Joker a Venezia

Conclusa la 76esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, sceso il sipario, tra lustrini e clamore mediatico, vince il Leone d’oro Joker di Todd Phillips interpretato da ‎Joaquin Phoenix, acclamato a fine proiezione da otto minuti di applausi. Joker narra la genesi dell’antagonista più famoso contro cui combatte Batman. Siamo nel mondo DC Comics. Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 4 ottobre ma Joker è un’immagine che fa parte dell’immaginario collettivo da oltre cinquanta anni e in questo articolo si cercherà di delineare il profilo del volto nascosto dietro la maschera.

Joker nasce dalla penna e dalla fantasia di Bob Kane e Bill Finger nel 1940, appena un anno dopo il supereroe. Nasce per morire al suo esordio ma gli autori decisero di riscriverne il finale per salvarlo in extremis.  Le avventure di Joker e Batman sono ambientate nella cupa Gotham City, disegnata a tinte scure, corrotta nella amministrazione pubblica e della moralità. Un ambiente che rispecchia gli animi dei personaggi. Batman non è l’eroe senza macchia e senza paura, illuminato dalla volontà di fare del bene, è oscuro quanto la città che veglia, assetato di vendetta e in cerca di riscatto. E Joker non è un cattivo alla ricerca di denaro, perseguita la distruzione, il caos, lo scompiglio. Si ricorrono a vicenda nella strisce fumettistiche e quelle cinematografiche. La loro storia nasce in antitesi al successo di Superman e altri supereroi, per dare un volto ad un eroe che non fosse un alieno superdotato ma un “semplice” umano senza superpoteri. Niente ragni radioattivi, nessuna esplosione solare o raggi gamma.

Per la psicologia archetipica, onorare un’immagine significa delinearne l’ontologia e ricercare quale siano gli elementi fondamentali che la distinguono da altre immagini. Procedendo nella lettura dell’immagine di Joker, si possono delineare come caratteristiche fondamentali: la maschera, la malvagità, le origini oscure.

La maschera di Joker

Il volto di joker coincide con la maschera che indossa. Il volto è dipinto di bianco, gli occhi disegnati di neri, l’enorme bocca rossa perennemente sorridente che, per la sua immobilità, si trasforma in smorfia. In Joker la maschera è grottesca, volutamente caricaturale fino a diventare terrorizzante. Strizza l’occhio al clown e al suo potere simbolico di incarnare stramberia, irriverenza, assenza di ogni autorità. Ridicolizza l’autorità attraverso la parodia, mostra l’altra faccia disturbante della realtà.

Le molteplici genesi di Joker

Negli albi fumettistici e nelle trasposizioni cinematografiche la nascita di Joker è stata più volta rielaborata.

Se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili! (Joker)

È lo stesso Joker a fare molteplici racconti di se stesso e della sua maschera. Accenna ad un padre violento, ad una moglie terribilmente infelice, cade in una vasca contenente liquidi chimici. E le origini del cattivo si intrecciano con quelle dell’eroe. Sembra che l’uno abbia causato la nascita dell’altro e viceversa fino a rincorrersi in tutte le loro battaglie

Io non voglio ucciderti! … No, tu … tu completi … me! (Joker rivolgendosi a Batman)

La malvagità di Joker

Joker è l’antagonista per antonomasia di Batman, la sua nemesi. Agisce il male per compiacimento e non per profitto, ricerca distruzione e caos, lo scompiglio dell’ordine precostituito.

Bruce Wayne: “I criminali non sono complicati, Alfred. Dobbiamo solo scoprire cosa vuole.

Alfred: “Con tutto il rispetto, signor Wayne, forse questo è un uomo che neanche lei capisce appieno. Molto tempo fa ero in Birmania con degli amici e lavoravamo per il governo locale. Volevano che comprassimo la fedeltà dei capi tribù cercando di corromperli con delle pietre preziose. Ma i carri del governo vennero assaliti da un bandito in una foresta a nord di Rangoon. E così iniziammo a cercare le pietre. Ma in sei mesi non incontrammo nessuno che avesse fatto affari con lui. Un giorno, vidi un bambino che giocava con un rubino che era grande come un’arancia. Il bandito le aveva buttate via tutte.

Bruce Wayne: “E perché le ha rubate?

Alfred: “Be’, perché lo trovava un grande divertimento, perché certi uomini non cercano qualcosa di logico, come i soldi. Non si possono né comprare, né dominare. Non ci si ragiona, né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo.”

Conclusioni: la lotta tra bene e male

La lotta tra bene e male è sempre motivo di analisi, genera racconti biblici, riflessioni filosofiche e anche i fumetti sono un ulteriore linguaggio narrativo di questo conflitto. Ripropongono in chiave, più o meno, moderna le epopee classiche: Dei e semidei, eroi al pari di Achille, Eracle, Ulisse, gli Argonauti. Sono velati da costumi più o meno sgargianti che ne nascondono la vera identità.

Joker e Batman nascono insieme a simboleggiare che un eroe degno di nota deve avere un avversario altrettanto valido. La fantasia dell’uno va ad alimentare la fantasia dell’altro. Così che le loro battaglie diventeranno sempre più spettacolari, sempre più ardite. La crudeltà dell’uno illumina il coraggio dell’altro ed entrambi sono le facce della stessa medaglia.

Quando “si annuncia il salvatore, questo presentimento consolatore, questa speranza significano che una calamità c’è stata […] Soltanto dallo sgomento causato dalla disperazione può nascere l’anelito al salvatore. (Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, pp. 263-264)

Joker, indossando la sua maschera deformata, incarna malvagità e follia che può essere chiaramente identificata e combattuta. Ha l’onore di rivestire il ruolo del capro espiatorio, colui che deve essere combattuto, permette ai buoni la coalizione delle forze e di agire contro di lui per sentirsi tali. Permette a Batman di combattere una maschera non riconoscendo che egli stesso ne indossa la medesima.

Chi guarda nello specchio dell’acqua vede per prima cosa, è vero la propria immagine. Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con se stesso. Lo specchio non lusinga; mostra fedelmente ciò che in esso riflette, e cioè il volto che non esponiamo mai al mondo perché lo vediamo per mezzo della Persona, la maschera dell’attore. Ma dietro la maschera c’è lo specchio da cui il vero volto traspare. È questa la prima prova di coraggio da affrontare sulla vita interiore, una prova che basta a far desistere, spaventata, la maggior parte degli uomini. L’incontro con se stessi è infatti una delle esperienze più sgradevoli, alle quali si fugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo che ci circonda. (Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, p. 19)

Eppure Joker come portatore di caos ha in sé le possibilità creative di nuovi inizi. È una creatività dolorosa come lo sono i conflitti e le rivoluzioni ma non per questo necessariamente un male.

L’incontro con se stessi significa anzitutto l’incontro con la propria Ombra. L’Ombra è, in verità, come una gola montana, una porta angusta la cui stretta non è risparmiata a chiunque discenda alla profonda sorgente. Ma dobbiamo imparare a conoscere noi stessi per sapere chi siamo, poiché inaspettatamente al di là della porta si spalanca una illimitata distesa, piena di indeterminatezza, priva di apparenza di interno e di esterno, di alto e di basso, di qua e di là, di mio e di tuo, di buono e di cattivo. (Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, p. 20)

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