Cosa ha in comune la banana di Cattelan con la psicoterapia?

Quando Manzoni nel 1961 etichettò una scatoletta con una scritta “merda d’artista” non inaugurò certo nulla che non fosse già nato e pasciuto nell’arte della seconda metà del ‘900. Quindi 60 anni dopo, la banana di Cattelan non mi stupisce, piuttosto mi nutre, come ha nutrito Datuna (l’artista che se l’è mangiata), e ridonda su quel ready made già proposto da Duchamp e sulle immagini pop sdoganate da Warhol.

“Allora la psiche è la vita delle nostre risposte estetiche; quel senso del sapore delle cose, quel fremito di eccitazione o di dolore, quel moto di ripugnanza, o quell’allargarsi del petto: tutte queste primordiali reazioni estetiche del cuore sono l’anima stesa che parla” (J. Hillman. L’anima del mondo e il pensiero del cuore)

Ma cosa è l’arte?

Questa è la domanda che stimolano questi eccentrici mastri dell’immaginazione. Tutti gli anni vado alla biennale, o meglio tutti i bienni vado alla biennale e mi diverto. Dopo circa 6 ore di viaggio in moto e poco meno di un’ora di traghetto, anche a ottobre scorso ero all’arsenale di Venezia, poco prima dell’acqua alta.

Ma se dovessi riassumere gli assi su cui poggia l’arte?

Personalmente, alla fine mi ritrovo con qualcosa di flebile che potrei riassumere in: Dimensione, Moltiplicazione, Riproduzione, Trasformazione. Quattro assi che poco sembrano avere a che fare con la bellezza se non per la quaternità.

Si perché l’opera d’arte è, spesso, semplicemente ripresentare un oggetto o un evento come gigantismo ovvero come “minuscolità”. Della serie prendi una sedia, falla grande quanto un palazzo oppure piccola come una formica e avrai un’opera d’arte. Ma ancora, ripresentare un oggetto dopo la moltiplicazione o la divisione, della serie prendi un pupazzo della lego moltiplicalo all’infinito, oppure dimezzalo o sottraine una parte e avrai un’opera d’arte; e ancora riproduci una persona in modo iperrealista o in modo iper-irrealista snaturandolo e avrai un’opera d’arte che ti porta nell’uncanny valley; e, infine, prendi un oggetto e brucialo, congelalo, trituralo, bucalo, mangialo, trasformalo e avrai un opera d’arte.

Questo significa che il mondo stesso è popolato da opere d’arte perché ogni oggetto è una declinazione di queste operazioni alchemiche.

Ma poi arriva la banana o il cesso di Duchamp. E tu dici qualcosa del tipo, ma questa è solo una banana, oppure ci scrivi sotto che non lo è, magari lo scrivi in francese. E allora ti chiedi cosa è l’arte, perché sai perfettamente che quell’opera l’avresti potuta fare anche tu. Allora una prima risposta è proprio questa. L’arte è tutto ciò che non fai tu, arte è ciò che sfugge al controllo diretto di quello che chiamiamo Io. Per questo ha molto a che fare con il sogno.

Qui, dunque, vogliamo rispondere alla domanda cosa sia l’arte. E vogliamo farlo cercando il punto in comune che hanno le ovvietà di Cattelan con le immagini nel sogno, che sono altrettanto ovvie. L’ovvietà è effettivamente una dimensione artistica nella misura in cui è un’ontologia che abbiamo perduto a causa del nostro scientismo.

Cosa fa un artista?

Un autore piuttosto poco conosciuto definiva la creatività come l’insieme complesso di caratteristiche psicologiche. Ma Csikszentmihalyi, questo l’impronunciabile nome dell’autore, annoverava tra queste caratteristiche l’accesso a un dominio e all’area di specialità. Per capirci la possibilità di avere accesso a una cultura artistica e, ad esempio, all’area della pittura è ciò che ha permesso a Michelangelo di far emergere e coltivare la sua arte. Nessun talento può farsi arte se viene negato questo accesso. Ma, ancor di più, per  Csikszentmihalyi,  quello che risulta necessario nel creativo è che sia capace di vendere, di porre all’attenzione di tutti le sue opere. Ciò che non viene comunicato e condiviso non esiste.

Insomma la vera capacità creativa di Michelangelo era quella di saper intrattenere relazioni con Giulio Secondo, il Papa che commissionò il lavoro, e col Bramante così con tutta la parte di quelli che hanno favorito la sua crescita artistica.

Similmente capita a Maurizio Cattelan.

Se volete scorrere la galleria delle sue opere scoprirete molto più di quello che pensate. E personalmente sono legato a quel papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite che riuscii a vedere proprio alla biennale di Venezia qualche anno fa. Oppure no. Forse era un sogno. Insomma se riuscite a far assurgere una banana con del nastro isolante a opera d’arte, direi che siete proprio degli artisti.

Ma cosa centra Cattelan col sogno?

Un sogno è l’espressione più autentica della psiche.

Nessun codice, nessuna alfabeto, nessuna codifica ne decodifica. Solamente immagini. E ogni immagine è un archetipo ci diceva Hillman, archiviando definitivamente il dualismo fenomeno-noumeno che tanto ha inchiodato lo junghismo. Ogni immagine un archetipo e ogni archetipo è un bisogno, una condotta, un’emozione. Le immagini oniriche allora sono semplicemente il teatro in cui le nostre emozioni, bisogni, condotte, mettono in scena il modo in cui sono in relazione tra di loro. Allora se sogno un caro amico , l’intraprendente lo chiamavamo,  che lega su una sedia mia madre, la funzione di accudimento, nutrimento e protezione, allora significa che questi due bisogni sono in questa relazione, ossia che l’intraprendenza lega e rende inabile il bisogno di cura di se.

Mentre scrivo mi accorgo che questo è proprio quello che mi è accaduto in questo periodo, e ve lo condivido ma ha poco a che fare col nostro caro Cattelan.

Dinamica onirica

Insomma nel sogno un’immagine deve faticare per arrivare ad avere un ruolo fondamentale, essere visibile, restare nella memoria e sfuggire all’universo dell’effimero. E questa fatica è tanto maggiore quanto maggiore è il controllo e la forza dell’IO. Ma, sia chiaro, l’IO non è dato una volta per tutte, piuttosto è quel complesso, così lo chiamava Jung, o quell’immagine, direbbe più prosaicamente Hillman, che in un dato momento tende a regimentare tutte le altre, subordinandosele. Ma un’immagine è un’emozione-bisogno-condotta quindi se il mio IO in questo momento è, per esempio, l’amore per la mia compagna e il bisogno di lei, e tutte le condotte che metto in atto per soddisfare questa necessità, allora questo condizionerà tutti gli altri miei bisogni, emozioni e comportamenti.

Nessun altra immagine riuscirà a scalzare questa a meno che non abbia forza sufficiente. Dunque l’immagine che ha questa forza diventerà il nuovo IO che subordinerà le altre.

Ed ecco cosa è l’arte!

Non è bellezza, non è creatività o novità, non è stranezza. Arte è l’energia che ha un’immagine per catturare la nostra attenzione e divenire un IO nuovo sotto cui osservare con nuovi occhi le nostre emozioni e i nostri bisogni.

Scalzare l’IO con un meteorite

Allora ecco perché Cattelan è un artista, perché riesce a far si che un’immagine acquisisca la forza necessario per passare dall’anonimato psichico alla centralità. E’ un artista chiunque sappia fare questa operazione, sia che ciò avvenga attraverso alcune tecniche, sia per talento. Ma questo significa che ognuno di noi è un artista ogni volta che sogna. E questo significa che smettiamo di essere artisti quando ci svegliamo. Poi, tra noi, alcuni , sembrano riuscire a rimanere sul limen tra onirico e concretistico.

Allora Cattelan colpendo il papa con un meteorite voleva certamente fare un operazione di lateralizzazione di quell’Io. Depotenziarlo. Un Io che è un Dio che ha nel Papa il suo rappresentante. Poi circa 20 anni dopo Cattelan comprende, forse dopo un percorso terapeutico, chissà, che non è questo il giusto processo. Non è il depotenziamento dell’IO la strategia dell’arte, piuttosto è sostenere l’immagine che si sta potenziando e che, raggiunta la giusta energia si sostituirà.

Ecco di nuovo che ci danno la possibilità di definire la tecnica della psicoterapia. La psicoterapia non sopprime, ad esempio, l’ansia. Piuttosto promuove la motivazione. Supererò l’ansia se sono motivato a farlo e non se riuscirò ad abbassare l’ansia.

La banana è il simbolo di questo. Ma si sa, morto un Papa se ne fa un altro e, similmente, la banana da 120mila dollari viene mangiata da un altro artista di cui, però, ahimè, non ricordo il nome. Così anche io qui voglio mangiare e appropriarmi del pubblico del Dott. Michele Mezzanotte che ha già onorato Cattelan col suo articolo martedì scorso. La lunga e eterna lotta tra gli IO è il sale della nostra evoluzione psichica. Arte è la capacità di un IO di prendere il posto del grande Inquisitore e questo ce lo ha insegnato Dostoevskij.

Quando, quindi,  pesti una banana potresti imprecare e dire Merda! E tornare a Manzoni che circa 60 anni fa con la sua opera affermava e, contemporaneamente, criticava questo processo dell’arte.

E oggi qui mi trovo a dire che la psicologia si trova in quello stesso punto, nella sua merda.

Per questo la cosa che più risulta terapeutica che potrebbe affermare di se la psicoterapia, è proprio che la psicoterapia è inutile. Proprio accettando la sua inutilità la psicoterapia può risultare utile.

P.S. CLICCA QUI per leggere La banana di Cattelan e l’incomunicabilità sui social!