l’essere umano ha bisogno di novità, ma ogni cosa può dare nuovi stimoli se “progettata” in modo diverso.

Jorge Luis Borges nella poesia “Il rimorso” racconta: “Ho commesso il peggiore dei peccati che un uomo possa commettere. Non sono stato felice.” Poi spiega: “La mia mente si applicò alle simmetriche ostinatezze dell’arte che intreccia inezie.” Insomma uscire fuori dagli schemi, generare asimmetrie, creare il caos per ritornare all’ordine del progetto, concedersi la possibilità di essere tutto quello che si vuole sembra una dei tanti modi per corteggiare la felicità, di sicuro una donna difficile da conquistare.

P.S. CLICCA QUI per leggere l’impatto psicologico del Covid

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Info sull'autore

Andrea Orza

Giornalista in erba e Psicologa in formazione

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