La scelta di Paride

Quando Paride fu chiamato a scegliere la più bella tra le tre dee, Era, Afrodite e Atena non sapeva che dalla sua scelta sarebbe discesa tutta l’epica narrazione della guerra di Troia, non sapeva che la scelta di Afrodite è alla base della discordia del pomo.

Maledetto pomo, maledetta mela. Ancora non abbiamo capito che con le mele è meglio non avere a che fare.

Vai a dirlo a Eva e Adamo che una mela al giorno leva il medico di torno.

Le dee nella donna e le dee nell’uomo

Cerchiamo di chiarire.

Il femminile non è una prerogativa delle femmine.

Maschi e femmine, tutti noi insomma, abbiamo un patrimonio di immagini, di archetipi, di emozioni e condotte che si declinano al femminile e al maschile. Una donna può essere estremamente fallica come Michela Murgia e un uomo può risultare emotivo come Raffaele Morelli.

E in questo si è dispiegata la lite tra i due.

Si perché il tentativo di declinare il femminile in più immagini ha trovato l’ira furibonda di Atena.

Ma chi è Afrodite

Afrodite è la funzione psichica fondamentale. Ne reclamavamo il ritorno qualche tempo fa parlando di Afrodite Porneia. Afrodite è la capacità che abbiamo di ammansire la nostra stessa rabbia, Afrodite è la generatività e la creatività, Afrodite è l’ispirazione creativa di artisti e artiste, Afrodite è la sensuale capacità di raggiungere i propri obiettivi, Afrodite è l’estetica che si oppone alla ragione. Insomma nulla di ciò che siamo può crescere senza Afrodite. Ma questa frase è altrettanto vera con Era e il suo sagace complottismo e con la determinazione strategica di Atena.

In questo si riassume la considerazione del prof.

L’errore di Morelli

Morelli che, sinteticamente, troppo sinteticamente direi, afferma che “se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi”.

Semplicemente dimentica che ciò è altrettanto vero per un uomo. Non sottolinea la nostra afroditicità è stata bandita generando un cortocircuito. Ma soprattutto, si è dimenticato di stabilire quale fosse il terreno dialettico. Mentre lui si muoveva nell’intrapsichico e nell’immaginale, la scrittrice si muoveva sull’extrapsichico, sulla letteralizzazione concretistica. Nei due registri i significati spesso si invertono e se non si invertono i significati si inverte il valore terapeutico.

Potrei sognare mia madre che si suicida e questo significherebbe semplicemente che sta cambiando il modo in cui mi prendo cura di me. Ma non significa che devo istigare al suicidio mia madre una volta sveglio. Similmente la mia capacità di generare desiderio, di attirare l’attenzione, di creare e generare non ha molto a che fare con il decidere di prostituirmi nel mondo concreto.

L’errore della Murgia

Penso che il suo errore è di aver bandito Afrodite come funzione psicologica. Penso che corra il rischio di vedere maschilismo ovunque e che questo la spinga a combattere il maschilismo in modo fallico. Eppure se leggo i suoi libri sento riemergere Afrodite, specie quando parla di donne e con le donne. Eppure la fallicità delle donne è lo strumento che ci ha permesso di iniziare a combattere i femminicidi, le spose bambine, la disparità dei diritti. Insomma, come spesso accade, si rischia di buttare via il bambino con tutta l’acqua sporca. Si rischia di inflazionare Atena e Era, determinazione e complottismo. L’errore della scrittrice è di aver chiamato uno psicoterapeuta per portargli una verità sociologica come se fosse una verità psicologica. Soprattutto in assenza di dubbi non si chiama uno psicoterapeuta.

L’errore di tutti

È quello di declinare il femminile come mero dualismo, come scontro Atena Vs Afrodite. L’errore è non ricordare che la femminilità, quella che Jung chiamava Anima, la dobbiamo ricercare nel calore di Estia, nella disperazione accudente di Demetra, nella triviale capacità di Ecate di guidarci nell’inconscio, nella capacità di Mnemosine di ricordarci le nostre narrazioni o nella spietata forza di Ananke che fa accadere ciò che deve accadere, secondo necessità. Potrei scrivere righe e righe di femminili ma il vero problema sta nella eterna fatica che facciamo nel far parlare il maschile col femminile. Questo è il dramma individuale e collettivo contemporaneo.

In conclusione possiamo a ragione dire che la fallicità è l’agito di chi non riesce a imporsi e l’emotività e la fuga è quello di chi non riesce a farsi capire. Banalmente è mancato l’ascolto… quello che ha nella stanza d’analisi il suo tempio.

P.S. CLICCA QUI per leggere la toccante lettera di un uomo alle donne