Un padre uccide i figli

A Margno, nel lecchese, un Padre ha ucciso i propri figli, due gemelli.

Come può, un padre, arrivare a tanto? Cosa può portarlo ad uccidere i propri figli? 

In psicologia esistono risposte personali ed individuali che si miscelano con risposte collettive ed archetipiche. Siamo sempre alla ricerca di una causalità rispetto ad un comportamento sconvolgente, seppur, alla fine, ci arrendiamo alla inadeguatezza di ogni “giustificazione”.

A tal proposito c’è un bel capitolo di Adolf Guggenbühl-Craig nel suo stupendo libro Il bene del male che ci permette di capire questa dinamica. 

Cattivi genitori non si nasce

Sembra che cattivi educatori non si nasca. Non è nella natura dell’uomo essere un genitore cattivo (A.Guggenbühl-Craig, Il bene del male).

Dunque come può un padre arrivare a commettere un atto simile? 

La mitologia classica parla chiaro. Si incontrano diverse figure di padri terribili, padri assassini e distruttivi: Crono divorò i propri figli; Urano li gettò nelle profondità nel Tartaro; Tantalo fece divorare suo figlio dagli dei. 

Anche nella mitologia cristiana abbiamo Abramo, ad esempio, che era disposto a uccidere il figlio Isacco; Dio stesso fu un assassino silenzioso del figlio Cristo.

Il padre assassino 

La cosa spaventosa è che il padre terribile è tanto archetipico quanto il padre benevolo.

Eppure facciamo finta di nulla. Ci scandalizziamo come bambini innocenti di fronte alla violenza del mondo.

Il padre è una figura archetipica: da un lato è protettivo, un maestro, una guida, offre tanto affetto e premura, dall’altro è uccisore, distruttivo, collerico, castrante. ((A.Guggenbühl-Craig, Il bene del male, p.38)

Secondo l’analista svizzero, clinicamente, i padri violenti contro i figli sono persone maldestre nell’esprimere i loro sentimenti e assolutamente non in grado di tener testa a queste esplosioni arcaiche.

Negare l’archetipo distruttivo

La questione delicata è che per lo sviluppo psicologico di un figlio sono necessarie sia la parte distruttiva, sia la parte benevola del paterno. Durante la crescita dobbiamo confrontarci con il bene e il male del mondo. 

Se il padre nega e scotomizza l’aspetto distruttivo del suo ruolo si ritroverà ad essere agito dalla violenza.

La vendetta 

Non voglio addentrarmi sulla questione personale del caso di Margno perché non conosciamo dati sufficienti per esprimerci.

L’unica cosa che sembra essere certa è che l’omicidio sia avvenuto per vendetta

Della vendetta ne ho parlato ampiamente nel mio articolo precedente (CLICCA QUI per leggerlo) 

In sintesi sappiamo che, uno dei due tipi di vendetta, la vendetta procrastinata, è un tipo di azione psicologica totalmente disfunzionale e distruttiva che porta ad un restringimento del campo di coscienza. 

Il restringimento del campo di coscienza non permette ad una persona di poter camminare sul sottile filo dell’equilibrio degli archetipi benevoli e distruttivi, sbilanciandolo verso il lato assassino del paterno. 

Conclusioni 

Non possiamo permetterci di scotomizzare un lato mitologico e archetipico del padre: quello distruttivo, uccisore di figli. 

Fa parte della nostra natura.

Dobbiamo osservarla e riconoscerla dentro di noi, pena l’agito omicida senza giustificazioni che impedisce al padre di far vivere il figlio. Questa volta, purtroppo, concretisticamente.